Società

di Luigi Mercogliano

Pino Daniele e “a voce de’ ‘e creature”

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Di tutti i ‘cantori’ napoletani Pino Daniele era sicuramente quello più verace. Figlio di una Napoli che è ormai viva soltanto nei ricordi, Pino era nato tra i “bassi” del popolo senza “né arte né parte”. Ma, a differenza di tanti, di arte, quella vera, Pino Daniele ne aveva e come da vendere e con quell’arte è stato interprete originale ed inimitabile per tutta la sua vita, fino all’ultimo respiro, della sua grande Napoli.

Ora che non c’è più, la città piange un altro suo figlio che non potrà più rappresentarla in ogni parte del mondo. Perché Pino ha davvero rappresentato Napoli ed il suo genio creativo in tutto il mondo. A cominciare dal racconto di una città fatta da “un complicato intreccio di vicoli e miracoli” nella quale uno su mille ce la fa. E Pino ce l’aveva fatta a diventare un grande della musica italiana ed internazionale, cantando con l’originalità di uno scugnizzo la semplicità complessa dei quartieri, pieni di sole di ma anche stracolmi di innumerevoli contraddizioni.

Per molti di noi della mia generazione, quella dei nati negli anni ’70, gli anni degli esordi per Pino Daniele, le sue canzoni sono state la colonna sonora della nostra gioventù. Ma le sue canzoni non erano semplici “canzonette” da presentare a Sanremo. No, assolutamente. Le sue canzoni erano poesie, squarci profondi ed inesorabili fatti con le corde tese di una chitarra in uno scenario triste e malinconico di una terra devastata da anni di malaffare e camorra.

Ma erano anche urla di speranza, inni alla napoletanità ed all’orgoglio partenopeo. Quell’orgoglio di chi “è ferito, ma nun è muort”! Questo traspare, ad esempio, dal testo e dalla forza di un pezzo passato alla storia, una specie di inno della napoletanità e più in generale della meridionalità, “Terra mia”, storico brano tratto dall’omonimo album del 1977 tra i più famosi dell’autore. Frasi come “Terra mia, Tu si’ chiena ‘e libbertà” rappresentavano già allora e rappresentano ancor oggi un tentativo di rivalsa che Napoli e tutto il Sud già gridavano a gran voce in quegli anni.

Daniele ha cantato la speranza, ma ha cantato anche l’amore. Indimenticabili i brani “Quanno chiove” (1980), “Je sto vicino a te” (1979), “Annarè” (1982), “Jesce juorno” (1988), “ ‘O ssaje comme fa o core” (1988), “Io per lei” (1998) e l’ormai indimenticabile “Quando” scritta per l’amico Massimo Troisi, per il quale ha realizzato le colonne sonore di tutti i suoi film.

A proposito di film, Pino Danile ha firmato le colonne sonore di molte pellicole famose con brani che sono rimasti nella storia. A parte i famosissimi “Ricomincio da Tre”, “Le vie del Signore sono finite” e “Pensavo fosse amore…invece era un calesse”, bellissimo e denso di melodia è il brano “Assaje”, interpretato dalla voce incredibile di Lina Sastri che si può apprezzare nei titoli di coda del film “Mi manda Picone di Nanni Loy, con la stessa Sastri e Giancarlo Giannini come protagonisti.

A mio avviso, però, il meglio di quel “Neapolitan power” che lo rese famoso fin dagli albori della sua carriera - quando si accompagnava sul palco con musicisti del calibro di Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito e l’immenso James Senese - Pino Daniele è riuscito a darlo in brani come “Terra mia”, “Che calore”, “Fortunato”, “Na Tazzulella ‘e cafè”, “Je so’ pazzo”, “Yes i know my way”, “Donna Cuncetta”, “Chillo è nu buonu guaglione”.

Ma il pezzo che ha reso famoso Pino Danile nel mondo è certamente “Napul’è”, divenuto un inno per tutti noi napoletani.
E con un verso di questa splendida poesia dedicato ai bambini indifesi noi vogliamo salutare Pino Daniele: “Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo”.
Ciao Pino, tu “o’ ssaje comme fa ‘o core quann s’è sbagliato”.

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05/01/2015
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