{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} La cattiva coscienza di una civiltà

Società

di Giovanni Marcotullio

La cattiva coscienza di una civiltà

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C’è qualcosa che lascia così attoniti, nell’eccesso dell’orrore, che ci si sente in diritto (ma anche un po’ in dovere) di parlarne. Quand’anche fosse praticamente ineluttabile il rischio di ricadere in un vacuo esercizio retorico. Si veda la vicenda del bimbo siriano annegato nel tentativo di raggiungere la riva europea dell’isola di Kos, si pensi al suo cadaverino adagiato dalle onde sulla battigia. L’Independent ci ha fatto l’apertura e qualche giornale (anche cattolico) ha osservato che non sembra il caso di far circolare ulteriormente quell’immagine perché le leggi della comunicazione online portano soldi a ogni accesso e un’immagine così “impattante” darebbe ragionevole aspettativa di molti accessi: insomma, sarebbe il caso di evitare di far soldi sulla pelle di quel bimbo.

Ineccepibile, ma va detta un’altra cosa: la ragione per cui quella foto “impattante” fa accessi dev’essere cercata altrove, perché i tantissimi che sono andati a visitare l’Independent hanno pure preso e condiviso la sola foto, priva del riferimento al giornale e al suo sito, e l’hanno fatta circolare corredata di parole loro (parole di pietà, di rabbia, di devozione, di minacce apocalittiche). E giù a cascata, anche sui social – dove gli utenti certo non guadagnano dal maggiore o minore accesso di visitatori sui loro profili – tutta una diatriba su “è bene mostrarla/non è bene mostrarla”. A prescindere dai soldi, quindi. Ed è la cosa più logica che ci si deve aspettare, perché se tutti gli animali hanno un’istintiva repulsione delle carogne della loro specie (al punto che in alcune di queste gli individui moribondi si appartano), l’animale che vive di nostalgia e desiderio sente vibrare nella naturale repulsione per i cadaveri un’inquietudine trascendente in cui si scopre esso pure votato alla morte. E non serve Heidegger per ricordare la strana morbosità che ci prendeva, da bambini, quando insistevamo per poter vedere la prozia defunta anche contro il volere degli adulti. Perché la morte ci inquieta in superficie e ci terrorizza in profondità, ma vederla è tutto sommato catartico rispetto al negarla (causa di infinite nevrosi).
Questo in filosofia. Benissimo. Poi ci sono delle morti particolari, che in fondo nessuno vorrebbe mai vedere, perché quel poco che di naturale la morte umana ha scompare drammaticamente, ad esempio, davanti alla morte dei bambini. Come è il caso del bambino siriano annegato. E c’è l’ulteriore aggravante del senso di colpa, collettivo e dunque invisibilmente diluito tra le cattive coscienze degli individui di una collettività: tutti sappiamo che se la barca che portava, tra gli altri, quel bimbo, è colata a picco, una qualche responsabilità l’abbiamo noi tutti che a quel bimbo siamo sopravvissuti. Anche se non siamo gli scafisti, anche se non siamo quelli che direttamente hanno reso invivibile il luogo da cui la sua famiglia scappava. E la cattiva coscienza di una civiltà (quella che in Occidente cresce giorno dopo giorno col diuturno esercizio dell’autoflagellazione per tutti i mali del pianeta) non è cosa buona – né per fare né per non fare. Per senso di colpa quella foto non dovrebbe né essere vista né essere occultata.
Anche l’Independent non è sfuggito alla trappola retorica del genere letterario, ma va detto che sotto alla melassa si trova una domanda di indubbio valore: «Se queste immagini straordinariamente potenti di un bambino siriano annegato su una spiaggia non cambiano l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dei richiedenti asilo, che cosa potrà farlo?». Un pregio che le foto, senza dubbio, portano rispetto ai testi scritti è che non hanno parole (e normalmente non ne hanno bisogno): questo le vaccina, per così dire, contro la retorica – almeno generalmente. Perciò Eisenhower, allora generale, ordinò ai soldati che liberavano i campi di sterminio nazisti di fotografare e documentare accuratamente il tutto, onde evitare che qualcuno potesse poi dire che tutto ciò non era mai accaduto.
E non è cattiveria, è che se la mente umana si ammala di nevrosi negandosi la visione della morte ci sono però delle morti intollerabili per crudeltà e disumanità, perché l’eccesso dell’orrore è più forte dell’horror vacui. Le memorie dei veterani delle guerre mondiali e della guerra nel Vietnam hanno riempito biblioteche (e cartelle cliniche di manicomi).
Così ci diamo una qualche risposta per l’inspiegabile silenzio che attutisce “l’urlo nero” raccontato dai video del Center for Medical Progress. David Daleiden è un giovane connazionale di Dwight Eisenhower, uno che sembra aver preso molto sul serio il mandato del generale-presidente: i suoi video mostrano immagini ben più “impattanti” di quella del piccolo siriano – che a differenza di quella non sono state prese sulle rive della Turchia bensì rubate nelle asettiche strutture di Planned Parenthood – eppure non solo i social non si riempiono dei bambini trucidati e smembrati vivi, ma neppure sui giornali quelle immagini sembrano trovare una qualche eco.
