Società

di Chiara Iannarelli

“W l’amore”, non solo gender

A proposito di masturbazione a pag. 10 del manuale per i ragazzi “Le cinque lezioni” il docente e i genitori che lo leggono, trovano la testimonianza di “Marta 14 anni: non si parla mai di masturbazione delle ragazze. Invece anche noi lo facciamo. E non ci si dovrebbe vergognare. E ancora alla pagina 11: “Uno dei modi per conoscere il proprio corpo e provare piacere è masturbarsi. Significa toccarsi e accarezzarsi dove ti piace di più. Lo fanno sia i maschi che le femmine. Quanto spesso varia da persona a persona ma è anche assolutamente normale non avere voglia di farlo”.

Se mai fosse sfuggito, ricordiamo che questi argomenti vengono trattati dai suddetti esperti con preadolescenti di 13 anni.
Sul portale “Giochi da ragazzi”, parte integrante del progetto “W l’amore”, è disponibile il seguente approfondimento: “La masturbazione o autoerotismo è la stimolazione manuale dei propri genitali, spesso accompagnata da fantasie erotiche, al fine di raggiungere l’orgasmo. È considerata una caratteristica normale dello sviluppo della sessualità umana ed è praticata fin dall’adolescenza e spesso anche nell’infanzia. Con l’instaurarsi di un rapporto con un partner, la masturbazione tende a ridursi o addirittura a scomparire per ripresentarsi in tutte quelle circostanze caratterizzate dall’assenza del partner stesso. Può essere ovviamente parte del rapporto sessuale e dunque praticata anche dal partner”.
Troppo facile constatare che il tema è trattato a dir poco con estrema superficialità.
E’ assente qualunque accenno alla possibilità che la masturbazione possa assumere forme compulsive, o anche essere espressione di un disagio interiore, come si può a volte osservare nei bambini, che la usano come pratica anti-stress. E’ assente qualunque ipotesi di approfondimento circa la comprensione di un bisogno che spinge alla ricerca di un piacere solitario e svincolato dalla relazione con l’altro.

Andiamo a p. 115. Qui si spiega con estrema naturalezza (sempre a 13enni ricordiamo) che “se durante il rapporto il preservativo si rompe o si sfila o non si sono usati contraccettivi , “si può ricorrere alla pillola del giorno dopo”. Il meccanismo d’azione del levonorgestrel (pillola del giorno dopo) e dell’ulipristal (pillola dei cinque giorni dopo) vengono presentati tra i più comuni sistemi anticoncezionali. E’ necessario spiegare che tali farmaci sono ancora ad oggi oggetto di ampia discussione nel mondo scientifico (quello vero). Le stesse ditte produttrici si tutelano, dichiarando che non si può escludere un effetto “antinidatorio”. Non si tratta di fare ideologia, in nessun senso, ma solo dichiarare in assoluto che queste pillole svolgono solo una funzione “contraccettiva” vuol dire senza mezzi termini, dare un’informazione errata. Andrebbe detto che non si può escludere in modo certo che in qualche caso possano funzionare con meccanismo abortivo, dato che impedirebbero l’annidamento dell’embrione già costituito.
Per non dire che riguardo a tutti i contraccettivi, compresi questi, manca qualunque descrizione delle controindicazioni e dei possibili effetti collaterali. Nella quinta lezione “Sesso? Sicuro!” viene affermato che l’unico svantaggio che potrebbe avere la pillola, è quello che ci si potrebbe dimenticare di assumerla (p.121).

Sul tema della pornografia impariamo quanto segue: “I maschi sono descritti secondo lo stereotipo dell’uomo superdotato e le femmine rispecchiano il modello della donna facile e perfetta fisicamente …. Il sesso del porno è uno spettacolo pensato per essere guardato principalmente dai maschi. Il protagonista è il desiderio maschile …quasi sempre non prevede l’uso del preservativo! La prevenzione e la contraccezione sono invece due componenti fondamentali del sesso reale: eccitante ma sicuro!” (“Le cinque lezioni” pp. 87-88).
Tutto qua. L’unica preoccupazione è decostruire stereotipi (preoccupazione quasi ossessiva ormai nella scuola) sottolineare le discriminazioni nella pornografia nei confronti del pubblico femminile, e la difesa da malattie sessualmente trasmissibili.
Nessun cenno ai pericoli rappresentati dall’enorme diffusione dei siti pornografici e dalla loro accessibilità, della diffusione di immagini che aggrediscono e turbano la sensibilità dei piccoli ma non solo, e del contributo alla costruzione di un immaginario dai confini sempre meno governabili, nella fase delicatissima della costruzione di sè, e dell’avvio delle relazioni affettive con gli altri.

