Società

di Federica Paparelli Thistle

Mary Gatter vuole “una Lamborghini”

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Al quartier generale di Planned Parenthood ieri hanno avuto una giornata campale. Alle otto di mattina della costa est, quando le persone sono da poco scese dalla metropolitana con il loro bicchierone di Starbucks in mano, sono entrate in ufficio e hanno appena acceso il computer, è uscito il nuovo video di Center for Medical Progress, l’associazione di giornalisti prolife che sta facendo tremare il terreno sotto i piedi del colosso degli aborti. Un nuovo video, sempre girato con telecamera nascosta, sempre in un contesto conviviale. E questa volta si parla chiaramente di soldi.

Per chi non avesse seguito la vicenda, Planned Parenthood è in questi giorni nell’occhio del ciclone per un altro video, che contiene immagini di una lunga conversazione con un loro alto rappresentante, la dottoressa Debora Nucatola, mentre discuterebbe della raccolta e della possibile vendita di organi di bambini abortiti. Mentre la prima è legale, la seconda è un reato negli Stati Uniti, se fatta per somme significative. La Nucatola, con la massima nonchalance, parla di “schiacciare sopra o sotto il torace” del feto, a seconda degli organi che le viene chiesto di raccogliere. Ma la parte più controversa del video è quella in cui lei stessa accenna a uno scambio monetario, somme variabili fra i 30 e i 100 dollari per campione, “a seconda di quello che comporta”.

Planned Parenthood non è rimasta a guardare: lungi dal negare che la raccolta di tessuti e organi sia una pratica usuale, in un comunicato stampa ha affermato che si tratta solo ed esclusivamente di somme richieste a titolo di rimborso spese. Successivamente ha pubblicato un video in cui si scusava per i toni della dottoressa Nucatola, ma riaffermando la legittimità dell’attività di raccolta degli organi, destinati a “ricerche salvavita”. Come farebbe un comune benefattore dell’umanità.

Il Congresso, tuttavia, ha voluto vederci chiaro nella faccenda: a seguito dell’uscita del video dei giornalisti prolife, la Commissione per il Commercio e l’Energia della Camera dei Rappresentanti ha addirittura convocato la dottoressa Nucatola per rispondere a delle domande che chiariscano una volta per tutte le modalità con cui avviene la raccolta degli organi, se ci siano modifiche nella tecnica di esecuzione dell’aborto (dal video parrebbe di sì) e quali siano i rapporti che Planned Parenthood intrattiene con le aziende che procurano i campioni tessutali ai laboratori. Il colpo di scena è di lunedì pomeriggio: in una lettera di risposta al Congresso, l’ufficio legale del gigante degli aborti ha affermato di riservarsi la decisione di inviare o meno la Nucatola davanti ai Rappresentanti, sostenendo che Planned Parenthood sarebbe sotto attacco da parte dei giornalisti prolife da un decennio, definendoli degli estremisti intenzionati a far bandire l’aborto, e accusandoli di varie violazioni di legge. Un gesto di sfida, almeno per il momento, che ha trovato immediata riposta in un comunicato di Center for Medical Progress, in cui si dice che un simile rifiuto riflette l’abitudine di Planned Parenthood di agire in spregio alla legge, e confermando che il giornalismo investigativo dell’associazione è avvenuto nel pieno rispetto delle norme. Uno a uno e palla al centro. Almeno fino a ieri mattina.

Ed ecco dunque il nuovo video, anche questo messo in linea in due versioni, una integrale di un’ora e tredici, e una condensata in otto minuti, quella di cui parliamo in questo articolo. Con la stessa tecnica del primo, il secondo filmato si apre con le parole pronunciate da un membro di Planned Parenthood. Stavolta, è la presidente Cecile Richards a parlare, in un breve spezzone tratto dalla ferma e indignata risposta al primo attacco dei giornalisti di CMP: «Voglio essere molto chiara: l’accusa che Planned Parenthood tragga profitto in qualunque modo da donazioni di tessuto non è vera». Bene. Ecco a voi la dottoressa Mary Gatter, tuttora presidente del Medical Directors’ Council, il consiglio dei dirigenti medici di tutta Planned Parenthood, e dirigente medico della clinica di Pasadena in California. Siamo nuovamente in un ristorante, questa volta è il 6 febbraio 2015. Si vede la Gatter che presenta i due interlocutori, di nuovo due attori, ad una quarta persona, che nel video non viene menzionata. La presidente sa di stare parlando con i rappresentanti di una società a scopo di lucro, perché lo dice espressamente, indicando che il loro ruolo è di fare da intermediari fra i laboratori di ricerca e le persone che donano i campioni.

Riferendosi alla clinica di Pasadena che dirige, esordisce parlando del loro “volume”, parole sue, come fosse un volume d’affari: 800 aborti l’anno, di cui 60 nel secondo trimestre (i casi più importanti nella conversazione, perché si tratterebbe di quelli che potrebbero offrire i campioni più utilizzabili). Passa poi a quella che sembra una descrizione dei rapporti fra la clinica e un’azienda del campo delle biotecnologie, la Novogenix Laboratories LLC, che addirittura avrebbe mandato una loro incaricata nella clinica a prendere il materiale: «Heather [l’incaricata, n.d.r.] guardava i tessuti e prendeva ciò che le serviva. Quindi dal punto di vista logistico, era molto semplice per noi. Noi non dovevamo fare niente». Come “non dovevamo fare niente”? E allora quali sarebbero le spese da rimborsare? Ma non finisce qui: a questo punto si vede la Gatter che, guardando negli occhi gli interlocutori, con l’aria di chi conosce come va il mondo, aggiunge: «Naturalmente era previsto un compenso per questo». Non “un rimborso spese”, un “compenso”.

