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di Andrea Vannicelli

Le ragioni di un quotidiano pro life

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Il nostro sarà un quotidiano pro life, come quelle capsule che integrano la nostra alimentazione per l’equilibrio della flora batterica, onde favorire la digestione e proteggerci dalle conseguenze dello stress o dei nostri pasti disordinati. Sarà un giornale che vi accompagnerà come un nutrimento giornaliero, come quel pane quotidiano da cui l’uomo da secoli trae il suo sostentamento. Sarà pop, perché le parole difficili a noi non piacciono. Sarà aperto a tutti perché non siamo servi di nessuno, ma sempre amici della verità - perché in ogni situazione c’è una verità. Sarà l’avvio di qualcosa di nuovo, con umiltà, perché sappiamo già - senza fatalismi - che approderemo pur sempre a quanto è già scritto nella natura delle cose e in fondo ai cuori di ciascuno (ma bisogna auscultarli a fondo i cuori, leggerle a fondo le cose, se si vuole capire come stanno). Perché la verità è già ogni giorno in noi, se sappiamo umilmente riconoscerla. Noi la diremo senza falsi irenismi e senza inutili trionfalismi. Eppure una congiura del silenzio, sostenuta dai media, ogni giorno ci allontana dalla verità. Perciò ben venga La Croce.

L’Italia di oggi stenta a riempire lettini e carrozzine. Raggiunge inoltre un primato negativo. Lo scorso anno sono venuti al mondo 514.308 bebè (il valore più basso da quando si fanno le rilevazioni), circa ventimila in meno rispetto al 2008, anno che ha segnato l’avvio della crisi. Neppure durante le guerre c’è stata tanta difficoltà ad allargare il nucleo familiare. Il paradosso è che i genitori hanno desiderio di procreare ma non possono farlo. Gli italiani fanno pochi figli e ne sono consapevoli. Il fenomeno viene spiegato essenzialmente con motivazioni di tipo economico tra cui prevale il peso della crisi economica attuale. Il 60,7% degli intervistati dal Censis in un’inchiesta recente ritiene che se migliorassero gli interventi pubblici in grado di aiutare i genitori su vari fronti (attraverso sussidi, disponibilità di asili nido, sgravi fiscali, borse di studio, orari di lavoro più flessibili, possibilità di permessi per le esigenze dei figli) le cose cambierebbero. Sullo sfondo si coglie nettamente l’idea di una sostanziale inefficienza nel sostenere le coppie in una decisione importante, quella di avere figli, tendenzialmente auspicata da molti (in particolare da molti giovani), ma resa sempre più difficile dall’impatto della crisi. Da un altro rapporto, il “Rapporto giovani” dell’Istituto Giuseppe Toniolo, risulta che il 70% dei giovani italiani considera la famiglia un pilastro essenziale della propria vita e la volontà di costruire una famiglia con figli rimane alta (94% degli intervistati vi sono favorevoli). Considerevole è la quota di chi vorrebbe avere più di due figli, che raccoglie il 40% dei giovani.

All’inizio di ogni civiltà c’è la nascita. Per la Grecia del V secolo avanti Cristo gli storici riferiscono che un’esplosione demografica precedette quel miracolo che furono le opere di grandi artisti e filosofi (Fidia, Socrate, Platone, Aristotele e tanti altri). Per la fondazione di Roma nacquero Romolo e Remo; per la fondazione del cristianesimo nacque un bambino in una grotta a Betlemme; per la fondazione del futuro, che cosa nasce oggi? Tramite le pubblicità, tramite i media, la società contemporanea non fa altro che trasmettere un continuo richiamo al godimento. Siamo obbligati a godere, sollecitati di continuo a stare nel tunnel del divertimento, spinti al benessere e al consumo continuo di oggetti, in una ricerca spasmodica di novità; quando poi non veniamo travolti da appelli alla trasgressione, in nome di un individualismo selvaggio e di una libertà sciolta da ogni legame. I figli sono ridotti a una protesi narcisistica delle aspettative dei genitori, le famiglie sono vittime dell’iperedonismo che ci trasforma tutti in piccoli Narciso alla ricerca di se stessi. Le relazioni con gli altri sono piegate alla soddisfazione esclusiva dei propri bisogni.

Eppure una società che distrugge la famiglia, la relazionalità positiva tra le persone, non fa altro che distruggere se stessa. Narciso muore affogato nella pozza profonda nella quale contempla la propria immagine di cui è perdutamente innamorato. Chi ama solo se stesso prepara la propria morte. La vera felicità richiede l’alterità: non è una vita comoda che rende felici, ma un cuore innamorato. Se salta la cornice sociale che le famiglie rendono possibile, se viene meno quella trama di generazioni che garantiscono la progettualità di una società - Kahlil Gibran scriveva in una poesia dedicata ai genitori che «i vostri figli abiteranno dei luoghi che voi non potrete visitare neanche in sogno» - verranno meno anche tutti i nostri sogni, cadrà ogni desiderio e ogni speranza.

Sì, persino nella nostra società iperattiva, dove molti sperimentano il dovere sociale di essere presenti sui vari social network, dove si parlano varie lingue e si hanno sempre più mezzi per comunicare (dallo smartphone al tablet), dove siamo spesso presi dall’ansia di rispondere alle mille sollecitazioni di luccicanti app e di fenomenali video; persino nella nostra società del multitasking è necessario un giornale come La Croce. Per contribuire a salvarci dalla volgarità, dalla superficialità, dal rischio di perdere noi stessi e di cadere vittime dei moltéplici disagi di cui molti (a volte senza neppure osare dirlo) soffrono. Per diffondere contenuti alti, nobili, elevati. Per ricordarci che non siamo animali, costretti a vivere nel ristretto cerchio “sollecitazione/stimolo/risposta”, come i topolini da laboratorio, né tanto meno cose che si vendono e si comprano. Per propagandare modelli positivi, oggi che tanti giovani hanno sotto gli occhi, come modelli, solo quelli (o quelle) delle sfilate di moda. Perché ormai sappiamo tutti, troppo, come trasmettere contenuti, ma sappiamo troppo poco quali siano i contenuti da trasmettere.

E adesso, come dice Mario (Adinolfi) basta chiacchiere. Gambe in spalla, la strada è lunga. Chi ci ama ci segua e ci segua fino in fondo, perché ne vale la pena. Stiamo costruendo la civiltà di domani, quella del nostro futuro.

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10/10/2014
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