Ma si sa al peggio non c’è mai fine. Ecco che a pag. 97 delle Cinque lezioni si parla di “rapporti orogenitali ed anali” come un dato acquisito ed universalmente praticato, non è neanche accennato il fatto che siano oggettivamente in contrasto con gli elementi biologici in cui è inscritto il rapporto sessuale; viene solo consigliato di stare attenti per evitare una malattia a trasmissione sessuale.
Le pagine 106-107: nel dare dettagliate istruzioni sull’uso del preservativo presentano, specie se rivolte a preadolescenti ed adolescenti, un’immagine a dir poco lesiva e degradante della dignità della persona. Con illustrazioni e didascalie così dettagliate che vi invitiamo ad immaginare di doverle presentare a ragazzini che fino a solo due tre anni prima portavano il grembiule alle scuole elementari.
Ci turba e ci rattrista dover riportare tanti e tali dettagli di un progetto, che viene subdolamente inserito in molte scuole, certi di disturbare la sensibilità di molti, adulti e soprattutto giovani; ma informare di tutto ciò è a nostro parere doveroso, vista la grave mancanza di rispetto della persona umana che in esso si manifesta. Ma ritorniamo alla scuola di Gaggio e al nostro docente. I materiali del progetto sono stati poi fatti conoscere ad altri insegnanti, genitori e principalmente ai componenti del Consiglio di Istituto. Il Collegio, malgrado le forti perplessità manifestate a parole da diversi docenti e condivise da molti altri, nel mese di settembre ha confermato, ancora una volta all’unanimità, la scelta fatta a giugno, “sanando” così l’anomalia della procedura (la preventiva approvazione del Consiglio di Istituto).La dirigente ha ritenuto che, quanto ai contenuti, non fosse stato introdotto niente di diverso da quello che la scuola stava proponendo da anni, e cioè contenuti di educazioni civica quali il rispetto della diversità e la condanna di comportamenti violenti e di atti di bullismo, argomenti del tutto inesistenti nel progetto W l’ Amore.
Un primo gruppo di 15 genitori ha quindi indirizzato alla Preside una formale richiesta di ricevere preventive e dettagliate informazioni non solo sul progetto di nuova approvazione, ma anche sulle attività effettuate negli anni scolastici precedenti per capire “cosa è stato sempre fatto”; chiarire gli elementi di continuità o discontinuità con le nuove proposte, per poter utilizzare lo strumento del consenso informato, previsto dalla recente nota del MIUR (C.M 4321 del 6 luglio 2015). La Preside, pur dichiarando la propria disponibilità a ricevere i genitori per rispondere alle loro obiezioni e discutere i materiali del corso, messi a disposizione per la consultazione nel suo ufficio, ha però opposto alle loro richieste la citazione di una sentenza della cassazione del 2008 (superata, non pertinente al caso e che peraltro, in calce, rimanda la sentenza definitiva ad altra giurisdizione) nella quale i giudici riconoscono alla scuola il diritto di proporre percorsi didattici anche in contrasto con le convinzioni delle famiglie. Ha inoltre argomentato che tutto ciò che le famiglie hanno diritto di conoscere è contenuto nel POF, viene ampiamente illustrato dagli insegnanti nelle riunioni di inizio anno e dato che il progetto stesso prevede momenti informativi con le famiglie, non era necessario qualsiasi ulteriore approfondimento. Nella realtà, nel POF sono assenti i contenuti dei progetti; gli insegnanti non li hanno illustrati nel corso delle riunioni di inizio d’anno e, ad oggi, nessun momento informativo ha ancora avuto luogo e nonostante questo la scuola sembra avere ancora l’intenzione di non tornare sui suoi passi e procedere a svolgere il progetto.
In una regione quale l’Emilia Romagna in cui genitori, docenti, esponenti politici del Partito Democratico e di altri partiti politici, esprimono fortissime perplessità verso il progetto W l’ amore e non solo non lo sostengono ma anche lo contrastano attivamente, non si capisce per quali interessi o pressioni esso venga sostenuto ed introdotto sempre più subdolamente nella scuola pubblica (cioè quella di tutti noi e dei nostri figli). Ancora di più non si capisce perché l’assessore alla sanità abbia dato un così forte sostegno politico ed economico, celato dietro la nobile causa della lotta all’AIDS, a tale iniziativa senza porsi il problema di offrire a scuole, genitori e ragazzi una pluralità di scelta su un tema così delicato come l’educazione affettiva e sessuale. Sembra quasi si voglia imporre una censura a qualunque tipo di alternativa. E ancora, pur trattandosi di argomenti che hanno sì a che fare con la salute - ma non solo - ci si chiede quale sia il ruolo in tutto ciò dell’assessore alla pubblica istruzione del quale ad oggi purtroppo non si sente alcun parere. Allora la domanda è: l’assessore alla salute è anche assessore alla pubblica istruzione?
