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di Mario Adinolfi

Da un lettore che non vuole leggerci più

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Dalla rubrica “lettere al direttore” (scrivere a [email protected] con oggetto: lettere al direttore)

Caro Direttore,

mi chiamo Franco Serafini, ho 47 anni, sono un medico, padre di famiglia, cattolico. Avevo accolto con entusiasmo la nascita di un nuovo quotidiano: cattolico e orientato sul tema che mi sta più a cuore, quello pro-life e della difesa della famiglia. Non mi sembrava vero: ne avevo parlato agli amici, ho fatto pubblicità intorno a me e dal 13 gennaio l’ho acquistato regolarmente tutti i giorni. E’ quindi con grande rammarico che prendo la decisione di non continuare la lettura de La Croce e mi sembra giusto, signor Direttore, dargliene una spiegazione. Mi ferisce e insieme mi interroga in profondità, mi creda, il non ritrovarmi in sintonia con il suo giornale. Pare così assurdo perdere l’occasione di combattere, da cattolici in Italia, uniti nella battaglia delle battaglie. In sintesi, la mia delusione si riassume in una parola: INGENUITA’. Un’ingenuità quella della sua linea editoriale declinata in diversi modi; mi permetta, con fraterna trasparenza, di spiegarmi meglio:

1) non concordo con l’idea di potere e dovere scendere a patti sui valori non negoziabili (ripeto NON negoziabili). Si tratta della stessa politica fallimentare che i cattolici hanno perseguito negli ultimi 40 anni in Italia e che ci ha portato a divorzio, nuovo diritto di famiglia, aborto, fecondazione assistita (eppure lei stesso considera la legge 40 una buona legge?!) e presto, seguendo il piano inclinato del resto dell’occidente, matrimonio omosessuale, eutanasia e chissà che altro, come lei sa bene. Trovo che non paghi più limitarsi a “porre dei paletti”. Meglio, secondo me, molto meglio avere posizioni cristalline, che non ammettano il male minore là dove non è semplicemente ammissibile. Un giornale, un think tank come il suo ne guadagnerebbe in prestigio e visibilità, nel non scendere a compromessi. Così come un partito politico veramente cristiano, di fronte a leggi disumane, semplicemente ricorre alle dimissioni e sale sull’Aventino. Abbiamo purtroppo già visto, nel 1978, la firma di due democristiani in calce alla legge 194: che successo! Lei ripete “vogliono dividerci, non caschiamoci”, ma in fondo a che serve essere uniti da cattolici se poi non siamo credibili? Se il sale diventa insipido…

2) non mi è andata giù che il convegno di Milano del 17 gennaio, dietro la facciata cattolica e tutto il corteo di (meritorie per voi, per carità) polemiche sulla stampa di regime, fosse surrettiziamente la rampa di lancio per la proposta di un testo unico sui diritti dei conviventi. Mi lasci indovinare il ragionamento, sempre quello del male minore: le convivenze non sarebbero le unioni civili e tantomeno il matrimonio omosessuale: forse guadagneremmo qualche mese prima che un pretore non introduca in Italia la stepchild adoption ai conviventi gay. Un successo!

3) mi ha fatto sorridere l’entusiasmo per l’elezione di Mattarella, presidente “cristiano” che si affianca all’altro presidente “cristiano” Renzi. Evviva! adesso sì che il mondo pro-life italiano può rilassarsi! Magari ha ragione lei che è un puro, sono io che sono diffidente e ho manie di persecuzione. Certo non mi aiutano a guarire il primissimo discorso ufficiale, di insediamento, del neo presidente e il suo richiamo ai “diritti civili nella sfera personale e affettiva” oppure l’allineamento di Renzi al testo della senatrice Cirinnà sulle unioni civili…

4) siamo cattolici, vogliamo bene al Papa, ci mancherebbe! Bisogna tuttavia ammettere che l’attuale Vescovo di Roma ci ha abituato a discorsi e a modi di fare, come dire, stravaganti. Tanto per limitarci all’ultimo mese, cioè all’arco di esistenza del suo giornale, abbiamo avuto la boutade sui “cattolici-conigli”, il nuovo ardito concetto teologico di “grazia dell’inter-religiosità”, l’udienza privata in Vaticano del transessuale con tanto di fidanzata, e molto altro che ora non saprei ricordare.

Si tratta di dichiarazioni a braccio, di interviste in aereo, di gesti estemporanei e certo non vanno considerati atti di magistero. E’ tuttavia sano che un giornale cattolico possa ravvivare e guidare un dibattito, sempre nell’alveo dell’ortodossia e del rispetto reciproco, su qualunque argomento di fede, di morale, di teologia, ma senza doversi allineare e appiattire sempre e comunque all’ultima uscita di Francesco, alla maniera di un qualunque padre Livio dai microfoni di Radio Maria, per intenderci. Ahimè, La Croce è partita male: già nel primo numero un confuso articolo di Marcotullio, scivolava dall’ultima pagina, quella sportiva, a quella culturale e si permetteva di giudicare Messori e altri intellettuali cattolici, poveretti tutti spiazzati dal “dribbling” di Bergoglio.