Chiarito che si parla di compensi e non di rimborsi, ecco che la conversazione prende una svolta decisiva: «Che cosa vi aspettate in cambio di tessuti intatti?», chiede uno degli attori, una donna, con tono incerto, quasi a cercare le parole giuste. E poi: «Quale tipo di compenso?». Ed è qui che si vede accadere l’impensabile: la Gatter, usando toni molto più decisi della Nucatola, la interrompe, con l’atteggiamento di chi sa di essere in una posizione di forza: «Beh, perché non comincia col dirmi quanto siete soliti pagare?». L’attrice, forse anche colta di sorpresa, glissa e non fa offerte. Dice semplicemente di essere disponibile a versare una somma che sia soddisfacente per la direttrice della clinica. La risposta è di quelle che sarà difficile giustificare: «Beh, lei sa che nelle contrattazioni la persona che tira fuori una cifra per primo è quella che è in perdita, no?». Ridacchia, ma l’espressione è di chi sa quello che dice. L’attrice resta sulla sua posizione e la Gatter insiste: «Non voglio quantificare al ribasso». Come se fossimo al mercato del pesce.

La presidente del consiglio dei dirigenti medici di Planned Parenthood non usa l’espressione “rimborso spese”, il rimborso spese è una cifra esattamente quantificabile in base ai costi sostenuti, non richiede una contrattazione. Nel video la si vede che chiede espressamente 75 dollari a campione. Dopo un tira e molla di qualche minuto, in cui la Gatter sottolinea che lei non lo fa per denaro, che non vuole rischiare l’accusa di vendere parti di bambini e che ci sono dei costi da coprire, si accorda per 100 dollari.

Il chiarimento che segue è importante: «Questi [100 dollari, n.d.r.] sono solo per il tessuto che voi realmente prendete, non per il tessuto donato dalla persona ma in cui poi voi non trovate niente, giusto?». Giusto. Così, tanto per non dimenticarci di che cosa stiamo parlando, la Gatter esprimerebbe la preoccupazione di non avere molto da offrire: «È complicato dal fatto che il nostro volume è così basso. Voglio dire, cercate campioni di 8, 9 settimane o solo quelli nel secondo trimestre?». Campioni, sempre, non pezzi di esseri umani. Gli attori dicono di cercare quelli nella fase più avanzata della gestazione. «Allora, mi lasci spiegare che c’è un piccolo problema, che potrebbe non essere un grosso problema». E a questo punto avvertiamo i lettori più sensibili che i dettagli che seguono sono raccapriccianti: esattamente come aveva fatto la Nucatola, anche la Gatter parla di un possibile cambio di tecnica abortiva per poter raccogliere tessuti intatti, passando dal metodo dell’aspirazione, più violento ma soprattutto più lesivo, a un metodo diverso che aumenti le possibilità di preservare gli organi interni del feto abortito, si violerebbe il protocollo medico che assicura al paziente un trattamento identico, indipendentemente dal prelievo di tessuti. Ma, come abbiamo detto, la premessa è che potrebbe non essere un gran problema. Si tratterebbe solo «di usare una tecnica meno “lesiva” [ma la parola inglese è “crunchy”! n.d.r.] per ottenere un campione intatto». La legge vieta rigorosamente di modificare i tempi o il metodo della procedura di aborto allo scopo di raccogliere tessuti fetali.

Il video, in conclusione, mostrerebbe la rappresentante di Planned Parenthood chiedere di stendere un contratto, specificando gli accordi sul “compenso” – di nuovo, parole sue –, e mantenere ancora delle riserve sulla somma concordata, volendo verificare se altre cliniche ricevano somme considerevolmente più alte, nel qual caso sarebbe stato necessario modificarla. Quindi forse i 100 dollari non sarebbero neanche sufficienti. Ricordiamo che la legge vieta la vendita di organi e tessuti di bambini abortiti e che gli scambi monetari legati al trasferimento di essi non devono essere significativi. «Il denaro non è importante, ma deve essere tale che per me ne valga la pena», dice la Gatter, chiarendo che parla di compensi “da anni”, non è chiaro se con riferimento a campioni di tessuti fetali. E in ultimo, ridendo: «Voglio una Lamborghini».

Un comunicato stampa di Center For Medical Progress accompagna il video. In esso, il capo del progetto “Capitale Umano”, di cui il video fa parte, il giornalista David Daleiden, dichiara: «I vertici di Planned Parenthood ammettono di raccogliere parti di bambini abortiti e di ricevere pagamenti in cambio. L’unica smentita di Planned Parenthood è che non ne ricavino soldi, ma è una disperata bugia che diventa sempre più indifendibile, man mano che CMP va rivelando le operazioni commerciali e le affermazioni di Planned Parenthood, che provano il contrario».

Di nuovo Eric Ferrero, dell’ufficio comunicazioni della catena di cliniche abortiste, ha respinto al mittente le accuse, citando un video “montato ad arte” – a Planned Parenthood devono avere un problema a cercare sul web, visto che l’originale è disponibile –, che il gruppo di attivisti è stato “ampiamente screditato” e che tutte le cifre menzionate devono essere intese a titolo di rimborso, visto che la signora Gatter ha più volte detto che il denaro non è importante.

Al momento sono sette gli Stati che hanno aperto indagini nelle cliniche di Planned Parenthood nei loro confini, e sono partite inchieste da ben tre Commissioni del Congresso. Ma quando anche Bloomberg consiglia ai liberal di prendere sul serio i video di denuncia, perché le questioni etiche che sollevano, se non anche le conseguenze penali, mettono concretamente a rischio i 528 milioni di dollari che Planned Parenthood riceve annualmente dal governo federale, è segno che qualcosa si sta davvero muovendo. E non è una Lamborghini.

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22/07/2015
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