Società

di Mario Adinolfi

Nell’arco di una sola estate

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Spero vi sia chiaro il quadro, ormai. A me apparve chiaro un paio di anni fa, quando cominciai a scrivere “Voglio la mamma”, quindici capitoli che secondo alcuni affastellavano troppi temi. Non esisteva ancora il ddl Cirinnà quando cominciai a scrivere VLM, non si poteva neanche pensare a legittimare l’utero in affitto, anche la fecondazione eterologa era vietata, i matrimoni gay esistevano in uno sparuto numero di paesi europei, l’adozione omosessuale e la materinità surrogata erano vietati quasi ovunque, l’eutanasia si praticava solo in Belgio, Olanda e Lussemburgo, l’eutanasia pediatrica era vietata ancora in Belgio, il traffico di parti del corpo umano sarebbe stato uno scandalo assolutamente impensabile, il transgenderismo non era ancora un’ideologia pervasiva e Bruce Jenner era ancora un dimenticato decatleta che aveva vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di qualche decennio fa, aveva avuto tre mogli e sei figli, non si sognava di farsi chiamare Caytlin e vestirsi da donna (ovviamente niente operazione, ma quella non serve più, tanto ormai è tutto e solo un gioco ideologico di società, ma due anni fa i tribunali finanche italiani non si sognavano di affermarlo), Francesca Vecchioni stava ancora con la fidanzata e si era appena fatta fare due figlie con l’eterologa in Olanda aiutata da papà Roberto e ancora non le sbandierava ideologicamente come simboli (innocenti, povere bimbe) della battaglia per l’omogenitorialità. Oh, erano appena due anni fa e sembra un secolo.

Nell’arco di una sola estate, quella che stiamo vivendo, l’ideologia gender gioca a trovare il suo compimento con la prepotenza: pensate alla corsa per varare il ddl Cirinnà al Senato prima dell’estate, pensate al ministero dell’Economia che manda numeri farlocchi via twitter cedendo alle pressioni della lobby Lgbt che chiede di far presto, pensate alla sentenza della Corte suprema americana, al comma 16 del maxiemendamento sulla “buona scuola”. a Bruce Jenner che è su tutte le copertine di tutti i giornali americani come Caytlin Jenner e ora parte pure il reality e tutto il giochino vale 500 milioni di dollari, pensate alla sentenza della Corte europea per i diritti umani contro l’Italia sulle unioni gay e a quella della Cassazione che legittima il transgenderismo come “stato della psiche” senza passare neanche dall’accertamento dell’unico elemento oggettivo. Metteteci insieme le paginate sui due gay dipinti come eroi perché vogliono strappare a una donna thailandese la bambina che lei ha partorito facendo leva su un contratto di compravendita della bambina stessa e di locazione dell’utero della donna, metteteci il coro di sdegno perché due genitori “cattolici” vogliono bene al loro figlio 38enne Vincent Lambert e non accettano che sia ucciso per fame e sete pur nella gravissima disabilità in cui vive e capirete come in due anni, in appena due anni, il mondo sia stato travolto da un’ideologia che contagia anche l’Italia. E’ un mondo migliore quello dello scandalo Planned Parenthood, l’azienda di cliniche che riceve oltre 500 milioni di dollari dal sistema pubblico per praticare aborti, riceve finanziamenti multimilionari dai 41 più noti marchi statunitensi e per arrotondare si vende gli organi dei corpicini dei bambini abortiti?

No, non è un mondo migliore quello che emerge da questa folle estate 2015. Ma il pregio è uno: ora il quadro è chiaro a tutti. Ora forse è più evidente la ratio che ha guidato quel mio piccolo libro, il primo che metteva insieme temi che sembravano tanto diversi e invece stanno tutti insieme. Perché al fondo si stanno combattendo due visioni antropologiche contrapposte: c’è chi vede l’essere umano come persona in relazione e come tale sacro e intangibile; c’è chi sta lavorando per trasformare le persone in cose, reificando l’essere umano e rendendolo mera merce. Se trasformi le persone in cose, le cose fallate vanno eliminate. Le travolgenti conseguenze infernali della mercificazione dell’essere umano, tutte originate dalla desessualizzazione della genitorialità, si abbattono in questa strana e pericolosa estate come un’onda anomala sulla vita di tutti noi. Perché finalmente forse ci siamo accorti che questi temi riguardano ciascuno di noi, direttamente o indirettamente; riguardano i nostri figli e non a caso una moltitudine è scesa in piazza in loro difesa, giusto il giorno prima che questa estate avesse inizio.

Voglio la mamma, libro scritto nel 2013, proponeva ai suoi lettori un manifesto in 20 punti da opporre come impegno di testimonianza di verità (prescidente da qualsiasi opzione di tipo religioso) ai propugnatori della trasformazione delle persone in cose. Considero utili riproporre oggi qui i 20 punti, che sono il mio personale impegno e l’impegno del quotidiano La Croce, tutti i giorni schierata contro i falsi miti di progresso che stanno avvelenando i pozzi del vivere civile.

