Politica

di Mario Adinolfi

A Cantone sulla droga libera

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Tra una settimana termineranno le ferie anche per i parlamentari e torneranno in aula avendo come priorità la legge sulla droga libera. Sarà uno snodo determinante, non credo che la legge passerà, ma l’offensiva in termini culturali e mediatici si farà pesante. Questa è stata l’estate più incredibile da quando sono vivo, aperta con la Brexit, attraversata dalla candidatura ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca e da terribili stragi (Nizza, Dacca, Monaco), dal martirio in Chiesa subito da padre Jacques e dalle prime unioni gay, dal finto golpe in Turchia e dalle verissime e agghiaccianti quarantacinquesima carcerazioni conseguenti, chiusasi con il devastante terremoto. Vedrete che tutte queste pagine cruciali aperte negli ultimi due mesi, che dovrebbero alternarsi nell’attenzione dell’opinione pubblica come priorità visto che esprimono tutte questioni non risolte, diventeranno marginali rispetto a due temi che monopolizzeranno il dibattito: il referendum e le canne libere.

Sul referendum ci sarà tempo per una presa di posizione approfondita. Sulle cannabis regolamentata, la cui legge incardinata alla Camera ha fatto addirittura cambiare idea ad una persona che conosco e che stimo come Raffaele Cantone, vi voglio proporre un video irritante che anch’esso ha visto la luce durante questa estate terrificante. Cantone dice che “da padre” è favorevole alle canne libere. Voglio rispondergli anch’io “da padre”, proponendogli alcune riflessioni che partono proprio da una video-intervista del controverso e complice Andrea Diprè al giovane drogato Andrea Alongi, che spiega tutto l’iter che porta un ragazzo di 24 anni a ridursi nel suo stato: devastazione della famiglia, canne a 12 anni, pasticche a tredici, acidi e prima dei diciotto la cocaina, poi l’eroina, overdose che porta a un passo dalla morte e a seguire tentativi di disintossicazione con il metadone. L’iter è un iter classico e a Cantone vorrei spiegare che il male è nella radice: la famiglia devastata e non sorretta, l’approccio pre-adolescenziale alla cannabis. Mi si dirà: è un prodotto dell’attuale politica proibizionista. Bene. Caro Cantone, “da padre”, davvero immagini che la soluzione sia rendere l’accesso a tali prodotti legale? Mi si obietterà: la legge proposta alla Camera impedisce la vendita ai minorenni. Sì, come sigarette ed alcool. Non si possono vendere ai minorenni.

Le statistiche accertano che l’età media di avvio al tabagismo è 17 anni e il 13% dei fumatori ha iniziato prima dei 15 anni, il 23.4% degli under 18 fuma abitualmente e basta andare davanti a un liceo per rendersene conto, il 38.7% degli studenti di scuola superiore acquista sigarette dai distributori automatici. E l’alcool, la cui vendita è anch’essa illegale per i minorenni? Bene, consuma alcool il 19.4% dei ragazzini tra gli 11 e i 17 anni, basta arrivare ai 16enni e si scopre che bevono quasi uno su due, il 43.4%. Uno su cinque dei minorenni bevitori fa un uso “non moderato” delle sostanze alcoliche. Ed eccoci ai dati sulla cannabis: ne consuma il 20.8% dei giovani tra i 12 e i 15 anni, tra questi il 42.8% è consumatore abituale e il 22.4% si fa più di una canna al giorno. I numeri ci dicono che la sostanza “legale” (sigarette, alcool), ancorché interdetta alla vendita ai minorenni, è consumata in quantità maggiore rispetto alla cannabis che è illegale. Dovesse essere liberalizzata la droga, se ne consumerebbe di più o di meno? Questa è la domanda caro Cantone che dobbiamo farci “da padri”. L’argomentazione dei soldi tolti alla criminalità è risibile e lo sai. Le mafie non pagano tasse, i loro prodotti sono più “evoluti” e soprattutto costano meno, quindi quel mercato sarà sempre florido. In più potrai andare a comprare la cannabis nei coffee shop, in tabaccheria, te la potrai coltivare in casa. Il consumo aumenterà o diminuirà?

