Chiesa

di Fabio Bartoli

La splendente lucidità di Chesterton

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

Quando ho saputo che Mario aveva deciso di fondare un quotidiano per proseguire la battaglia culturale e politica iniziata con “Voglio la mamma”, devo dire che ho provato sentimenti contrastanti. Da una parte sono stato entusiasta dell’idea in sé, la lotta ormai si è fatta incandescente e il quadro di riferimento muta con tale rapidità che uno strumento di informazione e raccordo agile come un quotidiano era ed è assolutamente necessario, dall’altra però il titolo scelto mi ha dato qualche mal di pancia. «Ma come?» dicevo a me stesso «Continuiamo ad insistere sulla laicità delle nostre idee, facciamo sforzi pazzeschi per smarcarci dall’etichetta di “Cattolici” usata per ghettizzarci e Mario sceglie un titolo che più confessionale non si può? La sua forza, la sua originalità consiste proprio nel fatto che è impossibile ricondurlo allo schema del Cattolico di allevamento e poi mi sciupa tutto così?» Devo ammettere che sulle prime ho pensato che si trattasse di un clamoroso autogol. Ma poi mi è capitata in mano una famosa pagina del grande Chesterton, splendente di intelligenza e lucidità come sempre, ed allora ho capito. La pagina in questione è tratta dal prologo de “La sfera e la croce”, in cui dialogano un anziano monaco, Michele, e Lucifero stesso. La riporto qui per comodità:

«Come ti stavo dicendo» seguitò Michele «anche quell’uomo aveva adottato l’opinione che il segno del Cristianesimo fosse un simbolo di barbarie e di irragionevolezza. È una storia assai interessante. Ed è una perfetta allegoria di ciò che accade ai razionalisti come te. Egli cominciò, naturalmente, col bandire il crocefisso da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri. Diceva, come tu dici, che era una forma arbitraria e fantastica, una mostruosità; e che la si amava soltanto perché era paradossale. Poi diventò ancora più furioso, ancora più eccentrico; e avrebbe voluto abbattere le croci che si innalzavano lungo le strade del suo paese, che era un paese cattolico romano. Finalmente, si arrampicò sopra il campanile di una chiesa, ne strappò la croce e l’agitò nell’aria in un tragico soliloquio sotto le stelle. Una sera d’estate, mentre ritornava lungo un viale, a casa sua, il demone della sua follia lo ghermì di botto, gittandolo in quel delirio che trasfigura il mondo agli occhi dell’insensato. Si era fermato per un momento, fumando la sua pipa di fronte a una lunghissima palizzata: e fu allora che i suoi occhi si spalancarono improvvisamente. Non brillava una luce, non si muoveva una foglia; ma egli credette di vedere, come in un fulmineo cambiamento di scena, la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci, legate l’una all’altra, su per la collina, giù per la valle. Allora, facendo volteggiare nell’aria il suo pesante bastone, egli mosse contro la palizzata, come contro una schiera di nemici. E, per quanto era lunga la strada, spezzò, strappò, sradicò tutte quelle assi che incontrava sul suo cammino. Egli odiava la croce ed ogni palo era per lui una croce. Quando arrivò a casa era pazzo da legare. Si lasciò cadere sopra una sedia, ma rimbalzò subito in piedi perché sul pavimento scorgeva l’intollerabile immagine. Si buttò sopra un letto; ma tutte le cose che lo circondavano avevano ormai l’aspetto del simbolo maledetto. Distrusse tutti i suoi mobili, appiccò il fuoco alla casa, perché anche questa era ormai fatta di croci; e l’indomani lo trovarono nel fiume».
Lucifero guardò il vecchio monaco mordendosi le labbra. «È vera questa storia?»
«No» disse Michele «è una parabola: la parabola di tutti voi razionalisti e di te stesso. Cominciate con lo spezzare la croce, ma finite col distruggere il mondo abitabile. Tu hai detto che nessuno deve entrare nella Chiesa contro la sua volontà e un minuto dopo dici che nessuno ha la volontà di entrarvi. Sostieni che non è mai esistito l’Eden, e il giorno dopo affermi che non esiste l’Irlanda. Cominci con l’odiare l’irrazionale e arrivi a detestare ogni cosa, perché tutto è irrazionale». (da La sfera e la croce, Piemme 1991, 20-22)

“Cominciate con lo spezzare la croce e finite col distruggere il mondo abitabile!”. Provate a togliere la Croce dalla nostra cultura, dalla nostra umanità, e vi troverete rapidamente a non aver più in mano né una cultura né un’umanità.

È vero, la croce è arbitraria, irragionevole, contraddittoria, ma proprio per questo è il simbolo più umano che ci sia. È insieme il segno di una delle torture più crudeli mai inventate dall’uomo e dell’atto d’amore più gratuito e sconvolgente della nostra storia, esprime contemporaneamente quanto di più alto e quanto di più basso c’è in ciascuno di noi e proprio per questo può rappresentarci meglio di qualunque altra cosa. La croce è nemica di ogni ideologia, perché racconta innanzitutto un fatto, un avvenimento: un uomo ha amato tanto da dare la vita. È in se stessa contraddittoria, in questa sua pretesa di protendersi contemporaneamente verso l’alto e orizzontalmente, ma proprio per questo può cogliere ed abbracciare tutta la realtà, perché questa è la medesima contraddizione che ogni uomo porta in sé.

Paragonatela alla forma razionalista per definizione: la sfera. Armonica, uguale da ogni lato, perfetta nella sua essenzialità, ma anche chiusa in sé, inaccessibile dal di fuori. La croce non ha l’armonia e l’equilibrio di una sfera non c’è dubbio, ma se vi capitasse di cadere sareste capaci di aggrapparvi ad una sfera? Non è infinitamente più appropriata la Croce a questo scopo? La Croce è il simbolo dei deboli, rappresenta il forte che si fa debole per amore, ed è per questo nemica di ogni totalitarismo.

Il fatto è che l’uomo è irrazionale, la realtà è irrazionale, e per adattarla alla sfera perfetta delle nostre teorie bisogna tagliarne inevitabilmente dei pezzi e va a finire che qualcuno rimane sempre fuori. E, guarda un po’, sono sempre i più deboli… bambini, anziani… insomma quelli di cui parla “Voglio la Mamma”. Per questo la Croce, sommamente irrazionale è anche sommamente ragionevole, perché è la sola che può abbracciare l’uomo, tutto l’uomo.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

13/10/2014
1910/2019
S. Paolo della Croce

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Tag associati

Articoli correlati

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano