Società

di Mario Adinolfi

Sir Elton John, si chiama utero in affitto

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Dell’intervista di Dolce e Gabbana (soprattutto Domenico Dolce) contro l’utero in affitto vi abbiamo informato. Era più di un’intervista, era una copertina di un importante settimanale e il “no” non era sussurrato, ma finalmente gridato. L’utero in affitto è una barbarie e chi segue questo giornale sa che siamo mobilitati per ottenere dalle Nazioni Unite la moratoria di questo metodo obbrobrioso e violento di trasformare i bambini in oggetti di compravendita e il ventre delle donne in un immobile da locare temporaneamente. Le persone non sono cose, ci sono ragazze in India che sono morte per le procedure di stimolazione ovarica che precedono l’espianto degli ovuli da fecondare, dunque per quanto ci riguarda questa pratica va messa al bando dal consesso civile. Giustamente la pensano così Dolce e Gabbana. E lo hanno detto.

Sir Elton John, cantante ipermilionario che dopo i sessant’anni ha scoperto tutti insieme istinti matrimoniali e genitoriali, con il compagno David ha utlizzato questo metodo barbaro per “avere” figli. Ha selezionato una donna a cui prendere l’ovulo, l’ha fecondato con lo sperma mescolato suo e del compagno, ha immesso l’embrione così ottenuto nell’utero affittato di un’altra donna. Procedura ripetuta due volte, perché due sono i bambini nati così per volere di Elton John. Due bambini nati senza che possano mai conoscere la loro madre, bambini strappati al seno di chi li ha partoriti subito dopo la nascita, con una violenza che provoca pianti disperati. Chiunque abbia provato a staccare un figlio piccolo dalla madre sa di cosa parlo.

Domenico Dolce sa che esiste il limite e lo rispetta: “Sono un gay, non posso avere figli”, ha detto con una semplicità disarmante. Elton John l’ha presa molto male e poiché i due stilisti nell’intervista avevano fatto un parallelo con la loro scarsa passione per i materiali di sintesi chimica, spiegando che la famiglia e la nascita dei figli le vedono piuttosto come un processo naturale, il cantante sui social network li ha insultati e ha invitato all’immediato boicottaggio dei prodotti Dolce e Gabbana.

La rissa che ne è seguita è stata quasi divertente, se non fosse tragicamente indicatrice di un modo di pensare che non ammette dissenso. Elton John e tutti i suoi amici gay famosi (Courtney Love, Ricky Martin, Martina Navratilova) a inveire contro i due stilisti. Stefano Gabbana a dare un’intervista al Corriere della Sera in cui diceva di aver scoperto che “esistono i gay omofobi”. E pure fascisti. Sì, sono quelli che non ammettono un pensiero difforme. Puoi solo pensarla come loro, altrimenti sei un reietto della società, sei feccia. Benvenuto nel club, Gabbana. Peccato che, come al solito, si capisce cosa possa essere una persecuzione del pensiero unico totalitario solo quando la si vive sulla pelle. Ma forse adesso lui e Dolce capiranno meglio a cosa veniamo sottoposti ad esempio noi giornalisti de La Croce ogni giorno e tutti i cattolici che provano a manifestare dissenso contro l’utero in affitto che, lo ricordiamo, anche i politici italiani vorrebbero surrettiziamente legittimare in Italia attraverso l’istituto della “stepchild adoption” da inserire nel ddl Cirinnà in discussione al Senato. Dove, guarda caso, un senatore ex presidente dell’Arcigay pretende una norma per coprire il ricorso che lui stesso ha fatto all’utero in affitto.

A proposito. Ieri la diatriba tra Elton John e i due stilisti era sulle prime pagine di tutti i giornali. Nessuno ha utilizzato nelle titolazioni l’espressione “utero in affitto”. Si parlava genericamente di “fecondazione in vitro”. Neanche Elton John ha usato quel termine. Si vergogna di quel che ha fatto, sa che è male, sa che è sfruttamento della donna in stato di bisogno e violenza sul bambino. Per questo l’ultima pagina del nostro giornale contiene una petizione da firmare. Per questo il 13 giugno al Palalottomatica di Roma terremo la più grande manifestazione mai tenuta al mondo contro l’utero in affitto. Perché si sappia che è intollerabile e sappia Sir Elton John che il metodo intimidatorio e violento non funzionerà, non sono due stilisti a urlare il loro no, sarà un popolo intero e lo dirà forte e chiaro.

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17/03/2015
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