Politica

di Mario Adinolfi

No al baratto, il ddl Cirinnà va ritirato

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Secondo il mio amico Filippo Savarese, della Manif pour tous, alcuni articoli apparsi sul quotidiano Avvenire relativi a una riscrittura di parti del ddl Cirinnà sarebbero la “benedizione” su un presunto patto tra Renzi e Area Popolare per il varo della legge sulle unioni civili omosessuali. Avendo avuto nella mia vita due intense frequentazioni, la prima lavorando ad Avvenire e la seconda nella realtà politica e anche parlamentare, provo a raccogliere l’input dell’amico e a spiegarvi cosa sta accadendo.

Grazie alla mobilitazione enorme di piazza San Giovanni e al faticoso quotidiano lavoro che anche su La Croce abbiamo svolto per svelare con ostinazione tutti gli inganni contenuti nel ddl Cirinnà, ora quella legge, così come è scritta, non piace più a nessuno. Ricordate che, non più tardi del 3 agosto scorso, con una pagliacciata operata dal capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda, quel testo era stato addirittura iscritto alla calendarizzazione in aula per farlo votare prima della pausa estiva. Per settimane tutti i giornali scrissero che ciò sarebbe accaduto, solo La Croce con calma ha provato a dire che dopo piazza San Giovanni si erano modificate le condizioni politiche. Avevamo ragione noi, non Repubblica e Corriere della Sera, non La Stampa e l’Unità. Nessuna approvazione prima della pausa estiva, perché il testo del ddl Cirinnà è semplicemente inaccettabile per la stragrande maggioranza del popolo italiano e persino del Parlamento. Avremo ragione noi anche in autunno, a patto che la debolezza del ddl Cirinnà e degli ormai (pochi) sostenitori venga sfruttata come un vantaggio per arrivare al ritiro del provvedimento e non venga in mente a nessuno di sedersi a un tavolo di trattativa che sarebbe idiota, perché sulla famiglia non si tratta. Quindi ora proveremo a spiegare quel che accadrà nei prossimi mesi, quel che andrà fatto e quel che assolutamente non andrà fatto. La Croce quotidianamente monitorerà gli sviluppi e, se ci daranno retta, finirà come in estate: il ddl Cirinnà non sarà approvato.

In effetti Savarese ha ragione. La mia esperienza lavorativa al quotidiano Avvenire mi fa dire che quando viene messa in neretto evidente la frase di Renzi, indicandola benevolmente come “la scommessa di Matteo”, secondo cui bisogna “fare una legge sulle unioni civili e realizzare un piano vero di sostegno alla natalità”, quelli sono i termini del baratto proposto: fateci approvare il ddl Cirinnà con qualche ritocco, in cambio vi daremo spicci per la famiglia con figli. E’ accettabile?

No. Diciamolo subito chiaro, nessun baratto è possibile. Qui viene in soccorso l’esperienza politica e parlamentare. Quando in politica dei tizi che baldanzosi volevano addirittura forzare la mano in estate, saltare la commissione e andare direttamente in aula, fanno un’inversione a U e ti dicono improvvisamente che vogliono trattare, vuol dire che la forzatura non è riuscita e percepiscono la loro totale debolezza. Te lo dicono con il tono arrogante, di solito, ti dicono che se non tratti loro faranno il peggio del peggio, ma più sono arroganti più dimostrano debolezza. Chi è forte, in politica, non tratta: fa. Una serie di fattori hanno indebolito platealmente il fronte dei sostenitori del ddl Cirinnà: il 3 agosto volevano forzare portandolo in aula saltando la commissione, ora praticamente non trovi manco uno che nel Pd (dico, nel Pd) non dica almeno che bisogna riscriverlo. Curioso, no?

Hanno scoperto improvvisamente tutti la questione dell’utero in affitto, la presenza dell’articolo 5 del ddl, adesso c’è chi propone l’inserimento di un esplicito divieto nella norma, chi l’affido al posto della stepchild adoption, chi la moratoria internazionale. Ogni giorno ormai fioccano interviste a senatori Pd (importante che siano senatori, al Senato i numeri della maggioranza sono fragilissimi) con distinguo e richieste di riscrittura del ddl Cirinnà. Abbiamo aperto la faglia, fatemi dire forse anche grazie a La Croce che da otto mesi scrive praticamente tutti i giorni che il ddl Cirinnà legittima la pratica dell’utero in affitto, facendo nome e cognome del senatore che usufruirebbe dell’articolo 5 il giorno dopo l’approvazione della norma, presentandosi all’anagrafe e dichiarando ciò che oggi non può essere dichiarato o dopo invece si potrà, in caso di approvazione del ddl così com’è, cioè che un suo “figlio” avuto tramite pratica di utero in affitto svolta all’estero ha due papà e nessuna mamma. E, signori miei, è questo il punto: poiché il senatore in questione è stato presidente dell’Arcigay e oggi ne è presidente onorario, la lobby Lgbt sull’articolo 5 non vuole cedere, non vuole cedere la relatrice Cirinnà, dicono che persino Renzi lo consideri “un punto qualificante” (lo leggo anche su Avvenire). Bene, farci prendere in giro con la riscrittura dell’articolo 1 e qualche generica dichiarazione tranquillizzante sul no all’utero in affitto in Italia, legittimando invece quello praticato all’estero, sarebbe veramente da idioti. Aprire un tavolo di trattativa non ha alcun senso. Il ddl Cirinnà è quell’articolo 5, è l’equiparazione dell’unione civile omosessuale al matrimonio, con reversibilità della pensione e tutto incluso. Ci diranno che regolano le unioni a partire dall’articolo 2 anziché dall’articolo 29 della Costituzione? Ci offriranno in cambio una “legge sula famiglia”? Dopo averla devastata? No, grazie. Chi tratta tradisce il patto di popolo stretto a piazza San Giovanni.

