Politica

di Mario Adinolfi

Il gender imposto per sentenza

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IL GENDER IMPOSTO DALLE SENTENZE
di Mario Adinolfi

Corte Suprema americana, Corte europea dei diritti dell’uomo, Corte di Cassazione italiana: il dato univoco di tre sentenze che stanno imponendo l’ideologia gender ai popoli è il totale disprezzo verso la democrazia. Negli Stati Uniti l’ultimo referendum sul tema del matrimonio gay, tenuto nella pur liberale California, aveva fatto segnare una netta vittoria dei contrari; 23 dei 47 Stati che aderiscono alla Cedu non hanno alcuna legislazione che riconosca le unioni gay e dunque “l’avvertimento” dato all’Italia somiglia a una mossa maoista del “colpirne uno per educarne cento”; la sentenza della Cassazione italiana che poi consente il cambio di sesso sui documenti a prescidere dai dati fisici oggettivi ma sostenendo che l’identità sessuale riguarda la “psiche”, trasformando a richiesta i maschi in femmine e le femmine in maschi, è ideologia gender allo stato puro ed era stata trasformata in un disegno di legge giacente in Parlamento perché nessun partito osava chiederne la calendarizzazione, sapendolo totalmente inviso alla volontà popolare che il 20 giugno a piazza San Giovanni ha manifestato chiaramente le proprie idee rispetto all’avanzata di tale ideologia anche nelle scuole. Dunque, poiché i popoli sono contrari e i Parlamenti di conseguenza non legiferano, arrivano le sentenze delle varie magistrature ad obbligare ad adottare tali norme aberranti.

Questa plateale violenza compiuta nei confronti della democrazia da pochi individui dotati di vastissimo potere, quali sono i giudici ad ogni latitudine, obbliga a una risposta popolare ancora più massiccia. La prima battaglia deve essere quella informativa, visto che ad ogni sentenza la grancassa del pensiero unico parte subito imponendo obbligatoriamente l’applauso attraverso giornali e televisioni. La Croce svolge il suo lavoro quotidiano che è ormai quello di organo della resistenza. Ne vanno diffusi i contenuti il più possibile, come si faceva durante la resistenza con i giornali clandestini attraverso le poche copie che circolavano ma che passavano di mano in mano. Abbiamo internet per questo e sarà bene condividere il più possibile i contenuti che proponiamo, ricordandosi di sostenere il giornale come potete affinché la nostra informazione quotidiana quotidianamente continui.

Rispetto alla sentenza della Cedu, alcune precisazioni vanno immediatamente avanzate. Non è una sentenza dell’Unione europea (alla Corta Europea dei Diritti dell’Uomo aderiscono anche Russia, Moldavia, Turchia ecc.); non è una sentenza che impone l’approvazione del ddl Cirinnà, anzi esplicitamente afferma che gli Stati non sono obbligati a riconoscere il diritto all’adozione per le coppie omosessuali e all’articolo 5 del ddl Cirinnà c’è la stepchild adoption, più reversibilità della pensione e sostanziale equiparazione al matrimonio; soprattutto è solo una sentenza di primo grado, come quella sul crocifisso nei luoghi pubblici in Italia che fu ribaltata in appello, dunque il governo italiano proponga subito appello per non pagare le sanzioni e rivendicare il diritto degli italiani a decidere in Italia sulla famiglia (la sentenza cita una “opinione pubblica italiana favorevole” che non esiste).

Quel che è certo è che siamo davanti ad una infernale offensiva organizzata. La Croce vi racconta ogni giorno lo scenario terrificante che si dipana attorno alla vicenda Planned Parenthood, con gli aggiornamenti quotidiani sempre più densi di orrore registrati dalla nostra corrispondente da Washington Federica Thistle. Allo stesso tempo vi raccontiamo dal quadrante asiatico l’ennesima scandalosa vicenda legata all’utero in affitto con due omosessuali che vogliono obbligare una madre thailandese a abbandonare la figlia portando come elemento di diritto un contratto di compravendita di un essere umano. C’è un tribunale per questi orrori? C’è qualche giudice capace di umanità per sentenziare su queste violenze subite dai bambini?

Se c’è una dichiarazione dei diritti umani da ricordare oggi è la Dichiarazione universale delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, che prevede al punto 4: “Il bambino deve poter crescere e svilupparsi in modo sano. A tal fine devono essere assicurate, a lui e alla madre le cure mediche e le protezioni sociali adeguate, specialmente nel periodo precedente e seguente alla nascita”. E ancora più chiaramente al punto 6: “Il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre”. E’ chiaro? Non deve essere separato dalla madre, è un elemento universalmente accertato di benessere del bambino. Pensate che Monica Cirinnà, animalista convinta, è autrice di un regolamento comunale sui cuccioli che prevede che non vadano separati dalla madre nei primi sessanta giorni di vita. Quello che vale per i cuccioli di cane non vale per i bambini perché l’ideologia gender lo impone? No, davvero, non si può essere così intellettualmente disonesti e violenti.

Il ddl Cirinnà all’articolo 5 prevede la legittimazione delle pratiche di utero in affitto, chi considera la sentenza europea come una pressione a far approvare il ddl Cirinnà in tempi brevi sappia che noi la riteniamo irricevibile e con in mano la Dichiarazione universale sui diritti del bambino, punti 4 e 6, chiediamo al governo Renzi di proporre immediatamente ricorso in appello come atto di resistenza del popolo italiano che pretende di poter decidere sul proprio diritto di famiglia. Da Roma, culla del diritto, parta una risposta netta in nome del diritti. Dei diritti civili, sì, che sono prima di tutto i diritti dei più deboli. Che sono prima di tutto i diritti dei bambini.

La democrazia si difende impedendo che sia violentata a colpi di sentenze aberranti. Lottiamo per il diritto a decidere come popolo, perché nella volontà popolare risiede la sovranità secondo la nostra Costituzione, che non può essere difesa a giorni alterni così come alcuni per settimane sono anti-europeisti tifando Tsipras, poi si scoprono all’improvviso europeisti se arriva la sentenza dettata dall’ideologia gender. Noi siamo per i diritti e per la democrazia tutti i giorni, a difesa della famiglia e dei soggetti più deboli, a partire dai bambini.

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21/07/2015
2301/2020
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