Storie

di Mario Adinolfi

Se Gesù diventa un guru new age

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

Massimo Gramellini definisce Gesù “maestro di tolleranza” in uno dei suoi pezzi, diciamoci la verità, un po’ intollerabili su quel che la Chiesa dovrebbe dire o fare. Pietra dello scandalo sono le parole del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che ha osato dire quel che qualsiasi uomo di Chiesa non può che dire: il risultato del referendum irlandese che inserisce in Costituzione il “matrimonio” omosessuale e equipara dunque ciò che non è equiparabile è “una sconfitta per l’umanità” che rende tristi. Su La Croce - Quotidiano​ abbiamo ampiamente commentato le parole di Parolin e spiegato anche con chiarezza grazie a Giovanni Marcotullio​ perché erano inevitabili e perché il gioco tutto mediatico di voler rappresentare una Chiesa pronta ad aprire al matrimonio gay e a dare un via libera anche all’approvazione del ddl Cirinnà in Italia, oscillasse tra il falso macroscopico e l’evidente malafede. Che nel giornalismo non guidano mai nella giusta direzione, che sarebbe quella di raccontare ciò che è vero o almeno ciò di cui si sa qualcosa.

Personalmente ho riportato un articolo che si è preso un’intera pagina di Repubblica in cui si mettevano in bocca a prelati anonimi una serie di dichiarazioni appunto aperturiste sul matrimonio gay, contro il celibato ecclesiastico e a favore della comunione ai divorziati risposati (categoria a cui appartengo e che forse non rappresento, ma davvero nella mia vita non ho mai trovato in chiesa con me un divorziato che pretendesse la comunione). Nel raccontare di quell’articolo di Repubblica mi lamentavo che quei vescovi e sacerdoti citassero agevolmente Freud e Fromm, il coito e il “venire insieme”, ma non ci fossero in un’intera paginata mai le parole “Gesù” o “Vangelo”. Poi ho letto Gramellini e ho capito che dovevo essere grato all’articolista di Repubblica, che almeno non li aveva nominati invano.

Non sono un sacerdote e faccio fatica a parlare di Gesù, mi verrebbe da dire che appartengo a lui, chiudendola qui. Ma se leggo uno dei giornalisti più famosi d’Italia dire con sicumera che Gesù era un “maestro di tolleranza”, riducendolo ad una sorta di icona new age, supero il pudore e provo a dire qualche parola. A Gramellini, da giornalista a giornalista, consiglio di compulsare le fonti, magari partendo da quel piccolo libro chiamato Vangelo che ha cambiato la storia dell’umanità non di certo proponendo una generica “tolleranza”. Gesù propone il comandamento dell’Amore e dell’Amore per la verità. Gesù guarda l’altro e invita al perdono, aggiungendo sempre: “Non peccare più”. Amore e perdono non sono “tolleranza”. Gesù non guarda all’altro come qualcuno da “tollerare”, ma per Gesù l’altro è qualcuno da incontrare. E da amare.

Amare comporta conseguenze dure. Lo sappiamo anche nella nostra vita quotidiana, se ami davvero ti metti in gioco, ti esponi al rischio, perché l’amore non esiste senza verità e se in campo c’è la verità, allora siamo nudi, siamo esposti. Le conseguenze dure dell’amore vero, dell’amore per la verità Gesù le spiega senza giri di parole: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre piú di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia piú di me, non è degno di me”. Se a Gramellini non dovesse piacere la versione del Vangelo di Matteo, gli propongo anche quella di Luca: “Pensate che sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”. L’amore divide. La verità divide. L’amore per la verità divide.

La vulgata di Gramellini sul Gesù “maestro di tolleranza” somiglia a quella di altri suoi colleghi che definiscono Cristo “il primo rivoluzionario della storia”; oppure, quelli in vena di affiliazioni ideologiche che andavano di moda qualche tempo fa “il primo vero marxista, il primo vero socialista”. Ognuno si costruisce la sua versione “à la carte” di Gesù e la propone nei terrazzi alla moda, televisivi e cartacei, con tic linguistici che sono sempre gli stessi e sempre riconoscibili. Noi, che pure abbiamo scelto come testata “La Croce”, abbiamo quasi timore a parlare di Gesù. Quando invece forse dovremmo parlare solo di lui, ricordare chi è e cosa ha detto Gesù detto il Cristo, morto in croce perché odiato dagli uomini. Pietra scartata dai costruttori, che è diventata testata d’angolo. Amato dai cristiani nei secoli dell’amore che si deve alla verità e per questo i cristiani sono stati perseguitati, derisi, scannati, emarginati duemila anni fa come oggi, con una costanza temporale nell’odio che non ha eguali nei confronti di nessun’altra religione al mondo.

