Storie

di Adolfo Marini

Come evitare gli aborti

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La discussione attorno all’aborto soprattutto a livello europeo punta a trasformarlo in “diritto” da estendere a tutte le donne sostanzialmente senza alcuna limitazione concreta sia in termini di momento in cui si decide di interrompere la gravidanza, sia in termini di motivazioni necessarie per farlo. Un’altra via è invece sempre possibile per proclamare non un fantomatico diritto delle donne ad abortire, ma il reale diritto del bambino a nascere. La praticano le associazioni del volontariato cattolico il cui lavoro questo giornale non si stanca di sottolineare. Parliamo oggi di una di queste, una delle più note e amate d’Italia.

La Comunità Papa Giovanni XXIII ha preso in carico nel 2014 in Italia per una maternità difficile 586 donne, 162 in Emilia-Romagna. Poco più del 50% sono donne straniere. 81 mamme incinta o con neonati sono state accolte nelle famiglie e case famiglia dell’associazione (18 in Regione). E’ aumentato al 32% il numero delle donne indecise, o intenzionate ad abortire, che hanno chiesto aiuto. Il 65% di queste (2 su 3), dopo una proposta di aiuto e di condivisione, ha scelto di continuare la gravidanza.

Riparametrando questo valore ai 107.192 aborti volontari legalmente eseguiti che avvengono in Italia (Dati del Ministero della Salute, 2013) emerge che, se questa modalità di aiuto venisse standardizzata a livello nazionale, 69.674 bambini (il 65%) vedrebbero la luce. Tra le gestanti indecise, più di 1 su 3 (precisamente il 37%) è stata fatta oggetto di pressioni o istigata ad abortire, dato in crescita rispetto al 2013. In 2 casi su 3 le pressioni hanno avuto origine dall’ambiente familiare: dal partner nel 48% dei casi, dalla famiglia nel 20%, da personale sanitario nel 25%.

E’ migliorata la collaborazione con le istituzioni, in particolare in Emilia-Romagna dove oggi in quasi 1 caso su 3 le mamme ci vengono inviate da strutture pubbliche.

Come segnale di dialogo con il territorio, a Bologna la Comunità Papa Giovanni XXIII ha spostato il luogo di preghiera dal marciapiede di via Massarenti, antistante le finestre della Clinica Ginecologica, per spostarsi in via Albertoni, in prossimità di uno degli ingressi dell’ospedale.

Giovanni P.Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha commentato: «I dati incoraggiano al proseguimento della ‘Preghiera pubblica per la vita nascente’, che continuerà con una metodologia tipicamente nonviolenta. Non solo tutti i bambini che sono uccisi ogni anno hanno diritto di nascere, ma la società ha bisogno di loro per far ripartire la natalità e la ripresa economica».

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27/05/2015
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