La risposta è ovvia, certamente aumenterà e invece di avere centinaia di migliaia di Andrea Alongl, ne avremo milioni. Serve una prova? Lo Stato del Colorado ha liberalizzato la cannabis per i maggiorenni. I minorenni che consumano cannabis negli Stati Uniti sono il 7% del totale ed è una percentuale stabile, dovuta a una decisa azione di contrasto da parte delle forze dell’ordine. Nel 2011 il Colorado ha liberalizzato il consumo per i maggiorenni ebbene nel 2012 gli under 18 che consumavano cannabis in Colorado erano il 10.5%, nel 2013 l’11.2% e nel 2014 il 12.6%. Se si va sui soli studenti liceali, la percentuale è cresciuta solo nell’ultimo mese testato dal 24.3% al 27.8%. Lo dice il buonsenso: se oltre ai soliti canali (che resteranno attivi) vendi la cannabis anche nei coffee shop e in farmacia e te la puoi liberamente coltivare a casa, il consumo crescerà per tutti. E chi se ne frega dei politici che si fanno la legge per farsi le canne senza essere giudicati tossici, così come si sono fatti la legge sulle unioni gay per tutelare le loro pratiche abominevoli tipo utero in affitto e quella sul divorzio breve perché dovevano divorziare in fretta che stavano col conduttore televisivo, ma un crimine contro i nostri figli non può essere compiuto in nome degli affari loro e dei loro piaceri, spacciandoci pure questa lesione del diritto dei più deboli come trionfo dei “diritti civili” e della libertà.

Tutte le ricerche oggi documentate convergono rispetto all’evidenza che un consumo costante e continuo nel tempo di cannabis provoca, nelle sensibili cellule nervose di un adolescente il cui cervello è in piena fase di sviluppo fino ad almeno i 21 anni, dei danni neuropsicologici anche irreversibili. Il delicato sistema nervoso centrale del giovane, sottoposto ad una costante ed alterata stimolazione da parte delle componenti tossiche presenti nella marijuana, va incontro ad un vero e proprio scardinamento dei processi neurologici di maturazione, con conseguenze anche gravi rispetto all’alterazione delle funzioni cognitive e percettive (NIDA – National Institute on Drugs Abuse, 2008). Tramite la tecnica SPECT, in cui si utilizzano isotopi ad emissione di raggi gamma, emergono delle evidenze lampanti rispetto alla modificazione della morfologia cerebrale in adolescenti abituali consumatori di cannabis.

Tali studi, che iniziano nel lontano 1998 (Amen DG & Waugh M), ma che si protraggono fino ai giorni nostri, con tecniche sempre più sofisticate, mostrano una evidente diminuzione dell’attività della corteccia prefrontale e del lobo temporale. Lopez-Larson e collaboratori (2011) hanno pubblicato uno dei primi studi che ha confrontato lo spessore corticale di un gruppo di adolescenti con uso abituale di cannabis rispetto ad un gruppo di non consumatori della sostanza. Rispetto ai non consumatori, i ragazzi che consumavano marijuana mostravano un ridotto spessore corticale nella corteccia frontale media caudale destra, nell’insula bilaterale e in entrambe le cortecce frontali superiori. I consumatori di marijuana presentavano inoltre un maggior spessore corticale nel giro linguale bilaterale, nella corteccia temporale superiore destra, nella regione parietale inferiore destra e paracentrale sinistra. L’aumentato spessore corticale in queste regioni corrisponde a un ritardato o mancato sfoltimento delle sinapsi neuronali meno forti, processo che normalmente avviene durante la crescita cerebrale per consolidamento delle sinapsi più utilizzate.

È stato inoltre riscontrato che l’età d’inizio d’uso cronico della sostanza correla con l’alterato sviluppo della sostanza grigia cerebrale nel lobo frontale. I risultati di questo studio sono coerenti con quelli di studi precedenti che hanno documentato anomalie nelle regioni prefrontale e insulare. Una riduzione dello spessore nell’insula potrebbe rappresentare un marcatore biologico di aumentato rischio futuro per lo sviluppo di dipendenza da stupefacenti. “L’uso prolungato di cannabis in adolescenza o nella prima età adulta risulta pericoloso per la materia bianca del cervello”, lo ribadiscono Zalesky e colleghi (2012) del Melbourne Neuropsychiatry Centre. Lo scopo di questa ricerca era esaminare le vie delle fibre assonali dell’intero cervello per studiare i cambiamenti microstrutturali connessi all’uso prolungato di cannabis e per verificare se l’età di inizio d’uso regolare di cannabis fosse associata alla gravità di queste alterazioni. Tutti i consumatori di cannabis avevano fatto uso regolare della sostanza durante l’adolescenza o la prima età adulta, periodi in cui è ancora in corso lo sviluppo della materia bianca e i recettori dei cannabinoidi risultano abbondanti proprio nelle vie della sostanza bianca.

