Politica

di Luigi Tacchi

Se Gesù viene epurato dal Natale

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Giornate natalizie tra i mercatini delle scuole dell mia città (Perugia) anzi del mio quartiere (San Sisto), tutto affascinante per i miei piccoli, tra cavalli (veri) e babbi natali (finti), clima frizzante, bella iniziativa! I lavoretti della scuola, contemplavano tutto: campanelle, palle, slitte, stelle, al limite qualche angioletto ma…Gesù Bambino? Il Presepe? Non pervenuti.

Un po’ come fare una festa di compleanno senza il festeggiato, curioso direi. Ora intendiamoci, non penso che Lui si sia particolarmente stupito, dato che quando è venuto al mondo è stato rifiutato da tutti gli alberghi di Betlemme, neanche fosse Riccione a Ferragosto, e invece di fulminarli con una saetta (non che non potesse farlo, a pensarci bene), si è trovato una grotta e in qualche modo l’ha sfangata. Ma la cosa resta stravagante; questa cura spasmodica nell’evitare qualunque collegamento tra il natale e il Natale! E’ straniante.

Ricorda la pulizia della lingua del regime fascista, quando il bar non doveva chiamarsi “bar” ma “mescita” e il club tennis “consociazione della pallacorda”. La presunzione ideologica di cambiare la realtà genera effetti surreali e ridicoli! Eppure sarebbe così semplice, nessun adulto crede a Babbo Natale, altrimenti conviene si scelga un bravo psichiatra, ma nessuno trova offensivo che piazze e centri commerciali si riempiano di panciuti e barbuti signori vestiti di rosso. Non capisco questa fissazione di pulire strade, scuole e palazzi pubblici da bambinelli, asinelli & affini. Per i cristiani è il figlio di Dio, per i musulmani un profeta, gli atei possono credere sia un grande uomo o un grande ebreo, come scritto da tanti laici (Augias in testa), o altrimenti una semplice iconografia della vita nascente, del bene che viene al mondo; come possa dar fastidio ad un numero così elevato di persone quel bambino in una culla di paglia francamente non si spiega!

Ma tale epurazione nasconde un’opportunità: l’abuso di una iconografia, ed il suo essere accettata e condivisa, rischia di spogliarla del suo significato, quello di un Dio che si fa uomo, povero tra i poveri, accolto e riconosciuto per primo da questi. E lo stesso, e forse ancor di più, vale per la Croce. Coloro che la contestano, definendola luogo di tortura, in realtà ne hanno colto un aspetto fondamentale, segno di un Dio che, dopo essere nato tra gli ultimi della terra, accetta di morire nel modo più orrendo, doloroso e infamante che al tempo fosse immaginabile. Un Dio che condivide la sorte dell’uomo nelle sue estreme e tragiche conseguenze. Allora, se la sofferenza resta un mistero, sappiamo che c’è un Dio che ama l’uomo a tal punto da averla presa su di se. Questo giornale, che da “quella Croce” prende il nome, si muoverà proprio tra quegli spazi angusti in cui vive, soffre, ama e muore l’umanità vera, prendendo sempre la parte dell’ultimo, del sofferente, di colui che appare il più debole, a partire dalla vita nascente e rifiutata, o dal bambino che si vuol privare di Madre e Padre!

Chissà, forse un giorno dovremo ringraziare coloro che, con le loro folli teorie contro la vita ci hanno spinto a questa impresa affascinante! In ogni crisi si nasconde l’opportunità di fare qualcosa di grande e di diverso, o almeno di provarci, che comunque ne vale sempre la pena.

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27/12/2014
1807/2019
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