Siamo del parere che l’educazione sessuale non sia mai neutra, anche quando si presenta come mera “informazione sessuale”; svincolata così come si mostra in questo caso, da ogni riferimento valoriale alla relazionalità e all’affettività dei discenti. W l’amore presenta contenuti gravissimi e pericolosissimi, orientati a destrutturare il pensiero dei ragazzi sull’intera complessità della loro persona, utilizzando una esplicita ma nello stesso tempo subdola forma di manipolazione ideologica sullo sfondo di una totale assenza di valori che confermano quanto il progetto, di educativo – anzi di umano – non contenga assolutamente nulla.
Tutto questo ci coinvolge come genitori, educatori e semplici cittadini. Lasciare che queste sperimentazioni siano consentite – sulla pelle di ragazzini che in molti casi non hanno ancora concluso il loro sviluppo puberale - sia per inconsapevolezza sia per mala fede – è in ogni modo colpevole.
Dà quindi speranza vedere che di fronte a tutto ciò, davanti all’attuale emergenza educativa,anche grazie all’importantissima manifestazione del 20 Giugno scorso, sempre più in genitori e docenti alleati insieme stanno attivando una nuova consapevolezza, e la determinazione ad informarsi ed organizzarsi in reti. Molti genitori ed educatori ci scrivono non solo per segnalare iniziative critiche, ma anche per chiedere strumenti al fine di argomentare in modi costruttivi le proprie scelte educative e anche per proporre alternative educative, in positivo. In molte città d’Italia stanno sorgendo spontaneamente comitati ed associazioni di genitori, al fine di sostenere la primaria responsabilità educativa delle famiglie, pur ricercando quella fondamentale alleanza con la scuola che oggi appare messa seriamente in pericolo. Come in questo caso troppo spesso accade che le famiglie vengano escluse dal confronto su temi sensibili come quelli che riguardano la sessualità e l’affettività. Temi su cui vogliamo riaffermare il dovere di riconoscere e rispettare la dipendenza di tali delicate dimensioni della personalità da variabili culturali antropologiche e religiose proprie del contesto culturale in cui i figli si trovano a crescere.
A Bologna molti genitori e docenti sempre di più vogliono dire “no” a W l’amore e vogliono impegnarsi a lavorare insieme in risposta a questo e a numerosi altri progetti critici. Si è costituita una sezione territoriale dell’Associazione Comitato Articolo 26 che sta già lavorando insieme alle altre realtà del territorio con l’obiettivo condiviso di monitorare la diffusione di iniziative non condivisibili e soprattutto accompagnare i genitori a costruire una vera continuità educativa con la scuola, per il bene dei nostri figli, per i quali tutti speriamo in un futuro migliore
La crescita delle future generazioni infatti è realizzabile solo con il dialogo diretto e costante tra scuola e genitori quali primi interlocutori cui spetta il riconoscimento della primaria responsabilità educativa (Art. 30 della Costituzione, Art. 26 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Risoluzione 1904/2012 Parlamento Europeo). La giustissima finalità dell’inclusione e dell’educazione al rispetto è irrinunciabile per ogni agenzia educativa ed in primo luogo per la scuola. Ma tutto ciò – come osserva il prof. Massimo Gandolfini in una sua relazione sull’argomento – non va confuso con temi che – riguardando la vita sessuale, l’identità sessuata, lo psichismo relazionale, la condotta sessuale, il benessere psicofisico, l’integrazione dell’identità di sé fra sessuazione e personalità, con possibili disagi identitari conseguenti – vanno affrontati al di fuori di ogni ideologia o sperimentazione educativa.

11/12/2015
2506/2017
Ss. Guglielmo da Vercelli e Massimo di Torino

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