Ma l’odio è finanche accettabile, la riduzione a macchietta digeribile per questi tempi infami no, proprio no. Gesù indica la via, la verità, la vita. Altro che “maestro di tolleranza”. Gesù insegna l’amore, quello vero. E quando siamo innamorati, pensaci Gramellini, vogliamo la verità: non tolleriamo inganni, scorciatoie, imbrogli verbali, bugie. Già, non tolleriamo. La verità è cristallina, chiara, autoevidente. Come è chiaro e autoevidente che ognuno di noi è nato da un uomo e da una donna, che un bimbo nasce da una mamma e se ci raccontano che nasce da due papà e da un utero affittato, ci stanno imbrogliando. Ogni uomo vive per la verità, per conoscerla e amarla. Se la verità è negata l’umanità è sconfitta. Per alcuni di noi quella verità è incarnata da Gesù di Nazaret, per altri è solo un uomo che ha cambiato la storia dell’umanità, per tutti non può che essere una figura cardine. Anche per Massimo Gramellini e per il giornalismo buonista e superficiale da prima serata su Raitre, da grande quotidiano nazionale.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

28/05/2015
1809/2019
S. Giuseppe da Copertino

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Senza celibato resta solo il proselitismo

I dati biblici sono incontrovertibili: Gesù è stato celibe; Gesù ha scelto liberamente e volontariamente la vita celibataria (dubitare di ciò significa dubitare dell’integrità della sua umanità); Gesù ha chiesto la continenza a tutti i suoi apostoli

Leggi tutto

Società

Noemi la ragazza assassinata due volte

La propaganda sui femminicidi ha raggiunto livelli di ipocrisia mai visti: a parole le istituzioni sono pronte a dare un braccio per la difesa delle donne, ma poi si limitano ad azioni di facciata tanto ridicole quanto ininfluenti (tipo le iniziative parolaie della Boldrini, le sue rimozioni di busti maschili dalle sale del parlamento, le sue dichiarazioni di indignazione a singhiozzo). Quel che serve per proteggere una donna sotto la minaccia della violenza maschile è un intervento netto e deciso, fisico, materiale: un foglio di carta di diffida non protegge, un ammonimento verbale non fa desistere, un’indagine in corso che dura mesi non previene. Se è vero che anche i colpevoli hanno diritto ad un percorso di recupero, che esso sia vero ed efficace: ci sono stalker che si fanno qualche mese di galera e poi, quando tornano in libertà, si rimettono a perseguitare la propria vittima tale e quale a prima.

Leggi tutto

Storie

Charles: cent’anni di vita nascosta a Nazaret

Esattamente un secolo fa moriva fratel Carlo di Gesù (al secolo Charles de Foucauld). Figura romanzesca di splendido don Chisciotte cristiano, abbandonò la vita agiata del viscontino d’Alzazia per rifugiarsi nel Sahara e in Palestina e ancora nello Hoggar. “La vita nascosta di Gesù” fu il suo ideale, l’ultimo dèmone fu la frustrazione, morì per mano di uno da lui nutrito

Leggi tutto

Società

Yann Moix: “non potrei mai amare una cinquantenne”

Yann Moix: “Potrebbe mai amare una donna di 50 anni?“, “Ah no, non esageriamo, è impossibile“. “Ma si rende conto che è orribile?”, domanda allora la giornalista. E lui risponde: “Dico la verità, a 50 anni non potrei mai amare una donna di 50”. “Ma perché?”, continua l’intervistatrice. “Le trovo troppo vecchie, forse quando avrò 60 anni ne sarò capace, allora una donna di 50 mi sembrerà giovane”. A dire queste frasi in un’intervista a Marie Claire è lo scrittore francese Yann Moix, che di anni ne ha proprio 50 e non è certo Brad Pitt. Non contento, poi ha rincarato la dose:  “Le 50enni per me sono invisibili, preferisco i corpi della donne giovani, tutto qua. Punto. Il corpo di una donna di 25 anni è straordinario, quello di una donna di 50 anni non lo è affatto”.

Leggi tutto

Chiesa

Francesco si prepara per volare a Fatima

Il Papa ha parlato del suo ormai imminente viaggio apostolico in Portogallo, che lo vedrà canonizzare – nel centenario delle apparizioni mariane – i pastorelli Francesco e Giacinta. Il Pontefice auspica che il viaggio sia foriero di pace e di speranza per tutti quanti parteciperanno alla celebrazione centenaria. L’eredità del messaggio di Fatima resta ancora da recepire a fondo

Leggi tutto

Media

Con Papa Francesco contro le follie gender

Si fa fatica ad accettare il limite. Così sul Corsera si trova la propaganda a cliniche olandesi che bombardano di ormoni i dodicenni per il cambio di sesso

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano