Politica

di Gianfranco Amato

Confutazione e risposta a 10 obiezioni sul risultato elettorale del PdF

Com’era prevedibile, i risultati ottenuti dal Popolo della Famiglia il 5 giugno 2016 sono stati oggetto di una ridda di commenti e valutazioni, da cui sono scaturiti alcuni rilievi critici. Cerchiamo di rispondere alle dieci principali obiezioni sollevate in proposito.

Obiezione n. 1: La media ponderata dei voti che il Popolo della Famiglia ha ottenuto a livello nazionale si attesta all’1,07%. Un po’ poco per chi aveva la pretesa di rappresentare i cristiani in politica.
Niente affatto. Io direi, invece, che sia più giusto definire questo risultato con il suo vero nome: miracolo. Chi mastica un po’ di politica sa che solo un intervento sovrannaturale avrebbe potuto consentire ad un movimento nato lo scorso 11 marzo di raggiungere un simile traguardo a livello nazionale, nonostante l’oscuramento assoluto da parte di qualunque mezzo di comunicazione, avvenuto, peraltro, in palese e assoluta violazione delle disposizioni in tema di “par condicio”.
Ma a discapito di questa vergognosa censura, il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Ebbene, l’unica considerazione da fare è la seguente: se in soli ottantacinque giorni, il Popolo della Famiglia – in condizioni di assoluto black-out mediatico – è riuscito a raggiungere l’1% dei consensi a livello nazionale, non è impossibile immaginare che in un anno di lavoro, e a condizioni diverse di visibilità, si possa superare la soglia minima del 3% prevista dall’Italicum per accedere in parlamento. Parlo di un anno, perché è ragionevole pensare che si vada al voto per le elezioni politiche nel 2017.
Quindi, piuttosto che di un fallimento sarebbe meglio parlare di un miracolo. Anzi, per essere precisi, in realtà, i miracoli sono stati tre. Gli esperti di cose politiche, infatti, ci avevano detto che in meno di tre mesi sarebbe stato impossibile trovare persone disposte a candidarsi. E, invece, abbiamo trovato centinaia e centinaia di candidati. Una volta trovati i candidati, ci hanno poi detto che non saremmo riusciti ad ottenere le firme necessarie per la presentazione delle liste. E, invece, abbiamo trovato migliaia e migliaia di persone disposte a firmare. Una volta trovate le firme, ci hanno poi detto che non saremmo comunque mai riusciti a superare, a livello nazionale, una percentuale media superiore allo zero virgola. E, invece, abbiamo ottenuto l’1,07%. Adesso ci dicono che, comunque, non riusciremo in un anno a raggiungere l’obiettivo del 3%. A questo punto non ci resta che attendere la smentita di questa ulteriore previsione malaugurante ed attendere fiduciosi il quarto miracolo.
La fiducia, peraltro, è legata anche ad un altro importante elemento emerso in questa campagna elettorale. Si tratta del coinvolgimento entusiasta di migliaia di persone lontanissime dalla politica, di veri e propri “neofiti” lanciatisi in un’impresa che sapevano ardua, solo per vera passione e con disinteressata generosità. Questo, nonostante fosse ben presente in tutti loro il fatto che, a differenza di altri partiti, con il Popolo della Famiglia non c’è nulla da guadagnare o da spartire in termini di interessi personali. Il volantinaggio porta a porta, i cortei strombazzanti di auto con bandiere, i sandwich-man, gli attacchinaggi notturni, fatti non da militanti di partito, ma da persone normalissime come tante mamme, papà e persino nonni, è stato davvero uno spettacolo commovente. Soprattutto nel particolare momento storico che stiamo vivendo, caratterizzato da un totale disincanto, se non addirittura fastidio per tutto ciò ha anche soltanto il vago sentore di “politico”. Abbiamo visto in opera un vero e proprio popolo di gente comunissima, capace di mobilitarsi per un ideale. Persino gli avversari hanno dovuto ammettere di non ricordare una cosa simile dagli anni Settanta. Ebbene, il coinvolgimento emozionante, l’entusiasmo contagioso, lo slancio generoso, la dedizione disinteressata, l’«ingenua baldanza» (avrebbe detto il mio Maestro don Giussani) di tutti coloro che si sono generosamente e appassionatamente spesi in questa campagna elettorale, rappresentano la speranza ed il potenziale di crescita del Popolo della Famiglia.