Intelligentemente dovremo continuare a rendere evidenti le contraddizioni nella maggioranza, divaricare le posizioni, incoraggiare i dubbiosi, chiedere alla Conferenza episcopale italiana di recuperare lucidità e evitare posizioni sconcertanti (leggere in proposito un lungo e azzeccato articolo di Giuseppe Rusconi su Rossoporpora), infine tornare in piazza con una marea umana di famiglie che diranno no non solo a quella proposta di legge, ma anche ad ogni possibile pateracchio figlio di una trattativa. Il popolo italiano non vuole la legge sulle unioni omosessuali e non la vuole anche se corretta in alcune sue parti, perché sa già che limiti e divieti saranno poi rimossi da sentenze della magistratura, arrivando rapidamente per via giurisprudenziale al matrimonio omosessuale con tutti i diritti di filiazione annessi. Abbiamo già visto che fine hanno fatto i divieti previsti dalla legge 40: rimossi con un tratto di penna. Non ci fregate più.

Il fronte a sostegno del ddl Cirinnà non è mai stato così debole: divisioni nel Pd, mal di pancia nella maggioranza, clima elettorale che si avvicina, difficoltà nell’approvare le altre riforme, crisi di consensi per Renzi sono tutti fattori che rendono impraticabile l’approvazione delle unioni civili a fronte di una opinione pubblica contraria evidente e capace di farsi sentire. Questa è la condizione: evidente e capace di farsi sentire. Renzi non può permettersi una opposizione popolare di piazza di milioni di famiglie italiane, avendo ormai anche l’ostilità manifesta dell’ala sinistra del suo partito e vedendo la capacità organizzativa in ripresa nel centrodestra e solidificata nel M5S. Per questo Renzi, amico che conosco bene e che quando ero parlamentare ho aiutato a diventare quel che è, oggi accetta l’invito al Meeting di Rimini che ieri rifiutava, per questo Renzi oggi fa fare le paginate sui giornali ai suoi sostenitori sulle “cose fatte dal governo”, per questo Renzi farà il tour nei cento teatri. Per recuperare consensi. Di fronte a un dissenso massiccio, popolare, imponente rispetto alla legge sulle unioni civili, farà due calcoli che è bravo a fare e rinuncerà. Per questo oggi manda ovunque emissari trattativisti con un finto ramoscello d’ulivo in bocca. La trattativa va rifiutata. E l’opposizione anche di piazza va riconvocata, dopo la chiusura del Sinodo sulla famiglia e prima che al Forum delle associazione familiari la Cei faccia eleggere la persona già indicata notoriamente amica delle “famiglie omogenitoriali”, che non a caso cerca disperatamente in questi giorni contatti con Renzi per assicurargli il suo sostegno. Ecco, davvero non abbiamo bisogno di atteggiamenti così. Ma dell’esatto opposto. Durezza e una sola parola: il ddl Cirinnà va ri-ti-ra-to. Altrimenti l’opposizione nel paese sarà plateale, di piazza, in ogni città italiana.

Non è una modalità tipica della mobilitazione cattolica, lo so. Siamo di solito gentile e bene educati. Bisognerà continuare ad esserlo, intendiamoci. Bisognerà essere anche molto calmi e attenti, leggendo continuamente i segnali che emergeranno con grande intelligenza. Ma dobbiamo avere l’anima di ferro, non essere giunchi al vento o meno che mai commercianti da trenta denari. Qualche durezza necessaria la aggiungeremo noi da La Croce, si sa, siamo cattolici anomali e notoriamente peccatori. Ma soprattutto siamo cittadini che sanno che il tornante è decisivo, siamo padri e siamo madri che vogliono difendere i loro figli, l’idea di famiglia, la Costituzione che l’Italia ha. Lo sappiamo fare e lo faremo.

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27/08/2015
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