1. Non esiste l’individuo, esiste la persona, dunque l’individuo in relazione con altri individui. La relazione primigenia, archetipica e intangibile, è quella tra madre e figlio. Negarla è negare la radice dell’essere umano.

2. La libertà individuale è un totem che non necessita di tutele e non genera diritti. Al contrario, la libertà personale, dunque la libertà degli individui in relazione con gli altri, è preziosa e va ampliata senza che nuovi diritti ledano però l’essere umano in radice.

3. La libertà personale da tutelare in via prioritaria è quella dei soggetti più deboli: bambini, malati, anziani.

4. Il primo diritto è il diritto a vivere.

5. Non esiste un diritto all’aborto, esiste un diritto alla nascita. L’aborto è sempre una tragedia e un fallimento, come tale va trattato e con ogni sforzo possibile evitato.

6. I diritti prioritari da tutelare sono quelli della libertà personale, dunque relazionale, per eccellenza: i diritti della famiglia.

7. Non esistono le famiglie, esiste la famiglia: cellula base del tessuto sociale, composta da un nucleo affettivo stabile aperto in potenza alla procreazione. In natura la procreazione avviene con l’unione di un uomo e di una donna. E’ questa la base di un nucleo familiare propriamente detto.

8. L’omosessualità è una tendenza sessuale ovviamente legittima, i cui legami affettivi stabili possono essere tutelati da istituti giuridici rivolti alle persone, ma nettamente distinti dal matrimonio.

9. La rottura della sacralità e dell’unicità dell’istituto matrimoniale come unione di un uomo e di una donna, porta inevitabilmente e logicamente alla estensione dell’istituto stesso ad ogni forma di legame affettivo stabile. La legittimazione di poligamia, poliandria, unioni a sette, otto, dieci o venti persone, sarebbe dietro l’angolo con conseguenze letali per il tessuto sociale e la stabilità finanziaria degli Stati.

10. Non esiste l’omogenitorialità. Non esiste la genitorialità. Esistono la maternità e la paternità.

11. Negare a un bambino il diritto ad avere una madre e un padre, sostituendoli con il “genitore 1” e “genitore 2”, è una forma estrema di violenza su un soggetto debole.

12. La sfera sessuale di un minore è intangibile e sono intollerabili le norme che prevedono la non procedibilità d’ufficio contro le persone che hanno rapporti sessuali con bambini di dieci anni e assumono per libero il consenso all’atto sessuale di ragazzini di quattordici anni.

13. Il turismo sessuale degli occidentali avente per oggetto in particolare le minorenni e i minorenni asiatici, è una violenza orrenda che merita il peggiore stigma sociale.

14. La variazione dell’identità sessuale di una persona dovrebbe essere prevista in casi del tutto eccezionali. Il mercimonio del corpo di una persona spesso in una finta fase di transizione da un’identità sessuale all’altra, grazie alla quale si ottiene maggiore attenzione e successo nel mercato della prostituzione, è un’attitudine che va combattuta.

15. La compravendita del corpo femminile, nella forma estrema della compravendita della maternità e dell’orrendo “affitto” dell’utero, che fa leva sullo stato di bisogno della donna per toglierle anche l’elemento più intimo della propria identità sessuale, va vietato da ogni normativa.

16. Tra due gay ricchi che fanno strappare dal seno della madre il neonato appena partorito per far finta di essere madre e padre, e il neonato così platealmente violato fin dai suoi primi istanti di vita, chiunque non abbia un bidet al posto del cuore sta con il neonato. E con sua madre.

17. L’eutanasia infantile è una procedura nazista e il protocollo di Groningen è un documento fondativo di una nuova pericolosa eugenetica discriminatoria e razzista.

18. Le diagnosi prenatali hanno fatto crollare nei paesi Occidentali le nascite di albini, affetti da sindrome di Down e da altre alterazioni cromosomiche. E’ intollerabile questa strage di persone affette da minime disabilità.

19. La morte non è mai “dolce”. L’instaurazione di norme che prevedano l’eliminazione delle persone in condizione di difficoltà grave fisica o psichica, secondo il labile e mutevole principio che la loro sarebbe una “vita non degna di essere vissuta”, apre la strada all’inferno.

20. Al centro della difesa della vita e della persona c’è la donna. Il futuro della persona umana ha le forme di una madre. Così è, così è sempre stato, così sempre sarà.

Dentro questi impegni assunti pubblicamente di nuovo c’è l’orizzonte di azione di persone che non si rassegnano all’onda maligna che si è alzata nell’estate 2015. L’impegno più complessivo è alla resistenza, alla lotta partigiana contro l’imporsi di un male troppo foriero di infernali conseguenze per poterlo lasciar passare senza combatterlo. L’ignavia e la passività di fronte a questa avanzata equivarrebbe a complicità. Noi non saremo complici e l’orwelliana avanzata del pensiero unico ideologico la contrasteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione.

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25/07/2015
1512/2019
Beata Maria Vittoria de Fornari Strata

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