Politica

di Mario Adinolfi

I numeri della condizione omosessuale in Italia

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Sulla condizione e sulle rivendicazioni del mondo omosessuale circolano molte leggende, ovviamente diffuse dai trombettieri di una propaganda peraltro condivisa da una minima parte delle persone che in quella condizione vive. Insomma, se parli con gli omosessuali veri, quelli in carne e ossa, molto raramente trovi sintonia con gli accenti ostili e le vere e proprie menzogne che la lobby Lgbt, cioè di coloro che vogliono trasformare il proprio orientamento sessuale in una carriera che varia nei generi, spaccia come dogmi indiscutibili.

Le menzogne fondamentali su cui costoro basano poi ogni azione rivendicativa è quella dei numeri. Quanti sono gli omosessuali italiani? Secondo costoro sono cinque o sei milioni. Quanti sono i figli di coppia omogenitoriale (cioè nati per autoinseminazione o fecondazione eterologa in vitro nel caso di coppia lesbica, via utero in affitto nel caso di coppia gay)? Secondo Arcigay sono centomila, seconda Arcilesbica sono duecentomila, il guaio è che questi dati sono finiti anche in alcune dispense su cui studiano ragazze e ragazzi alla Facoltà di Psicologia dell’università La Sapienza di Roma. E sono dati falsi.

Per avere i dati veri non è che si debba poi fare troppa fatica. Basta andare alle fonti reali e scientifiche, quelle neutrali, prive di qualsiasi tentazione di propaganda. Purtroppo i media, molti media, troppi media non fanno questa fatica e raccontano i dati della lobby Lgbt come fossero reali. Così l’opinione pubblica, contro ogni evidenza empirica, immagina che l’esigenza di approdare rapidamente a un riconoscimento del matrimonio omosessuale come primo passo per “dare tutela” alla dimensione omogenitoriale sia una vasta esigenza popolare che deriva da una vera e propria emergenza. Allora, andiamo a verificare sulle fonti reali e scientifiche i numeri.

Partiamo dalla domanda primaria: quanti sono gli omosessuali in Italia? La risposta chiara e netta ce la offre l’Istat, che ha dedicato alla questione uno dei suoi Rapporti. Gli italiani che si dichiarano “omosessuali o bisessuali” sono un milione. Poco più dell’uno per cento dei sessanta milioni di cittadini italiani, eliminando la quota di “bisessuali” possiamo tranquillamente dichiarare supportati dall’Istat che gli omosessuali in Italia sono attorno all’uno per cento della popolazione complessiva.

Vogliamo essere più precisi? Andiamo allora a interrogare i dati dell’ultimo censimento, quello del 2011. I dati sono sempre elaborati dall’Istat, dunque dall’Istituto nazionale di statistica che nessuno può immaginare come ostile agli interessi della lobby Lgbt. Anzi. Secondo i dati del censimento in Italia esistono circa 17 milioni di famiglie. Per la precisione 16.648.000. Tra queste, 2.651.000 sono le famiglie monogenitoriali (un solo genitore, con figli) mentre 13.997.000 sono le coppie che vivono in una condizione di stabilità il proprio rapporto sentimentale. Sono coppie con o senza figli. Sapete quante sono, tra queste, le coppie composte da un uomo e da una donna: 13.990.000. Sì, avete letto bene, non è un refuso, non è un copia incolla avventato. Sono praticamente il totale. Le coppie dello stesso sesso certificate dal censimento 2011 sono 7.591.

Bene. Abbiamo un dato, è assodato. L’Istat, che non vuole apparire come ostile agli interessi delle coppie Lgbt, ha dichiarato in una nota che ci sono state coppie dello stesso sesso che “hanno preferito non dichiararsi”. Ok. Immagino che queste coppie che non si dichiarano in un censimento in forma anonima non siano interessate a affiggere le pubblicazioni di matrimonio. Dunque le coppie su cui la lobby Lgbt può far conto per le proprie rivendicazioni matrimonialiste sono 7.591. Intanto però ricordiamo che 13.990.000 coppie sono composte da un uomo e da una donna.

E i figli? I famosi centomila o duecentomila figli di famiglie omogenitoriali? Ops, anche qui l’Istat è costretta a certificare la verità. Delle 7.591 coppie omosessuali che si sono dichiarate come coppia stabile che vive sotto lo stesso tetto, una su 14 si occupa di uno o più minori figli di uno dei partner. Bambini e ragazzi trovati a vivere le 7.591 coppie sono in tutto 529. E i centomila? E i duecentomila? Puf. Spariti nel nulla. Tra l’altro la stragrande maggioranza di questi 529 bambini o ragazzi sono figli di un normalissimo rapporto tra un uomo ed una donna, hanno anche anagraficamente una madre e un padre, che successivamente ha “scoperto la propria omosessualità”. I figli di coppia omogenitoriale, cioè nati da autoinseminazione o fecondazione eterologa in vitro nel caso di coppia lesbica o da procedura di utero in affitto nel caso di coppia gay, sono in Italia qualche decina. Grazie a Dio. Perché queste pratiche in Italia sono illegali. E illegali devono restare, per la tutela dei soggetti più deboli: i bambini, appunto.

Matrimonio omosessuale e conseguente tutela della omogenitorialità non sono esigenze popolari, non è in corso alcuna “emergenza dei diritti”. Sono rivendicazioni antipopolari di un club estremamente ristretto che su questa piattaforma prova a costruire un sistema di potere e denaro (esistono già dieci agenzie intermediarie specializzate che si fanno pagare cifre enormi per attivare le procedure di utero in affitto) da utilizzare a proprio esclusivo beneficio. Si muovono come si muovono le lobby: raggruppamenti di pochi individui detentori di interessi molto ampi. Pensate alla lobby del petrolio o alla lobby del tabacco: lavorano penentrando nei media, blandendo o intimidendo i politici, utilizzando testimonial. Non sono portatori di interessi universali, ma di interessi particolari dannosi per la società e si muovono spregiudicatamente, cercando di far sparire i dati reali e spacciando invece dati falsi. Lo stesso metodo viene adottato da tutte le lobby. Sono tranquillamente sovrapponibili.

Mi ha scritto un lettore attento, Pier Luigi Tolardo, parlando dell’altra rivendicazione consequenziale che si accompagna a quella del matrimonio omosessuale, la reversibilità della pensione al compagno gay o alla compagna lesbica: “Con il matrimonio omosessuale, con il matrimonio totalmente desacralizzato anche civilmente, semplicemente sposeremo ognuno l’amico o l’amica con pensione in maniera che si possa tramandare all’infinito attraverso la reversibilità. Questo per uno o due anni, poi utilizzando questo pretesto, il diritto alla pensione di reversibilità sarà cancellato per tutti”. Già succede. Il Comune di Roma ha trascorso il tempo ad azzuffarsi sul tema del registro delle unioni civili e nel frattempo ha cancellato il diritto all’asilo nido per il terzo figlio, che prima non pagava, ora deve pagare minimo tremila euro l’anno. Se ci si infila nel giochino, per dare soddisfazione a una lobby che rappresenta 7.591 coppie, si pregiudicano i diritti di altre 13.990.000.

E’ un’esigenza di un club, è una rivendicazione antipopolare. In più apre le porte all’inferno della compravendita dei bambini, perché le procedure di utero in affitto sono null’altro che un mercimonio che umilia la donna in condizione di bisogno, costringendola a vendere l’anima perché per una donna la maternità è l’anima, e violenta il bambino fin dall’istante della nascita in cui viene strappato al seno materno per essere consegnato a una coppia che lo ha brutalmente acquistato con le stesse logiche con cui si acquista una macchina nuova, con tanto di clausole “di garanzia” per cui se “il prodotto è fallato” o non conforme ai propri desideri espressi via catalogo, viene rispedito al mittente.

Questa non è omofobia. Sotto le lenzuola ognuno faccia quel che vuole e quel che può. Ma non si dia spazio a rivendicazioni antipopolari e violente. Lo diciamo con tutta la carica di umanità di cui siamo capaci, ripetendo che le persone non sono cose e i figli non si pagano.

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09/10/2014
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