Società

di Mario Adinolfi

La povera famiglia italiana

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Oggi apriamo il giornale con una foto straziante che è più esplicativa dei dati statistici che pure in questo articolo citeremo. Racconta una famiglia devastata dal dolore che va a seppellire una bambina neonata uccisa dall’incuria di uno Stato distratto, rimbalzata da tre ospedali siciliani e infine morta perché nessuno se ne è voluto occupare, se non quei genitori che ora la piangono disperati stringendo la bara bianca dell’innocente tra le braccia. Nella foto c’è lo Stato italiano, è l’Italia che lascia sola la famiglia, la isola, l’impoverisce, la sfotte quando numerosa sale sul palco del festival di Sanremo a parlare di Provvidenza e di Cristo, quando solo Cristo ormai presta orecchio e ascolto alle preghiere che si levano. Nella foto c’è l’immancabile smartphone a scattare impietoso l’istantanea del dolore ad uso spettacolare privato.

I dati sono impietosi, li fotografa l’Istat. Secondo il rapporto “Noi Italia” una famiglia su quattro vive una condizione di disagio economico (23,4%), sei milioni di persone vivono in una condizione di povertà assoluta, più di dieci milioni quelle in condizioni di povertà relativa. Una marea umana composta da mamme e da papà che non arrivano alla fine del mese, che non possono comprare un giocattolo ai loro figli, che mangiano a stento per non far mancare almeno lo stretto necessario alla prole. E’ un’Italia non raccontata, ignorata, la famiglia non fa notizia: deve morire una neonata uccisa dall’incuria e allora per ventiquattro ore qualche telegiornale se ne accorgerà, ma già il giorno dopo i funerali tutto resterà come prima.

Con interessante coincidenza di tempi, assieme al rapporto Istat sono arrivati anche i dati della Caritas europea sulla povertà nel nostro continente: 123 milioni di poveri (sempre uno su quattro, i dati si confermano anche a livello europeo). La fantomatica Strategia di Lisbona puntava a portare i poveri sotto quota 100 milioni entro il 2020, invece il risultato che c’è sullo sfondo è che i poveri aumenteranno. Chi pagherà il prezzo più salato? Ancora una volta, la famiglia: dove i genitori perdono il lavoro e i figli non lo trovano, portando la cellula primaria di organizzazione della società sulla soglia della disgregazione, del collasso. Secondo Caritas italiana il rischio povertà riguarda un italiano su tre.

Lasciateci dire che non vediamo sullo sfondo politiche pubbliche che abbiano a cuore il sostegno alla famiglia. La commissione Giustizia del Senato ieri ha concluso le audizioni degli esperti su un progetto di legge importante, noto come ddl Cirinnà. Pensate che sia un ddl per introdurre criteri di maggiore giustizia sociale, per combattere la povertà di mamme e papà nella quotidiana lotta per dare un futuro ai propri figli? No, la senatrice Monica Cirinnà è di sinistra, sì, ma non vede la povertà della famiglia italiana come una priorità. La sua priorità è varare una legge sulle unioni omosessuali legittimando il ricorso all’utero in affitto da parte di coppie omosessuali ricche attraverso la stepchild adoption, istituto giuridico scelto con un nome anglofono affinché non si capisca che serve ad un compagno di partito e di commissione della senatrice Cirinnà che si è andato a comprare un bambino negli Stati Uniti affittando un utero e ora pretende che la legge gli consenta di dichiararlo figlio di due uomini. Questa è la priorità della commissione Giustizia del Senato nel giorno in cui la giustizia sociale è calpestate con certificazione statistica e un quarto delle famiglie italiane in condizione di disagio economico. Loro pensano alle unioni gay. Come Ignazio Marino che toglieva il diritto alle famiglie numerose di inviare gratuitamente al nido il terzo figlio e contemporaneamente si faceva fotografare in fantamatrimoni omosessuali contra legem celebrati al Campidoglio. Ieri, peraltro, a Milano il prefetto Tronca ha avviato le procedure per la cancellazione delle trascrizioni farlocche dei matrimoni gay. Contro la legge non si opera, caro sindaco Pisapia. E la legge che consente il matrimonio gay, l’utero in affitto, la conseguenza compravendita di bambini in Italia ancora non c’è. Il popolo italiano non consente a vedere trasformati i bambini in oggetti da acquistare, perché le persone non sono cose. Le priorità sono altre. La politica si occupi del dolore dei papà e delle mamme, della loro fatica quotidiana. Ricostruisca una scala razionale di priorità. Prima il necessario, poi discutiamo del resto.

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24/02/2015
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