Sarà d’accordo con me: la battaglia più importante per la famiglia nella nostra epoca, nonostante tutto non si gioca nelle aule del parlamento italiano, di un TAR o nelle ordinanze di un sindaco che cerca visibilità gratuita. Si è giocata e si giocherà nel Sinodo di ottobre 2014 e 2015. Lì abbiamo visto affrontarsi posizioni irriducibilmente opposte. Sarebbe una grave perdita che nel dibattito sui temi della morale familiare il suo giornale continui ad appiattirsi su di una posizione “normalista” ed eccessivamente conformista, per timore di spiacere al Santo Padre. Mi vedo costretto a spiegare cosa intendo per “conformista”: intendo conforme allo spirito del tempo, conforme allo spirito del mondo che vede nel dialogo, nell’accoglienza, nella comprensione le sole e grandi idee guida, a scapito della Verità evidentemente.

5) ultimo, ma per nulla meno importante, non ho affatto gradito le due paginate su Medjugorje. Si tratta di una apparizione non approvata. Intendo non approvata dai Vescovi Zanic e Peric che si sono succeduti a Mostar e tanto dovrebbe bastare alla prudenza di un cristiano cattolico. Si informi, se ne ha tempo. Lasci perdere Brosio, Socci e tutti i libri sugli scaffali delle librerie Paoline. Provi a leggere Donal Anthony Foley, Joachim Bouflet, Michael Davies per esempio, si faccia un’idea personale, se ha coraggio. Capirebbe allora che leggerezza è consentire nel proprio giornale la propaganda ad un’apparizione tutt’altro che celeste.

Concludo comunque augurando buon lavoro a Lei e ai Collaboratori. Mi perdoni lo sfogo e il tono, vedo ora rileggendomi, talora sopra le righe. D’altronde il tema della difesa della vita e della famiglia deve comportare passione e slancio. Che la Croce del Salvatore sia sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori! Auguro al suo giornale di essere sempre di più all’altezza del proprio coraggioso titolo.

Saluti fraterni

Franco Serafini

Bologna


Risponde Mario Adinolfi

Caro Franco, oggi la nostra testata compie un mese di vita e non le dico la fatica e la soddisfazione. Dicevano che non ce l’avremmo mai fatta ad uscire in edicola, altri ci davano tre settimane e poi ci vedevano chiusi per assenza di copie vendute. Invece i dati dicono che non dureremo mesi, ma anni e questo grazie a migliaia di lettori e migliaia di abbonati. In tanti dal mondo laicista hanno espresso odio esplicito verso la testata e verso di me personalmente, non me ne sono mai preoccupato. Mi ha preoccupato un po’ di più il fuoco amico, ma diciamo che ho abbastanza esperienza da averlo messo in conto. Mi addolora invece perdere un lettore, mi addolora ma non al punto da calar le braghe e allora con precisione le risponderò punto per punto, incassando l’accusa di ingenuità come un complimento. Anche se, le assicuro, ho qualche pregio ma non quello.

1. Non ho capito bene il rimprovero. Qual è? Che considero la legge 40 una buona legge? Io difendo la legge 40 quando la devastazione della legge 40 significa il via libera al far west procreativo. L’ho fatto battendomi in un referendum di dieci anni fa, lo faccio oggi. Volevamo la legge perfetta? Non c’è. C’è la legge che c’è e ci si batte nelle condizioni date. Questo giornale si batte, non chiacchiera. Lavora per obiettivi e prova a centrarli. Le disquisizioni le lasciamo ai duri e puri. Noi vogliamo evitare il peggioramento del quadro normativo a tutela della vita e della famiglia, per far questo analizziamo le condizioni del terreno e poi andiamo in combattimento. Per i voli pindarici consiglio altre letture. Noi siam gente da trivio, praticoni e pure juventini: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. In più abbiamo pure dimestichezza dei tavoli da poker e sappiamo che si gioca con le carte che si hanno in mano, non vagheggiando le migliori carte (o migliori leggi) possibili. Detto questo, l’impegno esplicito che stiamo mettendo contro matrimonio omosessuale e eutanasia è innegabile, portatemi un altro qualsiasi oggetto distribuito in edicola a livello nazionale che faccia la battaglia con i toni e i contenuti che abbiamo utilizzato noi. Con l’occhio a centrare l’obiettivo, a vincere, non a farsi belli verso gli happy few. Noi non vogliamo fare i fighetti, noi vogliamo salvare concretamente l’Italia dall’approvazione di leggi infami. Per questo ci troveremo dopo quattro mesi di mobilitazione in quindicimila il 13 giugno al Palalottomatica. Poi, per carità, si può scegliere di restare a casetta a limare l’articolo perfetto per la propria setta di trecento lettori. Ma noi riteniamo che di lettori e di militanti prolife sia meglio averne a decine di migliaia pronti a mobilitarsi quando servirà. E servirà. E noi ci saremo.

