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di Giorgio Ponte

L’Espresso senza coraggio che insinua bugie su “Courage”

Ci risiamo. L’Espresso in questi giorni è uscito con una nuova “inchiesta” sensazionalistica sugli “omofobi cattolici”. Stavolta ad essere nel mirino è Courage Italia, l’unica realtà esistente approvata dalla Chiesa che fornisca alle persone omosessuali che lo desiderano un percorso pastorale di accompagnamento nella castità, secondo il Magistero.

Il copione lo conosciamo. Il giornalista si infiltra inventando una storia, ruba registrazioni o filmati leggendovi chissà che complotti (stavolta per fortuna almeno questa parte ce la siamo risparmiata!), e poi mette tutto insieme secondo l’idea con cui aveva già deciso di costruire il pezzo a priori: che chiunque nel mondo volesse provare a fare con le proprie tendenze omosessuali qualcosa che non risponda al comandamento “accetta e non farti domande”, deve essere additato come pazzo represso.
Devo dire che mi colpisce sempre come vengano spacciate per inchieste-rivelazioni servizi giornalistici che, oltre a violare le elementari leggi sulla privacy, parlano di realtà su cui non c’è nulla da scoprire, dal momento che tutte le informazioni in merito sono già disponibili online.
Courage, infatti, per quanto non conosciuta o pubblicizzata (ahimè, nemmeno dalla Chiesa che l’ha voluta!), è un servizio che esiste da trent’anni in diversi stati del mondo e ciò che offre lo si può trovare sul sito www.courageitalia.it.
Forse il nostro amico giornalista poteva informarsi prima, risparmiandosi la fatica di andare fino a Torino per spiare i cavoli personali di un po’ di gente che era lì in buona fede a fare condivisione.
Detto ciò, quando mi hanno chiesto di scrivere un pezzo in risposta al servizio dell’Espresso, mi sembrava che la cosa più importante fosse smontare le informazioni tendenziose che il giornalista aveva pubblicato. Prima fra tutte che Courage promuove il cambiamento dell’orientamento sessuale.
Per la cronaca, appunto, è falso.
Courage non nega il cambiamento, ma non se ne occupa nemmeno, almeno in Italia. Non perché esso non sia possibile (uno dei responsabili, come il giornalista ha scritto, si sposerà a breve), ma perché è la Chiesa in primis a non chiederlo come condizione per vivere una vita piena, e sfido chiunque a trovare riferimenti diversi nei documenti ufficiali, così come in quelli del Magistero o del Catechismo.
E come potrebbe essere altrimenti?
La Chiesa, a partire dalla Scrittura e dalla tradizione, si concentra sempre su ciò che è peccato e ciò che non lo è. O meglio: su ciò che fa o non fa il bene della persona. Sugli atti oggettivi. Per quanto esistano i peccati di pensiero, infatti, il cuore dell’uomo resta un mistero nel quale solo Dio può entrare. Una tendenza può essere equiparata a una tentazione, e la tentazione, a prescindere da quale sia il suo oggetto, non è di per sé peccato. Un cristiano non è chiamato a non avere tendenze omosessuali, ma è chiamato ad essere santo, con tutte le sue fragilità, quali che siano.
Certo, il cambiamento è una cosa bella e possibile, ma la gioia piena, per chi crede, non è mai data da una cosa in quanto tale, per quanto bella o auspicabile (il cambiamento, una famiglia, i figli; così come per altri potrebbero essere la casa di proprietà, il lavoro sicuro, l’approvazione dei genitori…). La gioia, per chi ha fede, sta nel vivere la propria vita con Dio, lasciando che sia Lui a mostrare le possibilità di resurrezione nascoste fra le pieghe del proprio dolore e della propria storia.
Ma questo il giornalista dell’Espresso non può capirlo, perché lui sta cercando nemici dove non ce ne sono. E sinceramente non è compito mio convincerlo.
Se all’inizio infatti, mi era sembrato importante chiarire alcuni punti del suo servizio che trovavo tendenziosi, ora mi rendo conto che smentire questa persona non è davvero fra le mie priorità.
No, ciò che più mi preme fare oggi è rivolgere un appello ai miei fratelli di Courage.
Queste persone sono state colpite nella loro intimità, derubate della loro fiducia e ora potrebbero essere tentate di rinunciare a quel percorso che con tanta fatica stavano seguendo, per il timore che qualcuno li possa denunciare pubblicamente dell’orrenda “colpa” di avere delle tendenze omosessuali.
A questi fratelli e a tutti quelli che nella Chiesa potrebbero essere tentati di rifugiarsi nel segreto, nonostante il proprio desiderio di vivere il Vangelo, voglio dire: coraggio, non abbiate paura.
Non abbiate paura perché, se Dio è con voi, di cosa dovete temere? Non capite che è questo a cui mira questa gente? La paura, il terrore, la vergogna. Aprite gli occhi: non siete voi a dovervi vergognare, ma chi sotto il nome di giornalismo di inchiesta, ha invaso la vostra vita e cerca di farvi apparire come dei falliti, giocando sul vostro segreto per mettervi in difficoltà, approfittando della vostra debolezza.
L’unico motivo per cui realtà belle come Courage e Gruppo Lot vengono messe in crisi da articoli faziosi come quello dell’Espresso è dato proprio dal fatto che alcuni dei loro componenti vivono nella paura di essere scoperti.
E questo non mi addolora solo per i responsabili di questi gruppi, che alla fine si devono beccare le ingiurie di tutti senza nessuno che li difenda (per fortuna, in questo caso, i vescovi delle diocesi coinvolte hanno avuto il coraggio di farlo).
