Media

di Mario Adinolfi

Quello strano silenzio dei media sulle parole del Papa

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Raramente le parole di Papa Francesco vengono ignorate dai media, la forza della sua comunicazione è talmente dirompente da conquistarsi quasi ogni giorno l’attenzione di giornali e telegiornali. Mercoledì la catechesi sulla famiglia all’udienza generale aveva queste caratteristiche, anzi, le sottolineature erano così forti che il nostro quotidiano non ha potuto che aprire sulle parole del Pontefice: i temi del gender, della famiglia, dell’unione matrimoniale tra uomo e donna, della necessità di un impegno non solo dei cristiani (“intellettuali, non disertate”) sono stati affrontati con toni talmente determinati che francamente non potevano che obbligarci a dare alle parole del Papa il massimo risalto.

Eravamo certi che saremmo stati in buona compagnia, anche perché “a botta calda” sulle versioni on line dei quotidiani erano subito apparse le frasi più forti della catechesi di Francesco e dunque l’inevitabile attenzione giornalistica aveva correttamente segnalato quella che sicuramente era tra le notizie più rilevanti della giornata. Certo, un giornale come il nostro ha una sensibilità particolare verso ciò che dice il Papa, ma quel che è cominciato ad accadere da una certa ora in poi ci ha lasciato di stucco.

Il primo passaggio sorprendente è stato notare che le schede sulle teorie del gender sui siti internet di alcuni primari quotidiani venivano modificate. Nella prima versione riportavano correttamente la natura dell’ideologia che veniva stigmatizzata da Francesco, poi però arrivavano una serie di correzioni totalmente imbevute di errori, figli di qualche manina prona alle teorie del mondo lesbico, gay, bisessuale, transessuale. Alla fine si poteva notare un vero e proprio stravolgimento delle prime versioni pubblicate on line a caldo, subito dopo il discorso del Papa.

I telegiornali dell’ora di pranzo, che pure non erano stati prodighi di spazio, avevano comunque costruito quasi tutti servizi sulle parole del Papa. I telegiornali serali, i più visti del giorno, ignoravano quasi tutti il discorso di Francesco. Ma la sorpresa avveniva prendendo ieri in mano i quotidiani del mattino: le parole del Papa erano state completamente cancellate dalle prime pagine, i principali quotidiani addirittura non avevano neanche una riga, con un paio di eccezioni di box confinati in pagina interna.

Dire che l’ideologia gender è un errore generato da “frustrazione”, un “passo indietro”; difendere la famiglia come unione di un uomo e di una donna “che è una cosa seria”; chiamare gli intellettuali, cristiani e non, a non disertare questi argomenti. Tutto questo secondo i quotidiani italiani non è rilevante. Papa Francesco non merita titoli se parla di questo, meglio dedicarli alle vicissitudini di tal Roberto Speranza.

Se però c’è da estrapolare un “chi sono io per giudicare?” o un “figliare come conigli” o un pugno da dare al povero Gasbarri casomai dovesse insultare la mamma del Papa, allora sì, l’inchiostro strumentale scorre a fiumi. Ecco, bisogna essere accorti e comprendere le logiche della comunicazione. Del giornalismo all’italiana, mi verrebbe da dire. Dove la notizia è sempre prona alle logiche degli interessi. E un Papa che degli interessi si disinteressa, non piace. Il Papa o si fa strumentalizzare o va silenziato, questo è l’ordine che campeggia nella testa di molti giornalistoni delle grandi testate. I cattolici lo sappiano e si regolino di conseguenza. Ciò che trovano nelle edicole italiane non è giornalismo, è ideologia e militanza. Il Papa va ascoltato direttamente, non fidatevi dei traduttori, perché quando la Sua parola diventa scomoda si tramutano in silenziatori.

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17/04/2015
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