Società

di Mario Adinolfi

Gender, la risposta è un popolo in piazza

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Il dado è tratto, la manifestazione del 20 giugno alle ore 15.30 in piazza San Giovanni è stata ufficialmente convocata ieri con una conferenza stampa del comitato “Difendiamo i nostri figli”, il cui portavoce è il neurochirurgo Massimo Gandolfini. Le sue parole sono risuonate molto nette nella Sala Cristallo dell’hotel Nazionale di piazza Montecitorio, non a caso situato a pochi passi dal Parlamento. «Siamo un comitato di liberi cittadini - ha affermato Galdolfini - apartitico e aconfessionale. Qualcuno ha cercato di mettere il cappello all’iniziativa, ma non glielo abbiamo consentito». Il Comitato, spiega Gandolfini, è nato a seguito delle centinaia di conferenze-dibattiti organizzati sul territorio sui temi del gender, «nei quali abbiamo incontrato famiglie di ogni ceto sociale e di tutto il territorio e abbiamo riscontrato disinformazione sul tema. Non sapevano che cosa sta accadendo. Quando abbiamo prospettato loro cosa vuol dire ‘scelta dell’identità sessuale’ hanno capito l’ideologia/antropologia che c’è dietro e si sono molto allarmati». Dalla richiesta di aiuto di queste famiglie è nato un comitato «per dare loro voce attraverso una grande manifestazione che dica questo disagio di milioni di famiglie, e che il comune sentire della popolazione italiana non è quello dell’ideologia gender, dell’indifferentismo sessuale».

Legato al tema del gender, prosegue Gandolfini presentando la manifestazione del 20 giugno, «c’è l’enorme problema della famiglia, bombardata da ogni parte, esautorata dal suo ruolo costituzionalmente garantito di educare i propri figli. Da questo compito non può essere scippata. Vogliamo rendere noto alla popolazione che stiamo andando incontro al rischio indottrinamento, cosicché i genitori possano prendere le decisioni che loro competono». La giornata, precisa, «non nasce dal Family day con il quale non ha nulla a che fare: intende dare voce e cittadinanza attiva alla gente che non sta nei palazzi. Al di là del numero di chi sarà effettivamente presente ci sarà un popolo molto più numeroso. Vorremmo dare più coraggio ai parlamentari perché si allertino su tematiche di grande sensibilità come queste, mentre abbiamo la sensazione che non conoscano il sentire della gente».

Rispondendo ad una sollecitazione di Paola Binetti sul ddl Cirinnà, Gandolfini chiarisce: «Il tema del ddl ci preoccupa ma non è il tema della manifestazione, ed anche il tema degli omosessuali non ha niente a che fare con il nostro Comitato». «La nostra manifestazione è di tipo propositivo, dice la bellezza della famiglia, non è contro nessuno, quindi non è contro gli omosessuali». Quanto alla massiccia presenza dei neocatecumenali, Gandolfini spiega che la loro adesione e il loro sostegno sono molto apprezzati, ma allo stesso modo lo sono le presenze dei singoli cittadini.

La manifestazione nazionale del 20 giugno promossa a Roma dal Comitato «Difendiamo i nostri figli» per «fermare l’ideologia gender» sarà «una grande realtà di popolo», precisa il portavoce Gandolfini, rispondendo ai giornalisti sulle sigle che aderiranno. «Non abbiamo e non vogliamo un elenco di associazioni; non abbiamo raccolto firme - chiarisce -, non vogliamo un’adesione di liste ma di persone; alle associazioni, cattoliche, cristiane, di altre fedi e ‘laiche’, abbiamo chiesto di mandarci famiglie». Il portavoce afferma di avere ricevuto da più parti «stimoli a fare qualcosa, anche dal mondo islamico». Oltre alla massiccia presenza di aderenti al Cammino neocatecumenale, Gandolfini cita l’assicurazione della comunità dei Sikh in Italia sulla loro partecipazione (dopo tre conferenze del Comitato diffuse sulla loro emittente tv), mentre un rappresentante dell’Alleanza evangelica italiana annuncia la presenza in piazza di diverse centinaia di persone. Tutto, riprende Gandolfini, «nasce dagli standard europei per l’educazione sessuale del 2009, da cui è derivata in Italia la strategia Lgbt e l’ideologia gender». Di qui la risposta del Comitato, che al momento «è di scopo», per «rispondere rapidamente a un’emergenza», ma che si propone in seguito una «presenza più strutturata». Intanto è stato attivato il sito www.difendiaminostrifigli.it dove confluiranno documenti e materiali informativi, formativi e normativi.

A conferenza stampa conclusa si sono tirate le somme di questa prima “chiamata” della manifestazione del 20 giugno che senza dubbio sarà massicciamente partecipata e alla quale il nostro quotidiano, come è noto, offro il massimo sostegno avendo invocato per mesi la mobilitazione di piazza contro l’ideologia gender e anche contro il ddl Cirinnà che la incarna. Da piazza San Giovanni verrà un messaggio libero e forte e chiaro al Parlamento, un messaggio che non potrà essere in alcun modo ignorato.

Se il Parlamento lo farà, se ne assumerà la responsabilità e se la assumerà davanti alle famiglie italiane, che dal 20 giugno intendono dire ai politici che si apprestano a varare normative antipopolari: attenzione, vi stiamo osservando. Questo riguarda certamente il ddl Cirinnà, ma riguarda anche il provvedimento di riforma noto come “buona scuola” con l’emendamento velenoso sulla propaganda di genere obbligatoria approvato alla Camera. Le mamme e i papà italiani, progressivamente sempre di più, sono informati sul lavoro che viene compiuti dai teorici dell’ideologia gender nelle scuole, come ha detto Massimo Gandolfini fin dalle scuole dell’infanzia. Ora non staranno più a guardare, a sussurrare, a lamentarsi. Ora la risposta sarà massiccia perché, come recita il nome del comitato che convoca la manifestazione del 20 giugno in piazza San Giovanni a Roma, noi “difendiamo i nostri figli”. Lo facciamo con un livello di convinzione equiparato al grado di pericolo a cui i nostri bimbi sarebbero esposti, sapendo che dalla nostra capacità di risposta dipende il loro futuro. E allora noi risponderemo senza esitazioni e mobiliteremo il paese intero, perché la piazza del 20 giugno non sarà un punto di arrivo, ma un punto di partenza affinché la responsabilizzazione dei papà e delle mamme nei confronti dei loro figli si trasformi effettivamente in cittadinanza attiva.

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09/06/2015
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