Società

di Federica Paparelli Thistle

La commissione Giustizia USA dà udienza sullo scandalo Planned Parenthood

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Il caso Planned Parenthood approda sul tavolo della Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti a Washington DC: alle 10.30 di mattina, mercoledì sono comparsi davanti alla commissione bipartisan quattro testimoni come persone esperte in materia in un’udienza dal titolo molto espressivo “Planned Parenthood smascherato: esame delle orribili pratiche del più grande provider di aborti”. Davanti al presidente della commissione, il repubblicano Bob Goodlatte, sono sfilati nell’ordine Gianna Jessen, sopravvissuta a un aborto salino, come lei stessa in gennaio ha raccontato al nostro giornale, James Bopp jr. di National Right to Life, la più grande organizzazione pro-life degli Stati Uniti, Priscilla Smith, direttrice del programma di studi per la giustizia riproduttiva alla facoltà di legge dell’università di Yale, e Melissa Odhen, anche lei in quanto sopravvissuta ad un tentativo di aborto.
L’udienza è la prima di due ed è l’inizio della fase pubblica dell’indagine aperta dalla Commissione il 15 luglio, all’indomani dell’exposé di Center For Medical Progress, ed è diretta alla verifica delle accuse che Planned Parenthood alteri i procedimenti chirurgici abortivi allo scopo di raccogliere organi di feti abortiti. L’intento non nascosto è anche quello di spingere il Senato all’approvazione del disegno di legge Pain-Capable Unborn Child Protection Act, sulla protezione dei nascituri in grado di provare dolore.
La seduta si è aperta con le dichiarazioni di entrambe le parti, sia quella democratica, rappresentata dal deputato John Conyers, che quella repubblicana, con il deputato Trent Franks. L’intervento di Conyers si è focalizzato sulle arcinote argomentazioni a difesa di Planned Parenthood, sostenendo l’inaffidabilità dei video di CMP, come sempre perché sarebbero editati in maniera ingannevole, che le cifre a cui si accenna sarebbero dei meri rimborsi, e che, in buona sostanza, finché non si riesce a filmare un medico che uccide un bambino nato vivo, niente potrà convincerlo che Planned Parenthood faccia qualcosa di illegale. Una cosa giusta, comunque, l’ha detta: grandi assenti dall’udienza erano gli stessi membri di Center for Medical Progress e Planned Parenthood. Per quanto riguarda i secondi, basta ricordare che già in luglio il gigante dell’aborto ha risposto picche alla richiesta di un’altra commissione del Congresso di far testimoniare la dottoressa Nucatola. La presenza di David Daleiden di CMP sarebbe invece stata quantomeno desiderabile, se non altro per far notare al deputato Conyers che, quando si tratta di rimborsi, non c’è nessuna necessità di contrattare , come invece fa la dottoressa Gatter, dicendo che vuole una Lamborghini nel secondo dei tanti video che toccano questo argomento.
Franks, dal canto suo, nel sostenere la perfetta credibilità di quanto riportato nei video, ha fatto del suo meglio per ricordare proprio questo episodio. Ha inoltre richiamato alla memoria le affermazioni della Nucatola a proposito degli aborti con nascita parziale che lei stessa avrebbe eseguito per poter procurare polmoni, fegati, tessuto muscolare e altre parti per le quali “c’è grande richiesta”. Toccante anche la sua considerazione, a margine di un altro episodio raccontato nei video, quello del bambino abortito e ancora vivo, finito nelle mani dei tecnici di Stem Express perché lo facessero a pezzi: “È triste che l’unico momento in cui questo bambino è stato tenuto in mano da qualcuno è stato da quelli che gli hanno tagliato la faccia in due per estrargli il cervello”.