Si capisce: c’è un punto oltre il quale l’orrore è insostenibile, giunti a quel punto i fatti vanno negati. In Italia siamo l’unico quotidiano (insieme col settimanale Tempi di Luigi Amicone) che cerca di rendere conto dei progressi di quell’inchiesta sconcertante, e a quelli che ci hanno accusati di fare un cattivo servizio perché impossibilitati a verificare personalmente i fatti al di là dei documenti pubblicati dal CMP rispondiamo con una confessione: ogni volta che abbiamo visto uno di quei video anche noi ci siamo chiesti, qui in redazione, “ma veramente è possibile che siano accadute cose del genere?”. Anche noi sulle prime ci rifiutiamo di credere che delle donne che la sera tornano a casa e dormono nel corso della giornata abbiano ordinato a delle ragazze di tagliare con le forbici il viso di un bambino abortito per prelevarne il cervello da spedire a questa o quella organizzazione.
Se tutto questo risultasse vero avremmo da un lato un nipotino di Eisenhower (ironico che la sua famiglia originasse da terre germanofone) e dall’altro tante nipotine di Mengele. E in mezzo noi, che taciamo come in Europa si taceva dei campi di sterminio quando già correvano dappertutto le voci su ciò che vi avveniva. Perché allora i giornali parlano del bambino siriano e non di quelli americani? Soltanto perché i bambini abortiti si venderebbero a peso – se quanto emerge dall’inchiesta del CMP risultasse comprovato – mentre quello siriano sarebbe morto gratis?
È molto grave poter formulare un’ipotesi così senza dover avvertire di essere lontani dalla verità, ma c’è probabilmente qualcos’altro: è gratis la nostra pietà per il bambino siriano, ed è gratis per tutti – per i giornali, per i social e perfino per i governi. Si possono stanziare fondi, varare piani e spartirsi le fette di queste nuove torte, di modo che ai poveri restino sempre le briciole e che a noi non venga meno il sovrappeso – Mafia Capitale ce lo ha mostrato una volta di più. Quello che non si può, invece, è sovvertire un intero sistema che sotto il velo dei diritti perpetra sistematicamente i più efferati delitti mai concepiti nella storia (la rupe di Sparta, al confronto, pare una nursery con climatizzatore): non si può perché il disprezzo dell’essere umano non sarebbe, lì, un accidente collaterale, come per il bambino siriano, bensì il vero e proprio carburante di un’enorme macchina da soldi.
E questo ci porterebbe infine a capire come funziona il nostro mondo, ossia “chi comanda”, come diceva Humpty Dumpty, perché «questo è tutto». Viceversa, poi, chi non comanda. Se il ribrezzo di centinaia di milioni di uomini per visi di bambini tagliati con le forbici al fine di prenderne l’encefalo non è capace di mutare l’andamento del mondo significa che l’Occidente è guidato da ben altre forze che quelle della democrazia, per quanto ci si affatichi a esportarla ovunque a forza di bombe.
Aveva ragione il premio Nobel Madre Teresa – la ricordava giorni fa Costanza Miriano – che diceva che ogni pace è compromessa quando l’aborto è tutelato per legge? O ha ragione il premio Nobel Barak Obama, che nella sua riforma sanitaria tutela l’aborto per legge a spese di tutti i cittadini? Difficile che ce l’abbiano entrambi, e anche a Oslo dovrebbero farsi questa domanda quando assegnano il loro premio.
Costantino proibì, in una delle sue leggi, di sfregiare sul volto gli schiavi perché anche sul loro volto – benché non venisse con ciò abolito l’istituto della schiavitù – brilla l’immagine di Dio. Alcune donne e alcuni uomini tagliano con le forbici, letteralmente, volti di bambini abortiti vivi per fare soldi coi loro cervelli. E questi vengono a dire a chi li avversa che hanno un modo di pensare “medievale”. Se è il loro modo per dire che sappiamo bene la distinzione tra le persone e le cose, tra le persone e i soldi, lo saremo pure.
«Frequentemente – ha spiegato in proposito Papa Francesco – per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. È un fine in sé stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficoltà. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno» (Evangelii gaudium 213). E sembrava pensare ai video del CMP, il Papa, quando subito prima aveva scritto: «Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo» (ibid.).
Forse è il diverso grado di orrore che ci fa discutere del cadaverino dello sfortunato bimbo siriano e ci impedisce anche solo di nominare l’Ecatombe Pianificata del mercato dell’umano. O forse è che quanto al bimbo siriano, in fondo, non possiamo fare più di un panegirico e un pianto, mentre su Planned Parenthood si potrebbero e si dovrebbero fare cose che non vorremmo o non sapremmo fare. Parafrasare qui il fiorellino retorico dell’Independent è fin troppo facile, perfino scontato, ma se immagini come quelle divulgate dal lavoro del CMP non bastano a far chiudere al mondo il “capitolo-aborto”, che cosa basterà mai? Di sicuro la voce di Salvatore Quasimodo ruggisce ancora, denunciando un “urlo nero”. Ma quella di Primo Levi non può aggiungere “che questo è stato”, perché tutto ciò avviene ora.

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04/09/2015
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