Società

di Giuliano Guzzo

La croce del Real Madrid e l’eclissi dell’Occidente

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Via la croce, senza fiatare. Il Real Madrid sembra non aver sofferto minimamente la rimozione della croce dal proprio stemma; una scelta dettata dal portafoglio – precisamente dalla volontà di compiacere una banca araba che dello storico club calcistico è, oggi, potente sponsor – ma che non può non configurarsi come ennesimo sintomo del bavaglio politicamente corretto. Un caso simile si era già verificato quando il Barcellona, la squadra grande rivale del Real, pur di partecipare ad un torneo in quel di Abu Dhabi è arrivato a giocare senza la croce di San Jordi, da sempre presente sullo scudo del proprio simbolo. E questo per restare al calcio; se poi volgessimo lo sguardo a politica e società gli esempi di occultamento del celebre il simbolo religioso, purtroppo, si sprecherebbero.

Sembra quasi che, in un mondo dove anche al più bizzarro dei desideri e alla più strampalata delle tendenze va riconosciuto inderogabile rispetto, la sola cosa di cui vergognarsi sia rimasta la croce. E in effetti è così; in effetti la croce, lei sola, oggi dà assoluto fastidio. Le ragioni, anzi la ragione di questa allergia è naturalmente Lui, il Crocifisso, quel Gesù Cristo che si presentò come il Figlio di Dio regalando al mondo il Cristianesimo e lo scandalo della verità incarnata, completamente umana e completamente divina al tempo stesso. Una verità che era inaccettabile allora ed è inaccettabile oggi perché seguita ad interrogare costringendo tutti a confrontarsi con lo sguardo di Gesù e con la potenza incontenibile del Suo insegnamento. Stupisce dunque fino ad un certo punto la facilità con cui i signori del Real, peraltro sospinti dal profumo dei quattrini, hanno mozzato la corona del loro simbolo.

Stupisce invece che quasi non ci si accorga di quello che sta succedendo. L’eclissi dell’Occidente, in corso da decenni, prosegue senza incontrare resistenze ed il sonno prima spirituale, poi culturale ed ora antropologico pare destinato a durare ancora per moltissimo. Per fortuna, per tante croci dimenticate e vigliaccamente nascoste, dal 13 gennaio, nelle edicole italiane, ne arriverà una nuova di zecca: quella cartacea fortemente voluta da Mario Adinolfi. Vi chiederete che cosa c’entri mai il quotidiano “La Croce” con le croci tolte di cui abbiamo parlato. C’entra, eccome se c’entra. Perché sarà una risposta, un passo deciso in avanti dopo tanti grandi e piccoli indietro. Un tentativo sincero e corale, libero e senza l’ossigeno dei finanziamenti pubblici per dire che è finita l’epoca dei compromessi; ne sono stati fatti molti, probabilmente troppi. Ora però è il tempo di rialzare la testa e di tornare a dire la verità.

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29/11/2014
1910/2019
S. Paolo della Croce

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