2. Abbiamo subito tanti di quegli insulti per aver difeso la vita e la famiglia dai giornali laicisti tutti uniti, che francamente trovo intollerabile che ci si aggiungano pure disquisizioni di lana caprina da parte di chi dovrebbe solo apprezzare il coraggio di chi quel giorno a quel convegno a Milano si è esposto, protetto da duecentocinquanta agenti in tenuta antisommossa. Perché poi a spaccare il capello in quattro da casa sono bravo pure io, la prossima volta voglio vedervi al nostro fianco a prendere gli sputi, poi accetterò critiche.

3. Chi non capisce che avere un presidente cristiano come Sergio Mattarella è meglio che avere Emma Bonino o Stefano Rodotà (ipotesi tutte in testa ai sondaggi di gradimento) non capisce di politica. E chi non capisce di politica non parli di politica. L’argomento è complesso. Mai e poi mai abbiamo detto o scritto che poiché ci sono Mattarella e Renzi i prolife italiani possono rilassarsi. Abbiamo scritto il contrario. Chiediamo di restare con la guardia altissima e ci stiamo anche noi per voi. Pensiamo solo che sia meglio avere Mattarella al Quirinale e Renzi a Palazzo Chigi, due cattolici, rispetto ad avere Bonino e Bersani in una stagione in cui fermare le leggi contro la vita e contro la famiglia sarà un’impresa comunque titanica. Una stagione in cui noi siamo platealmente impegnati, tanto da suscitare l’odio quotidiano di migliaia di persone appartenenti alle lobby Lgbt sui social network e alle nostre iniziative. Altri pagano prezzi molto meno salati alle loro più eteree e nobili e casalinghe convinzioni.

4. Per carità, voi potete pure provare a insegnare al Papa a fare il Papa. Ne avrete certamente i titoli. Noi siamo gente più umile, siamo cristiani pieni di peccati, siamo gente da trivio, l’ho già detto. Ci piace e molto padre Livio di Radio Maria, ad esempio, lo consideriamo un modello da seguire. Ci piace chi parla semplice, chi non punta il dito. E ci fidiamo di Pietro. Stiamo con Pietro. Non ciechi, ma obbedienti e carichi di filiale gratitudine. Sulla strada che porta verso il Sinodo come giornale diremo la nostra. Quotidianamente con i nostri articoli e con un’iniziativa speciale che, mi dispiace, lei non leggerà perché avrà rinunciato a seguirci. Ci ripensi. Un quotidiano meno conformista del nostro farà fatica a trovarlo.

5. Su Medjugorie noi, figli del popolo, stiamo con il popolo. Abbiamo la fede semplice di chi sta con il Papa e con Maria. Lasciamo ad altri gli snobismi, non facciamo propaganda a niente e a nessuno, raccontiamo quel che tutti vedono: un popolo che crede. E la fede ci commuove sempre.

Vede Franco, noi non potremo mai essere degni del Segno che abbiamo scelto come testata. Noi siamo ai piedi di quel Segno, carichi dei nostri errori e delle nostre inadeguatezze. Accettiamo che lei punti il dito su di noi, sul Papa, su padre Livio, su Socci, su Brosio, sul presidente della Repubblica, sul presidente del Consiglio, sui miei coraggiosi amici del convegno di Milano, sulla Maria di Medjugorie senza neanche chiederle se è certo di avere tutti i titoli per poterlo fare. Se sente di poter giudicare e condannare tutta questa variegata compagnia, avrà le sue buone ragioni. Io ritengo che tra cattolici dovremmo essere più misericordiosi e unirci più spesso in un forte, umanissimo abbraccio, senza dividerci su quisquilie e cretinate per preservare angoli di presunta purezza ideologica, che poi se vai a guardare con attenzione dentro quegli angoli se ne trova di polvere. Qui serve il massimo dell’unità in un momento difficilissimo, in cui la vita e la famiglia sono sotto attacco. E oggi nel giorno in cui soffiamo sulla minicandelina del primo mese di vita, io le dico semplicemente: ci legga, anche a costo di farsi irritare da noi. Perché una promessa la posso fare: la Croce non sarà mai un giornale noioso o conformista. Ogni giorno lei si chiederà: che avranno scritto oggi? Lo facciamo con amore e assoluta onestà intellettuale. Credo entrambi gli ingredienti siano evidenti. Poi, se lei trova un quotidiano più aderente alle sue aspettative, ce lo indichi. Cercheremo di trarne il meglio.

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13/02/2015
1411/2019
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