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di Mario Adinolfi

A voi piace un mondo così?

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Non sono giorni facili per uscire con un quotidiano. Cartaceo poi, quando troppi quotidiani cartacei chiudono. Con una testata impegnativa, quando questo è tempo di irresponsabilità. Identitario addirittura, quando questo è tempo di identità generiche al limite del dissolto. Ma siamo convinti che se non definiamo con una qualche accortezza il “chi siamo”, con molta difficoltà potremo mai porci in reale ascolto dell’altro. I fatti di Parigi secondo noi dicono questo.

Saremo un giornale prolife, per dirla all’italiana a difesa della cultura della vita, al fianco dei soggetti più deboli a cui vogliamo garantire più diritti, partendo dai diritti dei bambini. Saremo contro i falsi miti di progresso, contro l’avanzata di una visione antropologica che trasforma le persone in cose, contro quella che papa Francesco chiama “la cultura dello scarto”. Saremo al fianco della famiglia, delle mamme e dei papà che con tanta fatica allevano i loro figli in questo tempo di crisi. Saremo attenti a quelli che alcuni chiamano temi etici e noi preferiamo definire temi essenziali perché attorno alla nascita, all’amore e alla morte ruota l’esistenza di una persona. Non li chiamiamo temi etici perché non siamo moralisti. Siamo un gruppo eterogeneo che oscilla tra la gente da trivio e i quasi santi, ma nessuno di noi vuol fare la predica a nessuno. Non siamo atei, quello no: siamo cristiani. E ci facciamo il segno della Croce e siamo ispirati dalla Persona che su quella croce è appesa.

La Croce non è un’immagine confessionale, tutt’altro: è un segno di liberazione della schiavitù. Ci accusano di essere medievali, bigotti e retrogradi ma non ricordano che c’è stato un tempo in cui le persone erano cose, si vendevano al mercato degli schiavi, potevano morire per un pollice girato di un imperatore, se nascevano con qualche malanno venivano gettate giù di una rupe. C’è stato un tempo: oltre duemila anni fa. I retrogradi sono quelli che vogliono riportarci a quel tempo, il tempo della schiavitù, da cui un Segno ci ha liberati. Ci ha liberati tutti, credenti e non credenti. Quel Segno è ancora oggi scandaloso, duemila anni dopo, nel pieno di una contemporaneità a tratti delirante che spaccia il falso per vero. Noi non avremo paura di dare scandalo con il nostro quotidiano. Non ci vergogneremo della Croce e di dirci cristiani, pur con i nostri infiniti limiti.

Solo riconoscendo la nostra identità, chi siamo, e i nostri limiti potremo aprirci a un mondo che sembra perdere il lume della ragione ed è a caccia di una risposta di senso. A voi piace un mondo così? A noi non piace. Quotidianamente proveremo a raccontarlo per vedere se qualcosa si può con pazienza cambiare.

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14/01/2015
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