Storie

di Mario Adinolfi

Il prezzo da pagare

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Metto le mie cose di nuovo in valigia, domani si va a Napoli a testimoniare verità e presentare Voglio la mamma. Si viene da una settimana vissuta pericolosamente, si entra in una ancora più pericolosa. Mercoledì ero già in viaggio per Casale Monferrato e sono stato fermato dagli organizzatori che mi spiegavano che non potevo più andare a parlare del mio libro perché erano annunciati “disordini e tafferugli” da parte dei soliti noti. Era lo stesso giorno in cui il Circolo Vogliolamamma Cremona mi informava che il quotidiano locale La Provincia, che aveva ignorato la nostra iniziativa sia prima che dopo che si era svolta, a freddo pubblicava una “lettera di un lettore” di duecento righe e quattro colonne in cui il tizio, dicendo di essere stato in un luogo diverso da quello in cui in realtà si era tenuto il convegno e dedicando due colonne a difendere Sting dalle mie accuse (ovviamente Sting io non l’ho mai citato), paragonandoci a nazisti e Isis si meravigliava per il fatto che a Cremona ci fossero più di cinquecento persone ad ascoltare una presentazione di un libro così, quando alle presentazioni dei libri a Cremona di solito partecipano poche decine di persone.

Dunque la strategia nel corso della scorsa settimana si è delineata: falsità materiali, bugie palesi, delegittimazione ideologica, minacce pesanti. Per un po’ avevano provato con il silenzio, poi con l’irrisione. Ma era andata male. Le sale dove i circoli VLM organizzavano le presentazioni erano sempre più piene. Allora ecco calato il poker: la costruzione di un falso materiale (la lettera pubblicata da La Provincia evidentemente lo è, il “lettore” che dice di aver assistito alla presentazione manco sapeva dove si era tenuta); bugie palesi (dire che abbiamo attaccato il povero Sting, che ha sei figli ed è un campione di fertilità è cretineria, mentre è menzogna scrivere che abbiamo attaccato Papa Francesco, da me e da noi citato sempre e solo positivamente, con devozione filiale); delegittimazione ideologica (paragonarci a nazisti e integralisti islamici manco ci offende, tanto è idiota come comparazione, ma serve al passo successivo); minacce pesanti. Ecco, su questo voglio dire che i “tafferugli e disordini” annunciati a Casale Monferrato che hanno costretto gli organizzatori locali a chiederci di annullare l’iniziativa sono la prima e ultima minaccia a cui piegheremo il capo.

Per capirci, minacce pesanti preventive sono state calate sulla mia presenza di domani a Napoli per avviare un giro al Sud che grazie all’azione di Luigi Mercogliano, del circolo Vlm Napoli e della federazione Circolo Voglio La Mamma Napoli e Mezzogiorno mi porterà in tutte le grandi città del meridione (Palermo, Bari, Reggio Calabria, Pescara, Salerno) e anche in piccoli centri come Agropoli e Canicattì. Minacce pesanti anche di morte (“la gente come te ci piace da vedere con la testa sotto terra”), atti di intimidazione provenienti sia dall’area sedicente antagonista che da parafascistelli che vogliono usare noi per ottenere visibilità con azioni violente. Va bene che si dice “Vedi Napoli e poi muori”, ma noi vorremmo sopravvivere perché abbiamo ancora qualcosa da dire e quindi abbiamo avvertito doverosamente la Digos e speriamo davvero che stavolta la nostra libertà di parola non verrà limitata. Sarebbe intollerabile.

Stesso trattamento di accoglienza ci hanno promesso a Bologna, dove saremo tra due settimane, dove si sono allenati picchiando le Sentinelle In Piedi e adesso vogliono vedere se dopo aver tirato bottiglie di vetro addosso a una bambina di sei anni, solo sfiorandola, con noi avranno una mira migliore.

Scrivo di tutto questo un po’ per avvertire chi di dovere, un po’ per esorcizzare, un po’ per ricordare a me stesso che per testimoniare la verità ci sono prezzi da pagare. Siamo disposti a pagarli o no? Ci va di vivere con queste ansie addosso (e con il dolore di sapere in ansia i nostri cari) per difendere la libertà d’espressione di tutti e la libertà nostra di affermare che le persone non sono cose, i figli non si pagano, gli uteri non si affittano, i malati non si ammazzano e tutti ma proprio tutti siamo nati da un papà e da una mamma, non da genitore 1 e genitore 2?