Obiezione n. 2: Due soli consiglieri eletti sui quindici comuni in cui il Popolo della Famiglia ha deciso di partecipare con una propria lista sono davvero un magro risultato.
Avevamo precisato fin dall’inizio del nostro progetto politico, e sempre a chiare lettere, che l’obiettivo del Popolo della Famiglia in questa tornata elettorale amministrativa non era quello che accomuna e muove tutti gli altri partiti, ovvero l’occupazione di uno spazio di potere in termini di “posti”. Occorre avere, almeno, l’onesta intellettuale di riconoscerci il merito di essere stati chiari fin da principio. Abbiamo sempre ripetuto, in ogni occasione e in tutte le salse, che non ci interessava portare nei palazzi municipali un consigliere “morto”, capace solo di “fare testimonianza” e totalmente ininfluente. Il vero obiettivo del progetto era quello di creare una rete a livello locale – emulando l’operazione del MoVimento 5 stelle – sulla quale costruire la possibilità di arrivare in parlamento ed incidere a livello politico nazionale.
Eppoi, – non ci stancheremo mai di ripeterlo – se il nostro obiettivo fosse stato quello, comune a tutti gli altri, di accaparrare il maggior numero di “posti” possibili, avremmo fatto scelte diverse.
Ma, a quel punto, avremmo snaturato il progetto e tradito le stesse ragioni che hanno portato alla nascita del Popolo della Famiglia. Saremmo stati come tutti gli altri, e, quindi, inutili.
Faccio un esempio concreto per rendere più evidente questa considerazione: a Rimini l’ultimo degli eletti della coalizione che appoggiava il sindaco Gnassi è entrato in consiglio comunale con 95 voti. La candidata sindaco del Popolo della Famiglia, Ada Campi, ha ottenuto 1044 voti, e la stessa lista ha raggiunto la percentuale del 1,65%. Se il Popolo della Famiglia avesse accettato l’accordo di sostenere Gnassi, oggi Ada Campi sarebbe consigliere comunale e forse anche assessore.
Ma questa sarebbe stata un’altra storia.
Obiezione n. 3: Aveva ragione chi riteneva che sarebbe stato più opportuno sostenere i politici dell’area cattolica già presenti in parlamento.
Il punto è chiedersi chi sono i politici cattolici presenti il parlamento oggi.
Se guardiamo, ad esempio, il risultato a Roma della Lista del Nuovo Centro Destra (Roma Popolare) che ha raggiunto l’1,28%, nonostante la sponsorizzazione di autorevoli ministri dell’attuale governo, ci rendiamo conto che siamo di fronte ad una realtà che sta per estinguersi. Non è servito neppure mettere in lista Roberta Beta, conduttrice radiofonica ed ex concorrente del Grande Fratello, od ottenere l’endorsement del pugile Vincenzo Cantatore.
Questo pare essere, purtroppo, l’inesorabile trend di tutto il vecchio mondo della politica che in qualche modo poteva fare direttamente o indirettamente riferimento a quella Weltanschauung genericamente definita “cattolica”, ma che va oltre il dato prettamente confessionale.
Si tratta di una realtà politica inesorabilmente destinata alla via del tramonto. Come dimostra, del resto, la clamorosa esclusione di Giorgia Meloni dal ballottaggio per il Campidoglio.
Per questo motivo, più che osservare malinconicamente gli ultimi raggi del sole declinante, occorre rivolgere lo sguardo ad oriente e guardare con attenzione i primi bagliori di qualcosa che sta nascendo.
Obiezione n. 4: Forse è arrivato davvero il momento di prendere atto che gli italiani non pensano possa servire una presenza politica dei cristiani.
È vero esattamente il contrario. La XVIII legislatura sarà quella dell’abominio. Temo, infatti, che il prossimo parlamento tenterà di portare a termine la rivoluzione antropologica in atto. Eutanasia, utero in affitto, liberalizzazione delle droghe, matrimonio egualitario, adozione di minori a coppie omosessuali, eliminazione dell’obbligo di fedeltà coniugale previsto dall’art. 143 c.c. (disegno di legge C.2253). Forse si arriverà pure a discutere il disegno di legge S.1155 sulla depenalizzazione dell’incesto o a proposta dei “matrimoni multipli” del senatore grillino Carlo Martelli.
