Chiesa

di Giuliano Guzzo

Davide non indietreggia

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Le guerre inevitabili, osservava Honoré de Balzac (1799-1850), sono sempre guerre giuste. Basta questa constatazione del celebre scrittore francese per comprendere quanto la battaglia di Mario Adinolfi sia giusta e di quanto del quotidiano “La Croce”, la sua ultima pazza idea, ci sia bisogno. I tempi che viviamo, del resto, sono già tempi di guerra: i cristiani sono discriminati – l’Osservatorio di Vienna segnala, in Europa, centinaia di casi all’anno -, quanti manifestano per la famiglia e contro il dogma gender vengono pubblicamente aggrediti – per maggiori informazioni chiedere alle Sentinelle in Piedi – e, fra aborti, fecondazioni in vitro ed eutanasia, il Vecchio Continente non risplende certo di voglia di vivere. La guerra, insomma, già c’è. Ed è anzitutto guerra dell’uomo contro se stesso, della superstizione libertaria, che crede giusto tuttoil possibile, contro la ragione, per la quale il contrario di giusto non è impossibile ma sbagliato.

In questo scontro epocale, il principale campo di combattimento è l’informazione. E non è ovviamente un caso dal momento che sia così dato che il sistema democratico si fonda essenzialmente sul governo della maggioranza. Questo i generali del Pensiero Unico lo sanno bene e per questo, proprio perché non hanno dalla loro veri argomenti, sono alla disperata caccia di consensi: per conferire legittimità ai loro scopi. Non potendo dire alla gente la verità – altrimenti chi lo appoggerebbe un progetto socialmente autodistruttivo? -, ripiegano così sull’uso sistematico della manipolazione. Le prove di questa strategia anche linguistica sono sotto gli occhi di chiunque non li abbia bendati: come ieri l’aborto procurato è stato chiamato prima “interruzione volontaria di gravidanza” e poi compresso nel rassicurante acronimo Ivg, e più recentemente la fecondazione in vitro è stata ridotta a Fivet, oggi si tenta di far passare l’orrenda pratica dell’utero in affitto per filantropica “gestazione per altri”, meglio se chiamata Gpa.

Un altro clamoroso esempio di imbroglio – forse il più pericoloso dei nostri giorni – è spacciare la famiglia naturale come invenzione dei cattolici. L’imbroglio qui è perfino duplice: si usa un falso storico (ben prima di Cristo erano presenti sia la famiglia sia, aspetto ancora più rilevante, la concezione del suo fondamento naturale) per dire che se sostieni il primato dell’unione matrimoniale fra un uomo ed una donna stai facendo un discorso religioso; il che, pur col massimo rispetto della religione e della libertà di pensiero, non è affatto vero. Il primato della famiglia naturale poggia infatti su un’evidenza che solo la forza del Pensiero Unico, che amalgama sistematicamente menzogna ed emozione, presentando coloro che sostengono l’intangibilità del matrimonio come ladri di diritti altrui, osa sfidare. Ovviamente anche qui, in teoria, basta poco a smascherare l’inganno, anche se il fatto che in pratica l’inganno venga predicato incessantemente dai mass media rende tutto più difficile.

Per questo non possiamo che appoggiare convintamente la fondazione di un giornale fuori dal coro, una testata libera e un po’ matta che, con la sfrontatezza genuina di Davide, fissa Golia negli occhi. E non indietreggia. Perché la vera sfida, in fondo, è questa: rimanere saldi sulle proprie posizioni, non regalare neppure un centimetro alla rassegnazione, all’idea che siccome molti intellettuali e magistrati e giornalisti la pensano in quel modo, allora tutto sia finito. No: non è così. Esistono ancora uomini e donne di buon senso e, soprattutto, esistono giovani e bambini verso i quali non abbiamo semplicemente la possibilità ma il preciso dovere di essere franchi; di raccontare loro come stanno le cose, e non come appaiono. Di spiegare che non c’è progresso senza uguaglianza e non ci sarà uguaglianza fino a che un figlio nel ventre materno o uno appena concepito e una persona anziana o malata gravemente saranno considerati persone a metà, esseri umani la cui eliminazione, più che un delitto, costituirebbe un profitto.

La sola obiezione che si potrebbe muovere a Mario è di voler portare avanti una battaglia di ragione con un quotidiano chiamato “La Croce”: un’apparente contraddizione. Solo apparente, però. Anzitutto perché è impossibile rintracciare nei suoi argomenti – così come in quelli che proporrà il suo giornale – una fede diversa da quella verso la realtà. E poi perché sì, è vero: oggi tocca principalmente ai cattolici - anche se non solo a loro, ed anche se non tutti i cattolici, ahinoi, se ne rendono conto – presidiare la ragione. Ma questo, prima di essere un merito dei cattolici, è una colpa dei laici. Se n’era accorto decenni fa un gigante del pensiero laico, Norberto Bobbio (1909-2004), il quale, ragionando sull’aborto, non faceva mistero del suo stupore: «Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere». Chissà che direbbe il grande filosofo del fatto che pure dinnanzi al «privilegio» e all’«onore di affermare» che ad ogni bambino spettano un padre ed una madre, purtroppo, moltissimi laici continuino a dormire.

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17/10/2014
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