Oh, perché le terribili verità che proclamiamo sono queste. Sono così intollerabili? Danno così fastidio? Si meritano questo dispiegarsi vergognoso di falsità, delegittimazione, violenze censorie e minacce?

Finché eravamo pochi ci lasciavano fare. Ora siamo tanti tanti. Io in 110 tappe del tour VLM ho incontrato decine di migliaia di persone che si sono dette disponibili a testimoniare le verità che abbiamo declinato. Abbiamo messo paura persino ad alcuni cattolici. A Cremona il più irritato di tutti era il sindaco, già presidente dell’Azione cattolica, che non si è presentato in sala e prima mi ha mandato infastiditi emissari poi si sarà evidentemente divertito a leggere la falsa lettera pubblicata da La Provincia. A Roma altro “fuoco amico” mi spiega che dovremmo smetterla di testimoniare le verità che ho citato, dovremmo invece lavorare a un “Sessantotto della famiglia” prendendo ad esempio i metodi della lobby Lgbt, con obiettivi da spostare a vent’anni, perché ormai la battaglia contro la cancellazione della parola mamma è persa, ormai genitore 1 e genitore 2 hanno vinto, bisogna fare battaglie più “simpatiche” e comunicabili agli amici che questi tizi hanno in Rai e nei giornali. Noi saremmo dannosi perché vogliamo continuare a testimoniare la verità, vogliamo batterci e neghiamo che la battaglia sia persa. Anche alcuni cattolici con pipa alla moda vogliono farci arretrare e ci combattono, insomma.

Ma noi non siamo mica per caso dei pubblicani. Pubblici peccatori, gente sbagliata, gente da trivio. Gente che sa prendersi avvertimenti e minacce, bugie e delegittimazioni, ma ha la pellaccia dura. Siamo gente d’esperienza, sappiamo che quando si alza l’intensità del fuoco (nemico e amico) vuol dire che sei nel cuore della battaglia. E siamo gente che non indietreggia. Noi continueremo a testimoniare le piccole, chiare, verità che sono patrimonio del popolo italiano e del suo ordinamento giuridico. Noi continueremo a difendere la Costituzione e le leggi italiane, continueremo a difenderne l’attuale diritto di famiglia, a opporci a modifiche dannose. Noi diremo che le persone non sono cose, i figli non si pagano, gli uteri non si affittano, i malati non si uccidono e tutti ma proprio tutti siamo sempre nati, nasciamo e nasceremo da un uomo e da una donna, da un papà e da una mamma e per noi genitore 1 e genitore 2 possono andare a quel paese? Lo diremo con la nostra foga convinta, lo diremo continuando a incontrare decine di migliaia di persone che vogliono combattere la nostra stessa buona battaglia in giro per l’Italia, lo diremo dal 13 gennaio tutti i giorni in edicola con il quotidiano La Croce.

Sappiamo che c’è un prezzo da pagare. Nel caso, lo pagheremo. Ci vediamo domani a Napoli.

LA CROCE QUOTIDIANO SARA’ IN EDICOLA DAL 13 GENNAIO
In questi giorni qui ci stiamo presentando, state leggendo gli articoli del numero zero, state capendo chi siamo: la Croce è un quotidiano pro life, scritto da peccatori e genitori e educatori e pastori d’anime e intellettuali e gente da trivio, uniti dall’essere difensori della vita, dei soggetti più deboli a partire dai bambini, della famiglia, contro i falsi miti di progresso. Secondo alcuni questo giornale è una fastidiosa follia, secondo altri un atto assolutamente necessario. Noi lo faremo, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto per esistere. Non siamo supportati da finanziamento pubblico, non lo abbiamo chiesto e non lo chiederemo mai perché siamo convinti che un giornale ha diritto a vivere se ha lettori che vogliono che viva, senza pesare sulle tasse e sulla fiscalità generale che devono essere utilizzate per ben altri urgenti bisogni. Non abbiamo finanziatori occulti alle spalle. Vivremo di vendite, di pubblicità e soprattutto del sostegno dei nostri abbonati.

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03/11/2014
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