Alla luce di tutto questo, appare quanto mai necessaria ed essenziale la presenza di chi sia in grado di difendere una posizione antropologica che non sia nemica dell’uomo. Non si tratta neanche più di definire questa posizione come “cristiana”. Qui si tratta di difendere la ragione umana. Si tratta di recuperare la capacità di distinguere il bene dal male. Si tratta di tutelare quella legge naturale che è scritta nel cuore di ogni persona ed è riconoscibile dalla stessa ragione umana.
Oggi più che mai si avverte l’esigenza indefettibile di politici che abbiano il coraggio di fermare la pericolosa regressione antropologica in cui sta precipitando, a livello normativo, l’Italia.
Obiezione n. 5: La Chiesa cattolica non ha sostenuto il progetto del Popolo della Famiglia.
Occorre prendere atto, con una buona dose di sano realismo, che le gerarchie ecclesiastiche cattoliche non sono più in grado, purtroppo, di muovere un solo voto dei fedeli cattolici.
Il collateralismo della Chiesa al mondo politico che gravitava nella sua area è definitivamente tramontato. L’esito che ha avuto l’appoggio – seppur non ufficiale – del Vicariato di Roma alla Lista Marchini rappresenta un esempio lampante di questa constatazione.
Bisogna avere l’onesta di riconoscere, infatti, che il voto cattolico oggi è in totale e assoluta libera uscita. Se questo sia un male o un bene lo giudicherà la storia.
Certo è che mi ha particolarmente ferito vedere un amico che subito dopo aver ricevuto la comunione alla Messa domenicale, si è recato al seggio elettorale convinto più che mai di votare il MoVimento 5 Stelle, il cui guru Beppe Grillo, com’è noto, non ha avuto il minimo scrupolo a scimmiottare proprio il sacramento eucaristico, distribuendo dei grilli secchi nella bocca degli accoliti e accompagnando il gesto con la frase sacrilega: «Questo è il mio corpo». Se qualcuno volesse archiviare quell’episodio blasfemo come una goliardica boutade fatta nel corso di uno spettacolo, è pregato di considerare che tra gli adepti, rigorosamente in fila, pronti a ricevere il «corpo» del guru, vi erano anche dei rappresentanti delle istituzioni come il senatore della Repubblica Alberto Airola, il consigliere regionale del Piemonte Davide Bono e la candidata sindaco di Torino Chiara Appendino. Quest’ultimo particolare, peraltro, aggiunge alla vicenda anche un alone inquietante.
Tornando al tema della capacità di influenza del voto da parte delle gerarchie ecclesiastiche, bisogna ammettere, purtroppo, che il vero problema sta all’interno della stessa Chiesa cattolica. Molti rappresentanti del basso clero, tanto per cominciare, non rispondono più alle indicazioni che giungono dai vertici. Il numero incredibilmente numeroso di parroci che hanno fatto esplicitamente campagna elettorale per il PD, ad esempio, sta a dimostrare questa evidenza. Per non parlare di quei sacerdoti – da noi incontrati per presentare il progetto politico del Popolo della Famiglia – che hanno sposato integralmente la posizione di Enzo Bianchi, il priore della Comunità di Bose, e che oggi parlano di una «nuova grammatica antropologica», secondo la quale si può arrivare a legittimare le unioni civili omosessuali perché «chiunque ha diritto di amare e di essere amato».
Ritengo, quindi, che la Chiesa in questo momento sia, giustamente, più preoccupata di fare chiarezza al proprio interno sulla visione antropologica che intende indicare ai propri fedeli, piuttosto che di dare indicazioni di voto.
Obiezione n. 6: per i cristiani l’unico criterio che rimane da seguire in politica è quello del male minore e del voto utile.
Anche in questo caso la realtà si è incaricata di smentire in tormentone sul “voto utile” e sul “male minore”. Basta prendere il caso eclatante di Roma. Abbiamo visto, infatti, che questa logica sbandierata con accanita insistenza per tutti i versi ha portato al fatto che i cristiani romani oggi si vedono costretti a dover scegliere tra un convinto radicale e un’esponente della setta grillina. Non ci pare un gran risultato. Il punto è che continuando su questa logica si è destinati all’irrilevanza politica. È arrivato, invece, il momento di compiere una vera e propria rivoluzione copernicana, di cambiare di centottanta gradi la prospettiva, e anziché inseguire rassegnati il fallace criterio del “male minore”, guardare con fiducia il criterio fruttuoso del “Bene maggiore”. Oggi con il Popolo della Famiglia questo si può fare.
Obiezione n. 7: preso atto dell’irrilevanza politica dei cristiani, non resta che destreggiarsi in maniera tattica, secondo il criterio per cui «inimicus inimici mei, amicus meus».
Di tutte le corbellerie circolare nell’avvelenato finale di questa tornata elettorale, quella per cui «il nemico del mio nemico è amico mio» merita un premio alla fiera delle assurdità politiche.
Torniamo al caso di Roma. Mi ha lasciato letteralmente basito l’appello lanciato da alcuni “cattolici” per il voto alla grillina Virginia Raggi, preferendola al radicale Roberto Giachetti. L’idea – che nasce da un intento “punitivo” nei confronti di Renzi e del PD – rivela una cecità preoccupante. Vorrei sommessamente ricordare, infatti, che il MoVimento 5 Stelle non è soltanto quello del citato gesto blasfemo e sacrilego di Beppe Grillo, ma è oggi la forza politica che incarna la punta più avanzata del relativismo etico in salsa politically correct. È il movimento dell’eutanasia, dell’utero in affitto, della liberalizzazione delle droghe, del matrimonio egualitario, dell’adozione di minori a coppie omosessuali. È il movimento del senatore Carlo Martelli, docente universitario di matematica, che in un suo memorabile discorso tenuto al Senato della Repubblica ha esordito in questo modo: «In Italia non si è avuto mai il coraggio di metter in discussione il fatto che il matrimonio debba essere una cosa binaria a due. Anzi questa cosa viene continuamente venduta come famiglia naturale. Ma naturale de che? La natura non prevede questo. La natura ha sempre previsto qualcos’altro. Il matrimonio binario è una costruzione sociale data da un certo tipo di religione. Allora, se qualcuno voleva fare qualcosa di veramente avanzato, come per esempio fanno i buddisti, doveva prevedere qualche cosa di plurimo. Perché non possono sposarsi più persone? Stipulano degli accordi multipli. Questo è un livello di tutela sociale. Perché se veramente si dice che l’amore deve essere libero, allora anche quattro, cinque, sei persone debbono potersi sposare, con le evidenti economie di scala che si otterrebbero in termini di tutela dei minori, perché se un bambino ha più genitori non è più ostaggio delle eventuali liti tra due (…)». È il movimento dell’onorevole deputato Carlo Sibilia che si è dichiarato favorevole al «matrimonio interspecista», ovvero quello tra un essere umano e un animale. Ora, qualcuno munito di un minimo di sano raziocinio può davvero ritenere possibile affidare la gestione del bene comune agli strampalati accoliti della setta del guru Grillo?
L’invito a preferire la Raggi a Giachetti, fa venire in mente uno che, costretto a decidere di che morte morire, opti per essere ucciso attraverso una lenta e sofferente scorticazione piuttosto che essere eliminato con un rapido colpo di pistola alla nuca. Forse sarebbe più intelligente pensare a come evitare di finire schiacciati difronte a simili micidiali aut-aut.
Obiezione n. 8: In politica ciò che conta è la logica aritmetica del consenso, mentre è destinata ad essere marginalizzata qualunque posizione identitaria forte sotto il profilo di principi etici, valori, ideali, e che abbia la pretesa di “fare cultura”.
Anche questo è falso. Si è appena conclusa la grande collettiva commemorazione funebre di Marco Pannella, e proprio l’influenza nefasta della sua cultura liberale, liberista e libertaria nella società italiana sta a dimostrare che in questo caso l’aritmetica non conta. Pannella e il suo movimento radicale, proprio per la loro posizione identitaria forte, sono riusciti a condizionare culturalmente la politica e a cambiare la società, pur con percentuali di consenso elettorale che non si sono mai discostate dai minimi termini. Non si comprende perché la stessa cosa non debba valere per altre posizioni identitarie. Il problema è, semmai, quello di trovare politici che abbiano il coraggio di giocarsi la faccia su principi, valori e ideali. Da questo punto di vista bisogna dare atto che Pannella e i suoi quel coraggio l’hanno avuto, anche se con risultati esiziali e devastanti sotto il profilo antropologico. Chi milita nel Popolo della Famiglia intende fare la stessa cosa, ma da una prospettiva valoriale opposta.
