Società

di Mario Adinolfi

Il primo Natale di Gammy, nato come se fosse Betlemme

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Ieri Gammy ha compiuto un anno e si appresta a vivere nel villaggio a cento chilometri da Bangkok dove abita il suo primo vero Natale con la giovane mamma Goy e con suo marito che gli fa da papà. E’ il suo primo vero Natale perché quando Gammy venne al mondo il 23 dicembre 2013 in troppi avrebbero preferito che non fosse mai nato. Aveva una pesante infezione polmonare ed era a colpo d’occhio “diverso”: facile la diagnosi, sindrome di Down. Gammy era stato fortunato, era sopravvissuto alla strage: il 96% dei bambini down individuati via amniocentesi viene soppresso. Una strage di migliaia di piccoli ogni anno, a confronto della quale Erode impallidisce e pare un dilettante.

Non è il solo parallelo che mi fa pensare alla nascita di Gammy, in Thailandia, come fosse Betlemme. Una nascita davvero “al freddo e al gelo”, da una donna poverissima. Goy aveva vent’anni e viveva in povertà dovendo nutrire due figli. La soluzione gliel’hanno proposta: “Affitta il tuo utero”. Per pochi dollari Goy ha accettato e così sono arrivati David e Wendy Farnell, lei troppo anziana per avere figli naturalmente, anche lui ancora più vecchiotto. Ma hanno dollari, australiani nello specifico. Vanno bene lo stesso, l’agenzia intermediaria gliene spilla oltre cinquantamila, a Goy ne vanno duemila. La coppia australiana si affitta così il suo utero e dopo nove mesi nascono due gemelli. Gammy è down e ha l’infezione ai polmoni, è debole e fatica a respirare. Pipah è perfettamente sana. David e Wendy decidono rapidamente. Portano Pipah in Australia con loro, abbandonano Gammy. Non lo vogliono. Lo scartano. In una orrenda intervista televisiva a 60 minutes David Farnell dichiarerà: “Nessun genitore vuole un figlio con disabilità”. Nessun genitore abbandona un figlio nella estrema difficoltà e quasi incapace di respirare, stronzo.

Infatti Gammy viene abbandonato sì da chi l’aveva trasformato in una “cosa” da comprare con cinquantamila dollari tramite agenzia intermediaria, viene abbandonato sì chi l’ha trattato come un qualsiasi “prodotto fallato” non corrispondente a quanto richiesto da contratto. Ma Gammy non viene abbandonato da chi l’ha partorito. Goy ha vent’anni, ha altri due figli, è povera, ha tanti guai. Ma una mamma non abbandona un figlio nella estrema difficoltà e quasi incapace di respirare, benedetta mamma. Ma quale utero affittato, quell’utero è l’utero di una madre. Goy prende con sé Gammy. Se ne prende cura.

Scatta una gara di solidarietà lunga un anno e mentre David e Wendy Farnell passano il 2014 a cercare patetiche giustificazioni vendendo interviste televisive, Goy aiuta Gammy a guarire dall’infezione polmonare, se lo porta poi a casa dall’ospedale e grazie all’intervento dell’associazione Hands Across The Water, un’associazione nata per aiutare i bambini thailandesi dopo lo tsunami del Natale di dieci anni fa, tutti si spostano in una casa più grande perché davvero la famiglia non entrava nel monolocale abitato da Goy e dal marito. In una casa di tre stanze ora abitano Gammy con il fratello e la sorella, mamma Goy e il marito, anche i nonni. Hands Across The Water è un’associazione australiana. Il male compiuto da una coppia australiana, da un’associazione australiana è stato riparato. Nulla accade per caso.

Domani Gammy festeggerà il suo primo Natale da bambino simbolo di speranza in tutto il mondo. La Thailandia a seguito del suo caso ha approvato in prima lettura una legge che vieterà la pratica dell’utero in affitto sul suo territorio. La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo. Perché sono le leggi quelle che contano. In cinque Stati asiatici tutti a densissimo tasso di povertà norme ambigue consentono la pratica dell’utero in affitto. Grazie a Gammy, bambino nato come fosse Betlemme malato e facendo fatica a respirare, nel 2015 saranno solo quattro.

Le cose cambiano, se anche uno solo si batte con l’esempio per cambiarle. Mamma Goy e il suo coraggio, Gammy e la sua sofferenza da bimbo scartato, hanno cambiato le cose dove sembrava impossibile per via della povertà e dell’indifferenza del potere. Mi pare la più bella storia di Natale. Auguri a tutti d’essere fautori di cambiamento con il proprio personale impegno. Anche se zoppichiamo, anche se come Gammy facciamo fatica quasi a respirare, possiamo cambiare le cose e difendere la cultura della vita, difendere i soggetti realmente deboli, primi fra tutti i bambini. Un Bambino ce lo insegna, stanotte, che un Evento ha la potenza di cambiare la Storia e ognuno di noi. Non saremo refrattari all’insegnamento e lo andremo cercando negli occhi di tutti i Gammy della terra.

Li difenderemo dai troppi Erode. Buon Natale.

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24/12/2014
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