Società

di Costanza Miriano

Francesco lo chiede, noi non diserteremo

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Deve essere qualcosa di davvero importante, in parte misterioso e inaccessibile, in parte evidentemente prodigioso, questo essere maschio e femmina, se ci fa tanto battere il cuore, arrabbiare, disperare, innamorare, se da qui e solo da qui nasce la vita, se ci chiede di capire l’incomprensibile (tipo il dramma del fuori gioco), se ci sfida a essere migliori, se ne abbiamo così tanto bisogno, ma soprattutto se qui è nascosto il mistero di Dio.

Già, qui è nascosto il nostro essere a immagine e somiglianza di Dio. La Genesi non dice che noi siamo a immagine e somiglianza dell’Onnipotente perché intelligenti, o, che ne so, dotati di coscienza, di volontà, o ancora di anima. No, dice che siamo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina. Lo afferma più volte, e io, che pure su questo tema rifletto e scrivo da un po’, non ho ancora mica capito molto di questo mistero. So solo che è centrale. L’ho sperimentato nella mia carne e lo vedo intorno a me.

Questa differenza è una ricchezza enorme, e riconoscerla è riconoscere di essere creature, bisognose, non totalmente autonome, non del tutto autodeterminate. Io ho dei limiti e dei talenti per il fatto di essere femmina, e non sono felice se non in una relazione. Per ogni uomo e donna, consacrati compresi, è così (solo che loro quando litigano con lo sposo hanno sempre torto). Addirittura, ha detto il Papa, se non mi misuro in una relazione vera e intima e profonda con l’altro non saprò neanche cosa vuol dire essere veramente uomo, veramente donna. “Mi domando ad esempio – ha continuato Francesco – se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”. Sono parole pesantissime, mai sentite, parole che squalificano irrimediabilmente tutto un sistema culturale, le gender theories appunto, definendole non solo opinabili ma “frutto di una frustrazione” e di una incapacità. La ricetta del Papa per uscire da questa frustrazione di non sapersi rapportare alla differenza, è come al solito semplice e difficilissima allo stesso tempo: parlarsi di più, conoscersi, e con la grazia di Dio, progettare una unione per tutta la vita. Progettare, dice il papa, e non è detta che ci si riesca. Perché è difficile, è un lavoro, è una scommessa. Quasi impossibile senza un aiuto soprannaturale.

Credo che l’essere maschio e femmina, complementari, mendicanti di qualcosa che manca, la donna segnata da una cavità bisognosa di essere riempita e insieme capace di fare spazio, l’uomo desideroso di andare fuori e bisognoso di essere accolto, metta in moto una dinamica per cui si è sempre in relazione. Dio, che è uno e trino, è relazione (come ha detto per esempio il Papa anche nella famigerata intervista a Scalfari: relazione, non relativo, ma lasciamo stare). Non per niente Francesco ha addirittura affermato di credere che il fatto che si sia stia perdendo la capacità di rapportarsi alla differenza tra maschile e femminile sia “alla base della perdita della fiducia in Dio”. Niente di meno. Una crisi di fede, una crisi di civiltà, radicata nella crisi del rapporto fra i sessi. Quella che noi credenti stiamo combattendo è dunque la battaglia decisiva della nostra cultura. Lo so, tanti non amano la parola battaglia, il termine combattimento, ma è innegabile che quella che stanno giocando sopra le nostre teste non è un’amichevole. È in gioco il destino di una civiltà, lo ha detto anche “il Papa che piace troppo”, l’uomo dell’anno, l’uomo che gode di maggior fiducia in tutto il pianeta. Lo ha detto un uomo che non ama le contrapposizioni, che vuole unire, che vuole parlare la lingua del mondo per farsi capire da quanti più può.

È una battaglia, è una guerra, e non si deve aver paura di dirlo, a patto di ricordare sempre che non è una battaglia contro nessuna persona, ma a difesa dei più deboli, e contro le pratiche e le leggi che vogliono mettere il desiderio dei grandi prima dei diritti dei piccoli. D’altra parte cos’è la legge se non questo, la limitazione di un potere, la tutela di una debolezza?

Non è una cosa che si risolve nelle mura della propria casa, della propria privatissima camera da letto, nella propria sacrosanta libertà. “Dio ha affidato la terra all’alleanza dell’uomo e della donna: il suo fallimento inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della speranza. I segnali sono già preoccupanti, e li vediamo”. È vero, ognuno si autodetermina nella propria affettività, ma il Papa non può non ricordare che la terra stessa è stata affidata da Dio a questa alleanza. La posta in gioco è altissima, perciò Francesco “esorta gli intellettuali a non disertare questo tema come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta”.

Eccoci, noi della Croce di certo non disertiamo. Di questo non possiamo essere accusati. Anzi, siamo andati così tanto in giro a parlare di questi argomenti, ne abbiamo scritto e detto e discusso così tanto che a volte ci è pure venuto il dubbio di essere fissati. E ce lo hanno anche detto. Perché sempre a parlare del gender e mai dei poveri? – ci hanno detto. Be’, ora è il Papa a dirlo. Questo non è un impegno secondario per una società più libera e più giusta. Sono momenti decisivi, e noi non disertiamo. Invita tutti ad agire. Invita gli intellettuali a fare qualcosa. Che altro deve fare perché ci si muova, suonare la carica con la tromba?

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16/04/2015
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