Obiezione n. 9: La famiglia in politica rappresenta un tema divisivo e non consente, comunque, la realizzazione di un ampio fronte comune.
È vero il contrario. L’esperienza della campagna elettorale ci ha regalato, ad esempio, un’inaspettata e gradita sorpresa: l’incontro tra religioni e confessioni diverse. Abbiamo sperimentato l’amicizia collaborativa degli ortodossi, che ci hanno ricordato i punti n. 19 e 20, relativi proprio alla famiglia, della dichiarazione congiunta firmata da Papa Francesco e dal Patriarca di Mosca Kirill. Abbiamo conosciuto la fraterna vicinanza degli evangelici che proprio sulla battaglia in favore della famiglia ci hanno spiegato l’importanza del concetto di «co-belligeranza». Abbiamo testato la fattiva cooperazione degli amici islamici che ci hanno fatto conosce importanti documenti sulla famiglia come la Dichiarazione dei diritti umani nell’Islam del 1990 (art.5) e la Carta Araba dei diritti dell’Uomo del 1994 (art.33).
Mai come in questa campagna elettorale abbiamo compreso cosa intendesse San Giovanni Paolo II quando parlava della famiglia come «il prisma attraverso cui considerare tutti i problemi sociali», e quanto proprio la famiglia potesse diventare occasione concreta e proficua di vero ecumenismo. Quello della comune battaglia in difesa dell’uomo e non quello delle vacue chiacchiere inconcludenti.
Ci ha stupiti, peraltro, anche il fatto di aver incontrato nel nostro cammino tante persone agnostiche o atee che hanno generosamente dato la propria disponibilità ad impegnarsi politicamente per tutelare la famiglia, nella prospettiva di un fronte comune e variegato.
Il tema della famiglia più che divisivo a noi pare decisivo per il futuro delle prossime generazioni e della stessa umanità.
Obiezione n. 10: Sarebbe stato meglio aspettare il referendum confermativo sulla riforma costituzionale di Renzi per costruire un partito politico che si radicasse nel territorio attraverso la costituzione dei Comitati per il NO.
A prescindere da ogni valutazione di merito sulla riforma, a noi non pare che possa costruirsi qualcosa partendo da una posizione antagonista. Costruire sul “contro”, in una prospettiva negativa non sembra davvero convincente.
Inoltre, ci sono due aspetti da non sottovalutare. Primo: non è vero che la riforma in sé contenga il rischio di una deriva autoritaria; semmai è il combinato disposto della riforma e dell’Italicum a renderla pericolosa. Ma questo va spiegato nel dettaglio anche al panettiere sotto casa. E non è facile. Secondo: la riforma prevede anche degli aspetti positivi e condivisibili, come ad esempio l’eliminazione del bicameralismo perfetto, la riduzione dei costi della politica, una maggiore democrazia diretta, la limitazione del ricorso ai decreti legge, che trovano un certo consenso nell’opinione pubblica; contiene però anche molti difetti sotto il profilo giuridico che la rendono inaccettabile. Ma queste sono tecnicalità di natura costituzionale che non mi pare possano suscitare un grande appeal per l’uomo della strada. E, comunque, non può essere questa la via per arrestare la rivoluzione antropologica in atto su vita, famiglia ed educazione. Si può ingaggiare una battaglia politica sulla riforma, e il Popolo della Famiglia, in quanto movimento politico, non si esimerà dal prendere posizione, ma non si può pensare di costruire un partito partendo dal referendum confermativo di una riforma costituzionale.
Ogni grande costruzione, compresa quella delle gigantesche piramidi, è sempre partita da un piccolo mattone. E in politica, oggi, questo mattone c’è già. Si chiama Popolo della Famiglia.

09/06/2016
1701/2017
Sant'Antonio abate

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