Chiesa

di Mario Adinolfi

Non ci dividerete

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La Chiesa ha “aperto ai gay”? Le titolazioni dei quotidiani sembrano non riuscire a trovare altra sintesi dopo la lettura della “Relatio post disceptationem” del cardinale Peter Erdo al Sinodo sulla famiglia. Con la profonda ignoranza e quel pizzico di malafede che concorrono alla costruzione di un racconto della vita ecclesiale che deve per forza somigliare a una telenovela, Repubblica e Corriere della Sera, la Stampa e il Messaggero, fino al modernissimo Huffington Post, con sorprendente povertà di vocabolario usano tutti lo stesso schema: Papa Francesco è buono, deve combattere con quei cattivoni dei cardinali ladri e dei vescovi ipocriti e dei cattolici “conservatori”, comunque il suo Sinodo fa la rivoluzione. E, dunque, vai con il titolo emblematico: la Chiesa apre ai gay.

La Chiesa è mai stata chiusa ai gay? C’è stato anche solo un passaggio del catechismo, del magistero, di qualsiasi discorso papale degli anni e dei decenni passati che mi possa essere letto in cui si affermava che gli omosessuali non devono essere accolti nella Chiesa? Gli ignoranti conditi di malafede possono affermarlo. Chi conosce le cose, no.

E allora veniamo a questi benedetti tre paragrafi della “Relatio post disceptationem” che fanno fare al Tempo un grande titolo sfottente (“Famiglia cristiana”) con una foto di gay abbracciati, che fanno gridare Luigi Accattoli sul Corriere della Sera alle “parole mai dette”, che fanno esultare Repubblica sulla “svolta” di una Chiesa pro gay, che fanno titolare persino al Foglio su un “cambio di dottrina e prassi”. Intanto ricordiamo che la “Relatio” non è un documento dottrinale, ma un mero brogliaccio di lavoro, ricco di punti interrogativi da sottoporre alla discussione sinodale. Così è. Ma fingiamo pure che sia invece un documento che sancisca irrimediabilmente la linea della Chiesa. Cosa c’è scritto?
I paragrafi citati da tutti i giornali sono il 50, il 51, il 52 racchiusi nel titolo: “Accogliere le persone omosessuali”. La Chiesa ha mai rifiutato accoglienza in passato ai gay? No, non è mai accaduto. Davanti ad un espandersi del protagonismo Lgbt, giustamente la Chiesa si pone alcuni interrogativi e li affida alla discussione sinodale. Primi due interrogativi, paragrafo 50: “Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?”. Le risposte le daranno i vescovi e gli altri membri del Sinodo. Per quanto mi riguarda sono due sì grandi come una casa, perché ho già visto accolte queste persone in tutte le comunità parrocchiali che ho frequentato e perché credo che siano state “case accoglienti”, a patto di non compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio. Esattamente quel che scrive il cardinale Erdo nella “Relatio”. A patto di non compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio.

Il paragrafo 51 parla di una “sfida educativa” posta dalla questione omosessuale e ci mancherebbe che non fossimo pronti a raccogliere questa sfida anche partendo dalla “dimensione sessuale” della questione. Come vuole raccogliere la sfida la Chiesa di Francesco? La “Relatio” scrive testualmente: “La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender”. Non possono essere equiparate al matrimonio. Non è accettabile l’ideologia del gender. Mi pare chiaro, no?

Nel paragrafo 52 si afferma una presa d’atto dell’esistenza di coppie omosessuali (e ci mancherebbe altro, la Chiesa non nega mai la realtà) e si aggiunge: “Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli”. Anche qui, ci mancherebbe altro: sempre prima i più deboli, sempre prima i bambini. Frase che fa da premessa a tutto al paragrafo 52: “Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali”. D’accordo? Senza negare le problematiche morali. Punto.

Eccoli qua i tre paragrafi. Tre paragrafi di un documento vasto e complesso (i paragrafi in tutto sono 58, abbiamo pubblicato il testo integrale già ieri sulla pagina Fb del nostro quotidiano) che va letto e sedimentato nella riflessione senza reazioni “di pancia”, ricordando che abbiamo tutti il dovere di non essere superficiali e emotivi, ricordando che è comunque solo un testo di lavoro per avviare una discussione. E comunque i tre paragrafi sono quelli. Certo, ci sono stati poi tanti commenti, c’è stato qualche accento forse discutibile del teologo Bruno Forte durante la conferenza stampa di presentazione della “Relatio”, ci sono elementi spinosi anche in altri paragrafi non attenzioni dalla stampa, ma è un documento e sarà discusso.

Quello che non riuscirete a fare è usare questo documento per dividerci, per dividere il popolo di Cristo. Fatevelo dire da me che sono l’ultimo dei peccatori, un divorziato risposato che manco può fare la comunione e non aspetta certo da questo Sinodo un’amnistia per le proprie colpe, da uno che sa che la comunione ai divorziati e l’ultimo dei problemi ed è invece un altro dei grimaldelli che certa stampa sta usando per perseguire il suo scopo: indebolire la Chiesa, dividendola, frantumandola in correnti e schegge impazzite l’un contro l’altra armate.

No, non ci dividerete. Non vincerà lo “schema Crozza”. Avete presente quei venti minuti che domenica scorsa Maurizio Crozza ha avuto in tv per prendere per il culo il Sinodo sulla famiglia? Non l’avete visto? Ve lo racconto. Crozza si fa Papa. Si, insomma, si traveste da Papa Francesco. Come in passato si travestiva da Papa Benedetto simulandone una sorta di omosessualità. Adesso si è travestito da Papa Francesco, con attorno i Cardinali e le famiglie cattoliche. Il Papa Francesco di Crozza chiedeva ai Cardinali di poter incontrare delle famiglie all’interno dell’assemblea sinodale. Gli venivano fatte incontrare famiglie cattoliche che sostenevano la finalità procreativa della sessualità, che facevano pellegrinaggi a Santiago de Compostela o a Medjugorie, che addirittura praticavano la castità nel matrimonio. Il Papa Francesco di Crozza le scacciava inorridito e invocava “famiglie normali”. Quali sono le famiglie normali secondo il Papa Francesco di Crozza? “Quelle come Gigi Buffon e Alena Seredova, dove Buffon lascia la Seredova per mettersi con Ilaria D’Amico”. Testuale. I Cardinali tentavano una blanda opposizione, allora Papa Francesco ricordava loro che erano tutti pedofili e corrotti e li scacciava e restava solo.

No, non ci dividerete. Lo schema Crozza, le “svolte” di Repubblica, le “parole mai dette” del Corriere della Sera sono tutte letture finalizzate ad un unico obiettivo: frantumare l’unità della Chiesa. Non prevarranno. Ve lo scrive un povero peccatore, sempre pieno di dubbi, ma certo di una cosa: il popolo di Cristo si ritrova unito e accogliente, come è sempre stato, con i propri pastori e al fianco del proprio Papa non per giudicare il mondo, ma per salvarlo. Si fa irridere, insultare, mistificare talvolta. Ma non si fa dividere. Poi, discuteremo di tutto, in libertà e anche con accenti e preoccupazioni diverse: perché noi siamo abituati alla libertà. Non ci fa paura.

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14/10/2014
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