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di Lorenzo Ciampoli

Tiziano Ferro e la gabbia d’oro

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Lo ammetto: soffro da tempo di bulimia da musica, al punto che quasi non saprei immaginare la mia vita senza i tanti e così diversi cantanti che mi porto dietro. Nella mia auto si può passare dalla discografia completa di Faber ai live dei Pink Floyd, dai più sconosciuti pezzi di Guccini ai Queen, da Tiziano Ferro che reinterpreta ‘Le passanti’ di De André all’inconfondibile voce di Michael Stipe dei Rem.

Ecco, in realtà ho iniziato a scrivere queste righe pensando proprio a loro, Michael e Tiziano. Entrambi sono omosessuali. Entrambi hanno fatto outing in occasioni promozionali (Michael nel ‘94 mentre usciva il disco Monster, Tiziano nel presentare la sua autobiografia nel 2010). Entrambi negli ultimi giorni sono tornati a parlarne: Michael, a vent’anni da quel coming out si dichiara ora una persona migliore, Tiziano - non casuale, nuovo disco in uscita - rilascia una intervista a Vanity Fair che titola con l’annuncio “A quarant’anni sarò padre”.

É evidente che nel presentare un disco di greatest hits Tiziano ha ben poco da dire e così preferisce parlare di ogni banalità, a partire dal ‘sono cristiano a modo mio’, autoconvincendosi che solo Papa Francesco parla finalmente di amore e probabilmente ignorando che Benedetto XVI avesse scritto l’enciclica “Deus Caritas est”. Ma il clou della promozione sono, appunto, le parole del titolo dell’intervista: Tiziano dice candidamente che a quarant’anni, cascasse il mondo, avrà un figlio. Non gli interessa tanto se riuscirà a convincere un’amica a prestargli l’utero per una sera e custodire il suo progetto per nove mesi in grembo o se dovrà sganciare un po’ di soldi per andare oltreoceano e farselo produrre in qualche babysupermercato. Insomma, si tratta solo di superare questo cavolo di impedimento della gravidanza (nove mesi sono pure tanti, se non calcola bene rischia di realizzare il desiderio ai quarantuno), ma risolto quello tutto prenderà una strada diversa e potrà fare contenti i propri genitori che tanto desiderano un nipotino.
Senza voler esagerare nei giudizi, fa semplicemente rabbrividire il pensiero del cantante, che parla di un figlio come di un prossimo prodotto musicale che ha in mente. Prodotto, appunto: nessun progetto di famiglia, nessuna madre che si prenda cura di quella creatura. No, come un capriccioso ragazzino che pretende il videogame all’ultimo grido, così Tiziano pretende l’erede.
Michael e Tiziano hanno un’altra cosa in comune: tutti e due si sono lamentati dello stravolgimento che il successo ha portato alle loro vite. Ferro ha sintetizzato questo nelle parole della canzone “E fuori è buio” dove dice “Ho passato tanti anni in una gabbia d’ oro. Si forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero”. Purtroppo pare di vederlo ancora dietro le sbarre di quella gabbia: una monade, per riprendere le recenti parole di Papa Francesco a Strasburgo, sola e incapace di vedere che la vita reale, fuori da lì, è ancora fatta di condivisione e non di egoismo, di donazione e non di mera compravendita.

Queste storie ordinarie e speciali vanno raccontate, queste persone che la vita vogliono accoglierla, non fabbricarla, saranno i protagonisti di ciò che racconterà La Croce Quotidiano. Per tutto il resto, nella gabbia, c’è MasterCard.

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30/11/2014
1807/2019
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