Politica

di Mario Adinolfi

Frenata alle amministrative per Renzi

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Risultati sorprendenti alle elezioni regionali con il centrodestra che vince in Liguria e in Veneto, affemazione faticosa del centrosinistra in Umbria, in Campania vince De Luca ma è sub judice. In Puglia si afferma Michele Emiliano, che vince però senza che Matteo Renzi sia mai andato a sostenerlo in campagna elettorale. Al premier resta la vittoria netta nelle Marche e in Toscana, dove la Lega batte nettamente Forza Italia nel derby a destra così come in tutte le regioni del centro-Nord, anche le liste Noi con Salvini (surrogato del Carroccio) non sfondano al Sud.

Di fatto sono state le prime elezioni post Italicum, la nuova legge elettorale approvata dal Parlamento che entrerà in vigore però solo dal 1 luglio 2016. Che Italia è quella che ci viene consegnata da questa tornata amministrativa? Un’Italia tripolare: il centrodestra unito dimostra di poter vincere in regioni cruciali, il Pd renziano che è comunque il soggetto politicamente più forte, poi un Movimento cinque stelle che per la prima volta si afferma come forza superiore molto solida anche alle amministrative. Michele Emiliano in Puglia tende subito una mano al M5S e propone come assessore della propria giunta la candidata grillina. Per De Luca la vittoria in Campania rischia di essere strozzata in gola, per via della legge Severino che non dovrebbe consentire il suo insediamento alla presidenza della Regione Campania a causa del processo per concussione ancora pendente.

Il Pd si lecca le ferite anche in Liguria, dove la scelta dei civatiani e di Sel di sostenere il deputato ormai ex Pd Pastorino si è rivelata decisiva per la sconfitta della candidata renziana Paita consentendo la vittoria di Giovanni Toti, esponente di Forza Italia molto vicino a Silvio Berlusconi. Anche in Liguria però l’affermazione di lista più netta è della Lega di Matteo Salvini, che porta il Carroccio sopra al venti per cento dei consensi in regione. Molto debole il risultato di Area Popolare, che in Liguria come in Veneto arriva appena attorno al 2%. Va meglio al Sud, dove tra Campania e Puglia il partito di Alfano tocca il 6%.

Il sistema tripolare che si disegna dopo queste regionali rischia di essere caratterizzato da un’assenza di un’area moderata: a Renzi e al suo Pd, che dovrà ora attivare meccanismi di rincorsa del consenso a sinistra avendo sperimentato l’incapacità di sfondare al centro (la legge sulle unioni civili paramatrimoniali per i gay potrebbe essere il terreno di questa operazione), si contrappongono di fatto due opposizioni dai toni molto netti ma divise, cioè il centrodestra ormai egemonizzato da Matteo Salvini e il movimento di Beppe Grillo che sembrava in caduta libera per di epurazioni e dissidi interni, invece dimostra una inaspettata solidità di consenso. Il Pd che dopo le europee veleggiava attorno al 41%, quindi oltre la soglia necessaria per vincere al primo turno con l’Italicum senza ricorrere al ballottaggio per l’assegnazione del premio di maggioranza, dopo queste amministrative viene ridimensionato a forza con consensi attorno al 30%: ai picchi delle liste Pd in Toscana, Marche e Umbria vanno segnalati i dati pessimi di Veneto (16.6%), Liguria (25,6%) e anche Campania (19,8%).

La partita dopo queste amministrative è aperta. Il punto è: potrà una maggioranza di governo ibrida, composta da un Pd che dovrà tentare di recuperare terreno a sinistra e un raggruppamento di centrodestra come Area Popolare in crisi di consensi e di identità, tenere a lungo? O lo scenario ormai rischia di essere elezioni politiche anticipate a breve? Soprattutto, in questo quadro una forzatura sul ddl Cirinnà potrebbe essere il detonatore della contraddizione. Renzi ci pensi prima di premere il pulsante dell’autodistruzione: tradire le proprie origini politiche e le proprie convinzioni profonde, radicate persino nel suo ambito familiare, potrebbe essere letale. Quello che arriva dalle regionali è un monito che gli italiani gli hanno lanciato.

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01/06/2015
1807/2019
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