Chiesa

di Mario Adinolfi

Il Papa che teme l’ideologia

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Pare instancabile Papa Francesco, è come se il bagno di folla con i sette milioni di pellegrini filippini arrivati domenica scorsa a Manila per la celebrazione della Santa Messa lo avesse rigenerato, reso se possibile ancora più produttivo. Non passa giorno praticamente senza che non arrivi dal Santo Padre un messaggio in qualche modo destinato a essere recepito come “storico” dai fedeli e anche dai mass media.

Ieri addirittura Papa Bergoglio ha inviato due messaggi di analoga enorme rilevanza: il primo riguardo la gratuità dei sacramenti e anche dei processi per gli annullamenti degli stessi, secondo un vero e proprio “pallino” del pontefice argentino che non tollera che anche solo si possano sospettare forme di business e speculazione economica attorno alle necessità dei fedeli; l’altro sul richiamo alla dimensione familiare, all’amore tra un uomo e una donna oltre che tra genitori e figli, stando attenti a non trasformare però la famiglia in ideologia.

E’ molto attento in questi giorni Papa Francesco a questa parola. Aveva parlato nel corso del viaggio in Asia a un rischio di “colonizzazione ideologica” della famiglia e ieri è tornato a mettere in guardia dai rischi dell’ideologia. Come qualsiasi uomo di studi e di azione che ha attraversato nella sua esistenza buona parte del Novecento, il Santo Padre è giustamente atterrito dalla costruzione di blocchi ideologici, perché dell’ideologia conosce le insidie. La frase chiave ieri l’ha pronunciata quando ha detto: “Non lottiamo per difendere il passato, ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro”.

A questo anziano Papa venuto dall’altra parte del mondo non interessa una Chiesa genuflessa nell’adorazione della propria stagione gloriosa, ma chiede uno sforzo e uno sguardo in avanti, vuole una Chiesa protagonista del futuro perché protagonista “negli ambienti che quotidianamente abitiamo”. Non è un caso che questo messaggio di Francesco sia stato reso noto in vista della giornata delle Comunicazioni sociali, il momento forse di massima apertura della realtà ecclesiale alle sfide più complesse della contemporaneità.

In Papa Francesco però, una volta sottolineato il rischio di deriva ideologica interna alla famiglia, c’è immediatamente la chiarezza del ribadire che la la famiglia stessa è il luogo dell’amore “tra un uomo e una donna” e tra “genitori e figli”. La solita propaganda laicista da cui i cattolici devono stare ben lontani ha subito interpretato il messaggio papale come un’apertura ad altre forme di sedicenti famiglie. E’ lo stesso tentativo che ha attraversato non il Sinodo, ma il racconto mediatico che del Sinodo è stato fatto.

Non è in alcun modo pensabile, lo vogliamo dire fuori dai denti, una legittimazione da parte del Santo Padre delle unioni omosessuali. Chi se l’aspetta è totalmente fuori strada, il Sinodo stesso ha ribadito tutta l’apertura e il rispetto nei confronti delle persone omosessuali che devono essere accolte con amore dalla comunità ecclesiale, ma la dimensione familiare resta quella composta da un uomo e una donna potenzialmente aperti alla vita nascente. Questa, lo spieghiamo ai colleghi di Repubblica che sembrano non voler capire, non è ideologia. Questo è il Magistero della Chiesa e del Vicario di Cristo, Papa Francesco: perché ci sia famiglia ci deve essere fecondità, il matrimonio cristiano è fecondo (non necessariamente prolificità, quello è un concetto sociologico e demografico).

Il futuro verso cui Papa Francesco ci invita a dirigerci con fiducia è ancora composto da uomini e donne che si amano e amandosi mettono al mondo i figli. Il presente purtroppo è di denatalità e sfiducia e contro questi mali, a loro modo ideologici, occorrerà combattere con più lena.

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24/01/2015
1807/2019
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