La parola è poi stata data all’appassionata testimonianza di Gianna Jessen, la quale, con tanto di supporto fotografico, ha mostrato alla Commissione cosa significhi un aborto salino, rivivendo il momento della sua nascita fortuita, salvata solo dal fatto che il medico non fosse ancora in servizio per “terminare il lavoro”. Gianna ha parlato della sua paralisi cerebrale, conseguenza dell’aborto, come di un grande dono, e, dopo aver reso la sua testimonianza di fede, ha detto di voler chiedere a Planned Parenthood: “Voi parlate tanto di diritti delle donne, ma dove erano i miei?”. E inoltre: “Dite continuamente che, se il bambino è disabile, la gravidanza va terminata, come se poteste determinare la qualità della vita di una persona. La mia vita ha meno valore per via della paralisi cerebrale? Nella vostra arroganza e avidità, vi è sfuggita una cosa: è spesso fra i più deboli fra noi che impariamo la saggezza – una cosa che dolorosamente manca alla nostra nazione oggi”. Parole di fuoco che, sostanzialmente, sono riecheggiate nell’analoga testimonianza di Melissa Oldhen, anche lei protagonista di una vicenda molto simile.
James Bopp si è a lungo soffermato sull’insufficiente protezione che la legge attuale offrirebbe ai bambini contro pratiche dirette alla raccolta di organi: ci sono definizioni di legge troppo larghe, come quella di cessione di tessuti in cambio di “pagamenti o altre forme di compenso… salvo i rimborsi per le spese sostenute”, un beneficio economico, che a quanto pare è sufficientemente alto da incentivare la raccolta di organi e tessuti, un abuso della legge ampiamente descritto dai video di CMP.
La parte della difesa di Planned Parenthood è toccata alla Smith e quale migliore difesa dell’attacco? È un motivetto già noto: video pesantemente editati, Planned Parenthood riceve solo rimborsi e fornisce servizi alle donne senza i quali la loro salute sarebbe a rischio (dimentica del fatto che non è il solo provider sul territorio). La sua tesi è che i cosiddetti Community Health Centers non offrirebbero la stessa qualità dei servizi di Planned Parenthood, ma soprattutto non sarebbero altrettanto “compassionevoli”. Non è chiaro come un’esperta di diritto sia in grado di valutare delle prestazioni mediche, ma soprattutto da dove derivi gli elementi per giudicare i livelli di compassione di un ente che come core business ammazza bambini. Sempre secondo la Smith, l’intero lavoro della Commissione sarebbe controproducente per la causa di chi vuole abolire l’aborto: dal momento che Planned Parenthood fornisce anche accesso ai contraccettivi, la professoressa ha affermato che interrompere questo servizio avrebbe l’effetto di aumentare il numero di gravidanze indesiderate, e di conseguenza di aborti. Affermazione questa tutta da dimostrare: già dal 2009 in Italia l’Italian Journal of Gynaecology & Obstetrics ha pubblicato statistiche che, al contrario, provano un rapporto di diretta proporzionalità fra l’accesso alla contraccezione e il numero di aborti.
Particolarmente cruciale è stata la sua risposta alla domanda che le ha diretto il presidente della Commissione riguardo all’aborto per smembramento del bambino: “Le sembra un modo umano di morire?”. La Smith si è lanciata in una distinzione fra “viable babies”, bambini in grado di sopravvivere dopo l’aborto, per i quali una sorte simile sarebbe da scongiurare, ma l’ha trovata perfettamente accettabile nel caso di “non-viable babies”. Il deputato repubblicano Gowdy si è successivamente preoccupato di farle sapere che la possibilità di sopravvivenza del bambino è solo un mero dato statistico - in genere sono considerati viable i bambini sopra le venti settimane, ma anche fuori da questi casi, uno su quattro comunque sopravvive - e che può essere determinato con certezza solo a posteriori. Inoltre, sempre secondo Gowdy, appare quantomeno illogico che nel diritto civile si possa far causa per procurato aborto anche sotto le venti settimane e che quel bambino sia considerato un soggetto di diritto (anche dagli avvocati che si fanno pagare), mentre passi a essere un grumo di cellule quando si trova sul tavolo operatorio di Planned Parenthood.
L’udienza al momento di andare in stampa era ancora in corso di svolgimento. Si preannuncia una lunga battaglia ma i difensori del diritto alla vita non mostrano segni di stanchezza. Che sia la volta che l’America volti pagina e torni ad essere un Paese dal volto umano. n

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10/09/2015
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