Politica

di Mirko De Carli

Benedizioni, a Bologna un consiglio d’istituto “vota contro il Tribunale”

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Siamo alle solite. Un comitato che vuole pervicacemente sospendere e, nel tempo, eliminare il fatto religioso dalla vita pubblica di Bologna: dopo aver ricevuto una sonora sconfitta dal consiglio di stato invece di rispettare la sentenza se ne frega bellamente e realizza l’opposto di quanto il giudice ha stabilito.


Succede a Bologna e riguarda le benedizioni pasquali in alcune scuole elementari e medie pubbliche. L’Istituto comprensivo 20 (scuole elementari Carducci e Fortuzzi e medie Rolandino) ha visto la nascita del Comitato bolognese scuola e costituzione: un’iniziativa che si è spesa pubblicamente per chiedere al Tribunale Amministrativo Regionale il blocco delle benedizioni religiose pasquali in quanto non rispettose del pluralismo religiose doveroso nelle scuole italiane.

Dopo che il ricorso aveva ottenuto successo al Tar, la sentenza successiva del Consiglio di Stato (della quale si attendono le motivazioni il 28 aprile) ha rettificato completamente quanto stabilito dal giudice amministrativo regionale e ha confermato la possibilità, secondo quanto previsto dalla legge, di officiare benedizioni in tempo Pasqua da parte dei ministeri ecclesiali.

Una sentenza, quella del Consiglio di Stato, che ha messo una parola fine a tutti i tentativi di togliere la fede dalla vita pubblica del paese. Avrebbe. Perché dico cosi? Perché non sufficientemente contenti della sonora bocciatura in Consiglio di Stato, i genitori del Comitato bolognese scuola e costituzione hanno continuato il loro pressing al presidente del Consiglio d’Istituto dell’IC20 (nipote dell’ex premier Romano Prodi) affinché, attraverso una delibera del Consiglio d’Istituto, si ovviasse a quanto definito per sentenza. E così è stato. Clamorosamente.

Durante l’ennesima riunione sul tema in consiglio d’istituto c’è stato un voto di maggioranza che ha deciso di ‘non procedere alla concessione di locali, ai parroci richiedenti, per svolgere la benedizione pasquale in occasione delle festività 2016’. Non si presenteranno altri ricorsi sottolineando che ‘la questione è di principio sui diritti fondamentali e noi i tribunali li abbiamo già attivati. Non avrebbe senso replicare la iniziativa giudiziaria, ricominciando dall’inizio’. In sintesi: la sentenza non ci ha dato ragione, quindi la ragione ce la diamo da soli.

Si verifica una situazione al limite dell’assurdo, se di fatti concreti e tangibili non si trattasse: la sentenza del consiglio di stato dice sì alle benedizioni, il consiglio d’istituto dice no. Anzi, meglio: no fino al 28 aprile, giorno in cui saranno rese pubbliche le motivazioni che hanno addotto i giudici del Consiglio di Stato a bocciare la sentenza del Tar che dava ragione ai genitori del Comitato bolognese scuola e costituzione. Che ipocrisia: ora il comitato dei genitori spera che la decisone del Consiglio d’Istituto ‘preluda appunto alla ricerca di altre strada rispettose del pluralismo religioso nelle nostre scuole’. Pluralismo religioso? Ma che c’entra!

Le festività cattoliche sono riconosciute dalla nostra carta costituzionale e far si che i nostri ragazzi che frequentano le scuole pubbliche possano ricevere la benedizione inerente la festività religiosa del momento (per cui saranno a casa da scuola per diversi giorni) mi sembra un motivo più che ragionevole per autorizzarle. Se io fossi in uno dei figli dei genitori del Comitato bolognese scuola e costituzione chiederei a mio padre o mia madre: perché non vado a scuola durante le festività pasquali? Perché devo ricevere l’uovo di Pasqua? Ma per favore.

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24/03/2016
1208/2020
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