Mi addolora per voi, fratelli miei, che di queste realtà fate parte. Perché noi non siamo fatti per vivere nella paura. E questo non l’ho detto io, ma Qualcuno molto più importante di me. Poiché non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà udito sui tetti. […] Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Non temete, voi valete più di molti passeri”. Luca 12, 1-7.
Il segreto aumenta la solitudine, la solitudine aumenta la debolezza, la debolezza ci fa cadere di più, e ogni caduta aumenta il nostro senso di fallimento. Allora, non siete stanchi di vivere così? Non volete mostrare, almeno nel vostro piccolo, con chi vi ama, che i figli di Dio vivono in libertà? Per quanto ancora darete a chi vi odia questo potere? Per quanto ancora impedirete a chi vi ama, di amarvi fino in fondo?
Io non vi dico che dovete scrivere articoli di giornali, legarvi nelle piazze o andare in tivù come faccio io. Dico solo di non avere paura se qualcuno vi accusa di una colpa che non c’è.
Attorno a noi c’è un mondo che ostenta con fierezza, tradimenti, dipendenze, comportamenti scorretti, arrivismi, edonismi, egoismi, mancanze di scrupoli, perversioni sessuali scambiate per emancipazioni, omicidi di innocenti chiamati col nome di “libertà personale”… di cosa dovremmo vergognarci noi? Di volere vivere la castità? Di non riuscire sempre a viverla nonostante le buone intenzioni?
Benvenuti nel mondo reale. Credete che il problema sia solo nostro, di chi ha tendenze omosessuali? Se aveste tanti amici maschi quanti ne ho io e parlaste liberamente con loro della vostra fatica, scoprireste che questo è un problema di tutti. Persino di chi non è cattolico, ma sente una schiavitù nel suo modo di vivere il sesso. E se andaste a chiedere a ogni componente di una parrocchia so per certo che quasi nessuno si salverebbe, chi più chi meno.
Oppure ci vergogniamo di essere feriti? E se quelle ferite parlassero della richiesta di amore che abbiamo al fondo di noi, dovreste vergognarvi di questo? Non vorreste anzi, che qualcuno potesse ascoltare quella richiesta?
E se quelle ferite avessero persino prodotto solo delle fantasie, che per qualcuno, per grazia, non si sono mai concretizzate in atti ed esperienze, anche allora dovreste vergognarvi? Della purezza che avete custodito?
Certo, per molti, me compreso, non sarà così. Forse abbiamo fatto cose di cui non si può essere fieri. Ma se crediamo in un Padre che ama, dobbiamo credere anche che la nostra dignità è data da Lui. Sempre.
Non abbiate paura, fratelli miei. So che siete tentati di fuggire ora, ma invece è proprio ora che dovete restare saldi.
Non capite che è chi vi osteggia ad avere paura di voi? Della vostra libertà di pensiero, che mette in discussione la loro? Non potete dargliela vinta! Questo è il gioco del terrorismo, e il terrorismo da sempre si batte in un solo modo: con il coraggio. Se siete uomini, se vi sentite uomini fino in fondo, forse è giunta l’ora di alzare gli occhi dalle vostre miserie, e credere nello sguardo di amore che Dio ha su di voi da tutta l’eternità: voi siete figli amati, voi siete più delle vostre debolezze, voi siete nati per essere liberi, voi siete esattamente gli uomini e le donne che siete chiamati ad essere. E non c’è giornalista, amico, nemico e persino padre o madre, che possa metterlo in dubbio, a patto che voi stessi non siate i primi a farlo.
Non abbiate paura di essere etichettati. Coloro che ci amano e che si fanno strumenti dell’amore di Dio per noi, non ci ridurranno mai solo ai nostri sbagli o alle nostre fragilità. Soprattutto perché, dovessero farlo, saremo noi a fermarli, aiutandoli a capire, impedendogli di incasellarci. Se questo poi, lo fa chi non vi ama, cosa vi importa del suo parere?
Inoltre se i nostri amici impareranno con noi cosa vuol dire vivere delle pulsioni omosessuali e quali strade differenti si possono scegliere, saranno in grado di aiutare altri a riconoscere quelle strade. E in questo modo, la nostra sofferenza avrà trovato un senso: alleviare quella altrui, diffondere la speranza, aiutare altri ad essere liberi. Non sottovalutate mai l’immenso potere che vi è stato messo nelle mani.
Ogni giorno a ciascuno di noi viene data una nuova occasione per scegliere se vivere da schiavi o da salvati, perché ogni giorno ci ricordiamo della vocazione alla libertà che abbiamo ricevuto. Essa è un impegno costante, quotidiano, lungo una vita.
Così ecco, anche oggi vi viene data la possibilità di scegliere: quanto è accaduto con l’Espresso può essere visto come un danno, una ragione per scappare ancora, per nascondersi e vivere da emarginati senza colpa. Oppure può essere visto come l’occasione di oggi per ricordarsi che la parola Courage, in fondo, vuol dire proprio questo: coraggio.
Quello di Davide contro Golia; quello di Paolo che si gloria delle sue debolezze, perché in esse si manifesta la potenza di Dio. Quello di Cristo che vince il mondo morendo.
Se scegliete di scappare, potreste finire con lo scappare per sempre, ma se scegliete di alzare la testa e affrontare la paura, oggi state decidendo di vivere da uomini e donne liberi.
A voi la scelta.
Io non smetterò di pregare.

15/12/2015
2411/2017
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