Politica

di Mario Adinolfi

Siamo alla terza guerra mondiale

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La profezia del 18 agosto scorso di Papa Francesco era stata sottovalutata, capita poco e male: “Siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a capitoli, a pezzetti”. I pezzi del puzzle ora sono tutti sotto i nostri occhi, ma il quadro d’insieme in pochi hanno il coraggio di guardarlo: la guerra è davvero mondiale, il quadro internazionale non regge più. La violenza più efferata spunta da ogni finestra aperta, basta affacciarsi e voler vedere.

Al centro della tragedia in atto è collocato lo Stato Islamico, l’Isis di Al Baghdadi. L’uccisione del pilota giordano, i ventidue minuti di orrore inviati al mondo con il prigioniero arso vivo in gabbia, avevano come obiettivo quello di scatenare una reazione bellica. Ieri la foto del re giordano Abdullah che si è fatto ritrarre in tenuta da combattimento, annunciando di fatto un’offensiva di terra nei confronti degli integralisti islamici, ha fatto il giro del mondo. Così come ha fatto il giro del mondo la notizia della povera ragazza ventiseienne statunitense ancora nelle mani dei barbari dell’Isis, che sarebbe stata uccisa proprio dai droni utilizzati dai giordani per i bombardamenti contro i miliziani dalla bandiera nera: “E’ morta sotto le macerie”, hanno detto al mondo i seguaci di Al Baghdadi. Da Amman rispondono che è una montatura, il Pentagono smentisce, ma ormai il veleno è drammaticamente in circolo.

Ma continuiamo a guardare i pezzetti del puzzle. Se il Medio oriente è una terrificante polveriera, spostiamoci nella nostra cara Europa, andiamo a guardare cosa accade in Ucraina. Angela Merkel e François Hollande sono volati da un riluttante Vladimir Putin per riuscire ad arginare la crisi che ha per protagonista la Russia. I risultati? Piuttosto scarsi. Il vicepresidente statunintense Joe Biden afferma sicuro che “Mosca vuole la crisi”. Ancora una volta ci aiuta la voce solitaria di Papa Francesco che grida: “Cessi al più presto questa orribile violenza fratricida, la guerra tra cristiani è uno scandalo”. Il pontefice si rivolge “all’amato popolo ucraino” e spiega quel che tutti i potenti dovrebbero spiegare: “Sento spesso parole come vittoria o sconfitta, l’unica parola giusta è pace. La preghiera è la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra”.

Gli ucraini sperano di essere armati dagli americani, Putin strizza l’occhio a Alexis Tsipras e incita anche gli antieuropeisti nostrani, il quadro europeo va in pezzi per la sua condizione di inazione. Qualcuno ha sentito parlare in questi giorni di terrificante crisi mondiale di un ruolo svolto dal ministro degli Esteri europeo, Federica Mogherini? Qualche inutile incontro, qualche dichiarazione poco più che generica. La sostanza è che l’Europa in questo scacchiere non esiste, non conta nulla. E il rumore della guerra guerreggiata avanza.

Volete altri pezzi del puzzle? Pensate al crollo del prezzo del petrolio e a quanto possa mettere in difficoltà i paesi produttori. Pensate al collasso dell’euro, moneta che non unifica ma divide. Pensate ai governanti che decidono di non pagare il debito e scaricarlo sic et simpliciter sui popoli creditori. Pensate alla marea islamica che preme alle porte, sotto forma di invasione di profughi che provano a fuggire da terra dove la guerra rende impossibile anche solo la speranza. E pensate a chi quella marea governa, sfrutta, gestisce, utilizza. Pensate al milione di profughi in arrivo dall’Ucraina, sono stati annunciati ieri. E pensate alle guerre civili in corso in Nigeria, in Sudan, in Somalia tutte in mano all’azione di forze terrificanti almeno come e quanto l’Isis. Pensate a Boko Haram, pensate ad Al Qaeda. Pensate ai petrodollari dell’Arabia Saudita e degli Emirati e immaginate chi possano finanziare. Adesso allontanate lo sguardo e guardate il mosaico di tessere, il puzzle, nel suo complesso.

Troverete la profezia di Papa Francesco. E’ la terza guerra mondiale. E ancora, la soluzione l’ha dettata il Santo Padre: la religione, i capi religiosi, i cristiani siano capaci solo di pronunciare parole di pace.

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07/02/2015
3009/2020
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