Politica

di Maria Candida Cascio

Quel pregiudizio verso la cultura cattolica

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

Un fraintendimento fa da sfondo alla maggior parte delle discussioni etiche a cui partecipi un cattolico: che le sue argomentazioni siano viziate dall’appartenenza religiosa in un modo tale da renderle inservibili, indegne dello spazio pubblico, insuscettibili di generare quel gioco del dare e chiedere ragioni cui dobbiamo esporre le nostre idee. E’ un fraintendimento radicato e pervasivo, ormai quasi un automatismo. Eppure il discorso di Ratisbona, per citare la madre di tutte le controargomentazioni più esemplari, lo sconfessa in radice. Il legame tra Cristianesimo e Ragione non è estrinseco ma strutturale e ciò determina due qualità straordinarie del Cristianesimo stesso: la sua emendabilità e la naturale apertura a storicità e mondanità. Ecco perché esiste una cultura cattolica che può sfidare le posizioni più diverse, che ha titolo di stare nell’arena dell’intersoggettività, che può produrre suggestioni e soluzioni più feconde e meno dogmatiche di quanto il tetro conformismo attuale non prescriva di credere.

L’agire sotterraneo di quel deposito culturale inconscio cui l’avversione al Cristianesimo ha dato vita, porta con sé conseguenze dialettiche talora divertenti se non fossero tragiche per altri aspetti. Su twitter, il luogo del si indiscriminato, acritico, entusiasta, quasi furioso a qualunque novità dal fronte della cultura gay e transgender, mi capita spesso un fatto singolare e quanto mai emblematico. Se insisto, povera me! sull’inaggirabilità del fatto che un bambino nasca da un uomo e da una donna, questa constatazione minimale passa al vaglio come un dogma del Cattolicesimo, rispetto alla quale un laico debba necessariamente essere indifferente o sprezzante. Non è raro, poi, che il giornalista illuminato di turno, in un rigurgito democratico, si interroghi se sia sbagliato che la minoranza cattolica fascista e retrograda, nella quale vengo d’ufficio inclusa , non possa comunque esprimersi. In che senso sostenere, direi manifestare, la fatticità del nascere da un uomo ed una donna è retrogrado e fascista? Quali sono i termini della visione del mondo che faccio discendere da questo dato naturale tali da meritare tanto disdoro? Sul “fascista” stendo un velo pietoso. Anche qui, è un riflesso condizionato ad agire, una sorta di pigrizia per cui l’idea che non ci piace si derubrica alla voce “fascismo”, mossa che ci esime dal controargomentare ma che ci chiama alle armi consentendoci forzature e scorrettezze che altrimenti non useremmo. E qui il mio pensiero corre alle Sentinelle le quali, con lo stratagemma dell’accusa di fascismo, vengono fatte oggetto, queste si, di attacchi squadristi senza che la sensibilità della stragrande maggioranza si senta minimamente urtata. E poi, si sa, in certi ambienti non è mai eccessivo il lustrarsi le medaglie dell’antifascismo militante e pazienza se il bersaglio dell’ardore antifascista è creato ad arte.

Sul “retrogrado” si misura tutta la gaia disinvoltura con cui vengono accolti i falsi miti del progresso per dirla con il direttore Adinolfi. Anche qui, il mondo virtuale è una miniera d’oro di casi di studio. Tempo fa, è circolata la foto di due uomini commossi accanto ad una donna che aveva partorito il “ loro” bambino ; più recentemente, spopolava la foto di una famiglia omogenitoriale in Campigoglio in compagnia del sindaco Marino. Chiunque abbia osato farsi domande sul senso, le conseguenze, la verità di ciò che era rappresentato, è stato tacciato di essere retrogrado. Davvero non deve interpellarci il ruolo che avrà, se lo avrà, chi ha partorito quel bambino? Davvero l’assenza della madre nella coppia omogenitoriale ritratta il giorno delle “ nozze” non ci consegna alcun senso di smarrimento emotivo, intellettuale, etico? Davvero questi due simboli della nostra epoca non ci danno a pensare e da pensare? Ma davvero si vorrebbe far credere che la perplessità circa un mondo in cui tutto si equivale e si equipara è affare solo dei cattolici, dei lori dogmi, della loro sensibilità, senza punti di incidenza con lo spazio pubblico?

Le questioni si complicano e si infittiscono se tocchi, poi, il tema sul quale più si addensa la forza obnubilante dell’ideologia: l’aborto. E qui si scatena un peana di parole d’ordine, “autodeterminazione” in testa, che meriterebbero di essere ripensate, riscandagliate, riponderate per saggiarne la resistenza ad una interrogazione nuova e radicale. Anche in questo caso, è davvero così ragionevole pensare che una visione non legalistica dell’aborto, più attenta alla vita nascente, più sensibile all’originarietà del tema oscurata dalle ossificazioni ideologiche, non abbia i requisiti per scuotere anche il laico, non sia solo “roba da cattolici”? Troppo spesso, quando si parla con un cattolico, si sta, in realtà, interloquendo col fantasma del proprio pregiudizio, con una creazione plasmata per essere il più facile dei bersagli.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

03/03/2015
1907/2019
Sant'Arsenio

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Società

Se la Sentinella è omosessuale

Se una Sentinella in piedi è omosessuali scattano comportamenti violenti e “omofobi” dagli stessi aderenti alle organizzazioni Lgbt

Leggi tutto

Media

Le parole di Melloni

Sul Corriere della Sera abbiamo appreso, ieri, dall’illustre professore della “scuola di Bologna”, che in realtà la Relatio dei padri sinodali è un testo deliberativo, non consultivo, e che dice l’opposto di quello che vi si legge. Un breve lessico ci aiuta a scoprire come e perché

Leggi tutto

Storie

Hadjadj a Verona per un pensiero fecondo

Essere genitori, in definitiva, è farsi simili all’amore. E “per amore”, conclude Hadjadj, “significa “senza perché”, senza altra ragione estranea all’amore stesso. Per chi è fuori sembra un’assurdità. Per chi è dentro appare come una grazia”.

Leggi tutto

Storie

Claudio Chieffo e la sua musica per la vita

Claudio Chieffo è una di quelle “dimenticanze” a cui ci abituati il secolarismo contemporaneo. Perché se sei cristiano – e scegli di professare la tua fede attraverso l’arte o la letteratura in modo diretto – non ti viene dato quel rilievo che meriteresti. Nemmeno se ti onora della tua amicizia uno come Guccini. Nemmeno se riesci a rendere pensoso uno come Gaber, che diceva: «Nelle canzoni di Claudio c’è un’onestà, una pulizia, un amore naìf che fa pensare. Siamo profondamente diversi, non solo per le sicurezze che lui ha e che io non ho, ma soprattutto perché nelle sue canzoni lui non fa mistero delle sue certezze». Stupirsi di questa “dimenticanza” del mondo laico vorrebbe dire non aver compreso nulla del Cristianesimo. Indignarsi meno ancora. Zittire le voci che inquietano è, da sempre, provare a zittire la Voce, l’unica, che rivela l’uomo a se stesso. Si suppone (ma la speranza è sempre in modalità on per chi professa Cristo) che non ci saranno tributi televisivi di un certa rilevanza nazionale per i 10 anni dalla sua morte, il 19 Agosto prossimo. Come se non avesse mai avuto un pubblico. Ma ci sarà una Messa, celebrata da mons. Luigi Negri. E si può essere certi che a lui, dov’è ora, questo “ricordo” piacerà anche più di un tributo.

Leggi tutto

Politica

Da Parigi un’Europa vera grida all’impostura della falsa

E sulla “Dichiarazione di Parigi”, firmata da immortali e altri accademici di fama, cala il silenzio

Leggi tutto

Politica

Il fascismo non ebbe meriti? Parliamone!

Il discorso di Mattarella si volle enfatico per l’occasione, ma la sua assolutezza non può essere presa tout court come giudizio storico.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano