Chiesa

di Luigi Tacchi

Kiko canta “La sofferenza degli innocenti”

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La sofferenza degli innocenti è il titolo della sinfonia che Kiko Argüello, artista spagnolo e iniziatore del Cammino Neocatecumenale, ha voluto dedicare allo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale. Una musica struggente, che a tratti ricorda le sonorità yiddish, e che è stata suonata di fronte a molte comunità ebraiche,autenticamente commosse per il modo in cui un cattolico aveva saputo cogliere il senso ed il mistero profondo della loro tragedia.

La tragedia della shoah, seppur non rappresenti l’unico genocidio della storia dell’umanità, è stato indubbiamente il genocidio “estremo”. “Un tale dissanguamento – scrisse Léon Poliakov nel 1951 – non ha precedenti nella storia europea; l’impresa nazista è stata unica nel suo stesso principio”.

La vicinanza tra il Cammino Neocatecumenale e gli ebrei nasce, soprattutto, dalla riscoperta dell’Antico Testamento avvenuta, inizialmente, grazie ai movimenti biblici e poi sancita definitivamente dal Concilio Vaticano II. L’evento conciliare sottolineò l’importanza di questa riscoperta ed il Cammino fu tra le prime realtà ecclesiali che la fece propria. In questo modo,l’approfondimento dei temi biblici (del vecchio e del nuovo Testamento) – letti in una chiave esistenziale – è diventato una delle cifre caratteristiche del Cammino che ha favorito una riscoperta progressiva della storia e delle tradizioni del Popolo ebraico. Gli stessi canti delle celebrazioni, musicati da Kiko e da altri catechisti della prima ora, alternano ritmi gitani e spagnoleggianti con sonorità di origini ebraiche.

La sofferenza degli innocenti è un tema caro a Kiko che ha raccontato più volte – e lo ha recentemente scritto in un libro uscito in Italia nel 2013, Il Kerygma. Nelle baracche con i poveri, San Paolo – come fu proprio la conoscenza di una donna povera, vessata da un marito violento, a spingerlo ad andare a vivere nelle baracche di Palomeras Altas, nella periferia di Madrid, per incontrare Cristo munito solo di una chitarra, della Bibbia e un esempio da imitare: Charles De Foucauld. Tra quei “rifiuti della società e dell’umanità” nacque la sintesi catechetica che tutt’ora viene riproposta in molte parrocchie di tutto il mondo.

Dice Kiko a proposito di questa esperienza tra i dimenticati del mondo: “Mi sono trovato con una sofferenza umana inaudita, una specie di Auschwitz. Dicono che dopo Auschwitz non si può più credere in Dio. Bene, nonostante ciò, io ho trovato lì una risposta sorprendente, mi sono incontrato con il mistero di Cristo Crocifisso. Ho capito che c’è una presenza di Cristo in coloro che soffrono, sopratutto nella sofferenza degli innocenti. C’è gente che è innocente e sta portando il peccato di altri, quel peccato orribile di un alcolizzato, di uno che bastona sua madre, dell’incesto, ecc. Ciò fa si che questi innocenti stiano portando con Cristo la salvezza al mondo”.

È allora normale che questo sia stato il tema della prima sinfonia di Kiko e non è un caso che l’abbia dedicata al popolo ebraico. Molti ebrei vi si sono riconosciuti, tanto da volerla ascoltare anche di fronte al campo di sterminio di Auschwitz. In quella occasione, il 23 giugno 2013, si sono riunite circa 12 mila persone, di fede ebraica e cattolica, per testimoniare, di fronte alla cosiddetta Porta della Morte, la vicinanza a questo popolo così tanto perseguitato nei secoli. L’esecuzione della sinfonia ha avuto diverse repliche in tutto il mondo, dal Lincoln Center di New York a Betlemme e Gerusalemme, alla presenza di rabbini, arabi cristiani, ortodossi, anglicani e musulmani.

Una testimonianza autentica di dialogo interreligioso e di vicinanza tra le religioni monoteistiche che si concretizza, quotidianamente, in un Centro di formazione, di studio e di ritiro spirituale costruito grazie all’opera di Kiko e del Cammino Neocatecumenale proprio in Israele: la Domus Galilaeae.

La Domus Galilaeae è un luogo pensato principalmente (ma non solo) per sacerdoti, seminaristi e fedeli cristiani affinché possano approfondire la propria fede avendo un contatto diretto con la tradizione ebraica. In una struttura avveniristica costruita secondo i canoni di una nuova estetica di architettura sacra che esalta la bellezza, si sperimenta quotidianamente il legame indissolubile tra la tradizione cristiana e quella del popolo di Abramo, più volte sottolineato da san Giovanni Paolo II che spesso ha ricordato la necessità di ritornare alle radici ebraiche per comprendere e vivere il cristianesimo e dare slancio alla nuova evangelizzazione. La bellezza di questo santuario, posto sul Monte delle Beatitudini, in un terreno concesso dalla Custodia di Terra Santa, e l’attenzione data ad ogni particolare perché sia evocativo della tradizione ebraica, attira ogni anno oltre 100 mila visitatori, tra cui molti ebrei e palestinesi, rendendo concreto, visibile e fruttuoso il dialogo tra le religioni che diventa una vera riscoperta delle comuni origini.

Testimonianze come quelle di cui si è fatto portatore in Cammino Neocatecumenale sono quindi utili per riscoprire come le radici del Cristianesimo affondino profondamente nell’ebraismo e costituiscano le basi della nostra storia e della nostra cultura, oltre che della nostra fede. Questa unione è così ben visibile proprio sul finale della esecuzione della sinfonia di Kiko: in ogni occasione in cui essa viene suonata, infatti, essa si conclude con il direttore dell’orchestra che si gira verso il pubblico e invita i presenti ad unirsi al coro, tutti insieme e in piedi, per cantare lo Shemà Israel, la professione di fede ebraica.

L’uomo di oggi non può non porsi la domanda del perché Dioabbia permesso che il popolo ebraico – che san Giovanni Paolo IIdefinì come i “fratelli maggiori” dei cristiani –, subisse una così atroce persecuzione. Ciò resta un mistero, come un mistero è la sofferenza degli innocenti. Di fronte alla quale, per un cristiano, non resta che alzare gli occhi a quella croce su cui Dio stesso è stato ingiustamente inchiodato, sapendo che solo in essa puòesserci risposta e che tutto acquisterà un senso nella storia dell’umanità, svelato all’uomo solo nell’ultimo giorno.

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27/01/2015
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Pubblicate le Annotazioni di Kiko

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bilanci complessivi e delle memorie: Cantagalli ha da poco dato alle stampe “Annotazioni”. In questo volume, composto di 506 frammenti «da sorseggiare
con calma», si trova “il giornale dell’anima” del fondatore del Cammino Neocatecumenale. E di tanto in tanto, sullo sfondo, compaiono fatti noti e ignoti
dalla tua santità sopra il mio essere peccatore. – scrive nel 1998 – Il tuo amore appare sopra di me e mi distrugge, mi annienta , mi crocifigge. Signore, abbi pietà di me!»
(n.300). Spesso, come molti mistici, tra i quali mi viene in mente la stessa Madre Teresa di Calcutta, le parole di Kiko mostrano il tormento della “notte oscura”, del sentirsi come abbandonati ed infinitamente lontani dall’Amato, uno spasimo che si trasforma a volte in poesia «C’è un amore che fa dolere il cuore, c’è un dolore che è pieno d’amore…È l’assenza. (…) Siamo nel deserto abbracciati a Te, Signore e in Te a tutti fino all’infinito. Assenza di Dio» (n.353). Rincorre quest’uomo che molto, moltissimo ha realizzato, in un paradosso tutto cristiano, la “santa umiltà di Cristo”. Che non è finta modestia, un atteggiarsi ipocrita, ma è essenzialmente obbedienza alla Volontà di Dio, accettazione delle ingiustizie e delle calunnie perché «Tutto ciò in cui c’è Dio è umile» (n.5) e perché «Sali a Dio scendendo i gradini dell’umiltà» (n.9), fino a contemplare in essa la bellezza di Dio «Perché la bellezza è umile? Che mistero! Perché l’umiltà è bellissima? Ti ho visto Signore. Sì, Tu eri in quella donna abbandonata nel corridoio di un ospedale. Ti vidi nella strada buttato tra cartoni e spazzatura. Oh, santa umiltà di Cristo, chi ti potrà trovare! Ti trovai e mi toccasti il cuore, e non fui più lo stesso (…).» (n.473).
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