Storie

di Giorgio Sbrocco

Antonio, 33 anni, calciatore, ucciso a pietrate

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

A noi che a Catania fuori dallo stadio, qualche anno fa ammazzarono un servitore dello Stato sfondandogli il cranio con un lavandino, la notizia che in un buco sperduto nel nord dell’Argentina hanno fatto lo stesso con un calciatore, stavolta con un mattone, al termine di una partita appena sospesa per rissa, poco ci può far sbigottire. E quanto a indignazione…

Tre moduli nello sport, cinque se proprio la pagina balla perché una pubblicità è saltata.

Si chiamava Antonio Nieto, aveva 33 anni come Gesù Cristo e una famiglia, che manteneva con il suo ingaggio da professionista nel campionato di terza divisione della Aimogasta League, provincia di La Rioja (1200 km a nord di Buenos Aires). Come dire: poco poco più che nessuno. È morto una settimana fa per complicazioni intervenute in seguito alle percosse subite sabato 29 novembre nel corso di un dopo partita che i dispacci delle agenzie hanno definito “violento”. È il morto “football-related “ n. 15 dell’anno in Argentina.

La sua squadra, il Tiro Federal è avanti 3-1 sul Chacarita quando, a un quarto d’ora dal termine, scoppia una rissa fra i giocatori in campo che induce l’arbitro a estrarre la bellezza di 8 cartellini rossi prima di alzare bandiera bianca e decretare la fine della partita. Partita? Le cronache riferiscono che i disordini si sono protratti spostandosi fuori dallo stadio e che nel corso di essi un gruppo di supporters del Chacarita ha aggredito a calci e mattonate Nieto che stava raggiungendo in auto la moglie e la figlioletta di 40 giorni che lo aspettavano e avevano assistito alla partita. “Lo hanno assalito insultandolo” ha dichiarato un Pablo Nieto, nipote della vittima. “L’hanno preso a calci e a pugni. Lui ha tentato di difendersi ma gli aggressori hanno cominciato a colpirlo alla testa”. Secondo la polizia i colpevoli del pestaggio sarebbero tre, fra essi un minorenne. “Gli sono stati fatali alcuni colpi di pietra, probabilmente un mattone” ha dichiarato Roque Jaime, alto funzionario della polizia locale. La federazione calcio argentina (Afa), da più parti accusata di “scarsa attenzione” al fenomeno della violenza dentro e nei dintorni degli stadi, si è limitata a osservare che “si tratta di un fenomeno in linea con l’aumento della criminalità a livello nazionale”. Meglio questo del solito ciarpame cultural-giustificazionista- ideologico cui da tempo ci hanno abituato i maîtres à penser di casa nostra. Quelli che “senza contesto”, “in assenza di un preciso e circostanziato quadro d’insieme” o, peggio ancora, “in mancanza di una lettura approfondita e sociologicamente attendibile del fenomeno ” farebbero fatica a dirti che ore sono.

Il pensiero di chi ama o detesta il calcio non saprei dire. Ma so che il mio, di pensiero, è tutto per quella bambina di 40 giorni alla quale hanno ucciso il padre a colpi di mattone e per la sua mamma. Il resto, a La Rjoia come a Catania, è solo tanta insopportabile e ammorbante feccia.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

10/12/2014
1807/2019
Sant'Arnolfo

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Tag associati

Articoli correlati

Società

La strana tribù del calcio e il mondo appena normale

In un mondo appena appena normale, noi della tribù del calcio, saremmo tutti al fianco di Leandro Castan appena uscito dal reparto di terapia intensiva dopo l’intervento al cervello che ha subito nella giornata di mercoledì.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano