Società

di Mario Adinolfi

Roma è in pericolo

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Su questo giornale lo scriviamo dal primo giorno: la corsa a tranquillizzare è senza senso. Bisogna correre ad attrezzarci, a esercitare un controllo maniacale in particolare a Roma. Ora finalmente lo si scrive nero su bianco in documenti ufficiali: l’Italia è un “potenziale obiettivo” di attacchi terroristici anche per “la sua valenza simbolica di epicentro della cristianità”. Lo scrivono i servizi segreti nella Relazione del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza consegnata ieri al Parlamento. Secondo gli 007 italiani, inoltre, “lo scenario libico può trasformarsi in una minaccia diretta per l’Italia”. Verrebbe da dire: e ci voleva tanto? Minimizzare non serve: Roma, come capitale del cristianesimo e sede papale, è più di un “potenziale obiettivo”. E’ un obiettivo strategico per Al Baghdadi, se colpisse Roma il suo prestigio in vasta parte del mondo musulmano fondamentalista, più ampio di quel che ci vogliono far credere, aumenterebbe a dismisura. Perché questa è una guerra religiosa. Intra-islamica, prevalentemente, per l’egemonia su un territorio vastissimo che va dal Pakistan alla Nigeria. Ma il nemico esterno da colpire per fare comunicazione e propaganda sono i cristiani. Non a caso i boia dell’Isis quando puntano il loro coltellaccio nei vari video parlano sempre di “messaggio di sangue alla nazione della Croce” e indicano tutti i nemici, compresi i musulmani da loro considerati “traditori” come i giordani, con l’aggettivo sprezzante di “crociati”.

Ora che dei documenti sono disponibili e finalmente sono documenti ufficiali dell’intelligence, non nostre elaborazioni giornalistiche, proviamo a far di conto. L’Isis dispone di circa 15.500 foreign fighters, di cui cinquanta sono italiani, che gli danno supporto “fisico e monetario” sia raccogliendo direttamente denaro nei Paesi d’origine prima di partire, sia beneficiando di finanziamenti delle diaspore. Il dato arriva da un rapporto della Financial action task force. E l’Italia che fa? Si difende con le cerbottane, fa sfilare le guardie svizzere a protezione del Vaticano, basta farsi una passeggiata a piazza San Pietro per capire che la protezione della zona nevralgica di Roma è meramente di facciata. Sì, qualche controllo in più alle borse delle signore. Ma poco altro.

C’è la questione dei migranti e anche qui, al di là degli scontri ideologici e tra fazioni e partiti, bisogna vedere cosa concretamente si fa. Ieri a Catania ha parlato il ministro Alfano: “Noi abbiamo intensificato tutti i controlli all’ingresso. È chiaro che nessuno può sottovalutare alcun indizio. Ci sono delle Procure a lavoro per cercare un nesso tra immigrazione e presenze di terroristi e non è stato fin qui trovato. Anche se noi non abbiamo trovato tracce di questa presenza, al tempo stesso diciamo che questo non significa tranquillizzarsi, ma continuare a lavorare di più per evitare che ci siano questi collegamenti”. Bene, è un primo passaggio. Fino a pochi giorni fa si negava del tutto la connessione tra immigrazione e possibili progetti terroristici in Italia. Ora si dice che “bisogna continuare a lavorare”. Renzi diceva che “i terroristi non arrivano con le zattere”. Ora forse si comincia a capire che lo sbarco di duecentomila persone l’anno sulle nostre coste, la maggior parte delle quali di difficile identificazione, costituiscono un rischio.

Lo ripeto, la prima necessità è uscire dall’ideologia, così come dal riflesso condizionato di dover per forza sopire e troncare ogni timore. C’è da essere legittimamente preoccupati, ora lo dice anche la nostra intelligence in documenti ufficiali consegnati al Parlamento. Siano documenti di cui si fa tesoro. L’Italia non è semplicemente minacciata, Roma non è oggetto di mera comunicazione e propaganda. Roma è obiettivo strategico, perno della strategia non solo comunicativa di Al Baghdadi. Riuscire a colpire Roma, come a nessuno è mai riuscito, sarebbe un risultato d’immagine straordinario nella logica della conquista dell’egemonia nel mondo islamico che il Califfo va ricercando. Ricordiamoci di quel turco che da solo come un lupo grigio in piazza San Pietro quasi uccise San Giovanni Paolo II. Protetto solo dal manto di Maria, non certo dalle misure di sicurezza degli uomini o dello Stato italiano. Ricordiamoci e preghiamo. Preghiamo e attrezziamoci.

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28/02/2015
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