Politica

di di Mario Adinolfi

Ddl Cirinnà, ora è una questione democratica

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Nel fine settimana le Sentinelle In Piedi occuperanno 100 piazze italiane per chiedere diritto di parola a difesa della Costituzione e del diritto famiglia che sarebbero stravolti dal ddl Cirinnà. Lo stesso faranno i circoli Voglio la mamma che prima e dopo le veglie delle Sentinelle a cui parteciperanno attivamente, raccoglieranno le firme per la petizione Onu per la moratoria sull’utero in affitto lanciata da La Croce - Quotidiano, in una “gazebata nazionale” per una campagna che si concluderà il 13 giugno prossimo. In qualche modo una opinione pubblica si rende visibile ed è insopportabile il tipo di risposta che emerge: la finalità è quella di silenziare. Non di dibattere nel merito, ma di delegittimare e silenziare.

La vicenda delle Sentinelle è per certi versi paradossale. Ovunque si annunci una loro veglia vengono organizzate manifestazioni che hanno come obiettivo che la veglia non si tenga o che venga almeno pesantemente disturbata e i partecipanti intimiditi, anche nel caso di famiglie con bambini. In qualsiasi paese civile questo comportamento sono sarebbe tollerato, perché è un comportamento che punta a impedire la libera espressione del pensiero. In Italia se questo comportamento fosse tenuto sistematicamente organizzando ad esempio manifestazioni che tentino di ostacolare lo svolgersi di un gay pride, ci sarebbero sommosse giornalistiche di quelli che sono Charlie. Contro le Sentinelle invece la violenza è accettabile, c’è sempre un Roberto Saviano pronto a benedirla, anzi pronto a ribaltare la verità affermando che sono le Sentinelle ad essere “portatrici di violenza culturale”. Pure nel giorno i cui i centri sociali a Bologna fanno partire sassi e bottiglie all’indirizzo dei veglianti. Già, perché ricordiamolo sempre: chi nel fine settimana deciderà di andare a vegliare per il diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà lo farà con un libro in mano e stando dritto in piedi per un’ora in silenzio, senza proferire parola. Contro questa veglia, la più pacifica manifestazione immaginabile al mondo, si organizzano le violente contromanifestazioni e le bottigliate sono arrivate a sfiorare anche bambine di sei anni.

L’aggressività nei confronti di chi osa sostenere che il ddl Cirinnà è una schifezza, una legge vergogna zeppa di norme ingannatrici di cui si vergognano gli stessi proponenti tanto che ne mascherano gli effetti, è diventata insopportabile. Un militante de La Manif Pour Tous Italia con la sola colpa di indossare la maglia con il logo dell’associazione è stato aggredito, a me personalmente è accaduto questo incredibile episodio negli studi di SkyTg24 con un autorevole e molto noto esponente Lgbt del Pd che è arrivato a puntarmi il dito addosso paonazzo gridando fuori onda “sei un omofobo, fai schifo, dimagrisci scemo”. E’ stato sfortunato, il “dimagrisci, scemo” è andato pure in onda e la conduttrice non ha fatto una piega. Il direttore de La Croce si può insultare perché “chi è contro il ddl Cirinnà è automaticamente omofobo”, come si è sostenuto nella trasmissione. E ricordiamo che contro gli omofobi pende il ddl Scalfarotto che prevede pene fino a sei anni di carcere. Il passaggio successivo sarà quello lì.

Il tema del ddl Cirinnà sta diventando più del pur rilevantissimo tema della questione dell’attacco all’istituto matrimoniale, ai diritti dei bambini, alla famiglia. Ormai siamo dentro una enorme questione di natura democratica. Se opporsi a quella legge è ormai diventato l’equivalente di essere omofobi, cioè secondo molti l’equivalente di un reato che dovrebbe essere punito con una pesante pena in carcere, allora si sta negando lo spazio democratico per l’espressione anche solo di un’opinione. Nel dibattito televisivo che ho citato la stessa senatrice Cirinnà ha sistematicamente aggredito qualsiasi parola che fosse contraria alla sua legge impedendo di parlare, gridando “vergogna” a ogni frase dell’interlocutore, negando l’evidenza come quella secondo cui l’articolo 5 della sua legge serve a legittimare la pratica di utero in affitto svolta all’estero, producendo effetti in Italia dove un bambino potrà essere dichiarato figlio di due papà e di nessuna mamma, se la sua legge passasse. E la senatrice gridava “vergogna” anche alla sola espressione “utero in affitto” che secondo il suo augusto parere non va mai usata e bisogna dire “gestazione di sostegno”. Insomma non è solo negato il diritto di parola, si vuole pure impedire banalmente di chiamare le cose con il proprio nome. Perché, in verità, si vergognano della legge che stanno varando.

Noi no, non proviamo vergogna. E pure in questo clima liberticida ci “alzeremo in piedi”, come chiedeva San Giovanni Paolo II, a difesa della vita, della famiglia, dei diritti dei bambini e a questo punto anche a difesa della democrazia e della libertà di opinione e di parola. Perché quello che stanno facendo a noi, se verrà consentito ancora, poi potrà essere fatto a tutti.

Veglieremo e ci batteremo, di fatto, per la libertà di tutti. Anche di quelli che ci insultano. E li guarderemo sorridendo.

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23/05/2015
1807/2019
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