Dai dati è emerso che la connettività assonale risulta compromessa nella fimbria destra dell’ippocampo (fornice), nello splenio del corpo calloso e nelle fibre commissurali che si estendono fino al precuneo. In queste vie, l’analisi della diffusività radiale e assiale, che rappresentano una misura dell’integrità microstrutturale, ha evidenziato un’associazione tra la gravità delle alterazioni riscontrate e l’età in cui ha avuto inizio l’uso regolare di cannabis. I risultati, quindi, indicano che l’uso precoce e prolungato di cannabis è particolarmente pericoloso per la materia bianca del cervello in fase di sviluppo, portando ad alterazioni della connettività cerebrale che potrebbero essere alla base dei deficit cognitivi e della vulnerabilità ai disturbi psicotici e schizofrenia, ai disturbi depressivi e d’ansia. Gli utilizzatori di cannabis che sviluppano psicosi acuta non sono rari (Kolansky e More; Altman e Evenson; Knight; Thomas); inoltre, i sintomi psicotici che si manifestano negli utilizzatori, risultano più frequenti che nei non utilizzatori (Degenhardt; Thien and Anthony; Verdoux Ferdinand; Thomas; Fergusson; Stefanis).

E ancora, altre osservazioni tramite RM (Mata et al., 2010) hanno evidenziato che il consumo prolungato di cannabis rallentata la formazione dei giri e dei solchi del cervello, o addirittura, sembra distruggere il suo normale processo evolutivo. Una significativa riduzione del glutammato, glutammato, N-acetil-aspartato, creatina totale e mioinositolo nei consumatori di cannabis, indicano invece un’alterazione della neurotrasmissione e dell’integrità neuronale glutammatergica nel cingolato anteriore e un’alterazione dello stato energetico e del metabolismo gliale nella Corteccia Cingolata Anteriore. Svariate altre pubblicazioni (tra le più interessanti: Long-term effects of marijuana use on the brain (Francesca M. Filbeya, Sina Aslana, Vince D. Calhounc, Jeffrey S. Spencea, Eswar Damarajuc, Arvind Caprihanc, and Judith Segallc 2014), evidenziano la dannosità e la pericolosità del consumo di marijuana che, a tutti gli effetti, va considerata una vera e propria droga.

Infine, un recente ed autorevole studio effettuato dalla Medical School di Harvard e dalla Northwestern University di Chicago, pubblicata sul Journal of Neuroscience nel 2014, fa sprofondare definitivamente la retorica che ha accompagnato l’ondata delle legalizzazioni della cannabis in diversi paesi del mondo. Lo studio evidenzia che anche un uso saltuario della cannabis (una o due volte a settimana), anche negli adulti, arreca dei notevoli danni al cervello prevalentemente a discapito del Nucleus accumbens, il quale assume delle dimensioni particolarmente grandi, e all’Amigdala (importante centro delle emozioni) che subisce delle notevoli deformazioni.

Caro Cantone, in questa estate maledetta una notizia è rimasta marginale, travolta da tragedie immense. Qualcuno avrà notato che però in nove giorni d’agosto sono morti tre giovani “base jumpers”, gente che si butta nel vuoto da migliaia di metri d’altezza senza paracadute ritenendo che basti una tuta “alare” a planare sereni al suolo. Ne sono morti tre in nove giorni, lo ripeto, per questa cazzata del “cercare adrenalina”. Ora, caro Raffaele, “da padre” se tuo figlio ti viene a casa con una tuta alare e ti dice che vuole lanciarsi dal Gran Sasso, tu che fai? Io gliela brucio e se insiste dopo i discorsi di rito lo chiudo in camera a chiave finché non rinsavisce. Esercito insomma poteri coercitivi. Tu che faresti? Diresti in ossequio allo spirito del tempo: “Non sono d’accordo ma la vita è la tua, sei libero di farne quello che vuoi”? Non ci credo.

Bene Raffaele, stiamo mandando i nostri figli a sfracellarsi se daremo il via libera a quella legge. La cannabis devasta il cervello degli adolescenti ed è il passaporto nella stragrande maggioranza dei casi al consumo delle droghe sintetiche, quelle da cui non ci si rialza più. Ancora una volta un gruppo di adulti ricchi, annoiati e nullafacenti che sono i nostri parlamentari producono il male che si inciderà sulla pelle dei nostri ragazzi. Li usano per i porci comodi loro per fare facile propaganda lisciando loro il pelo, esattamente come fa l’intervistatore di Andrea Alongi con il povero tossico: lo usa per gli interessi suoi. Questa intervista è una metafora di quel che stanno facendo i politici ai nostri figli, troverete una fotografia raccapricciante di quello a cui vogliono ridurre irresponsabilmente i nostri figli.

Caro Raffaele Cantone, ti conosco e ti stimo: non credo che davvero, al di là delle considerazioni di convenienza politica e delle savianate di rito, tu possa essere favorevole a quella legge infame. Ti prego di riconsiderare le tue dichiarazioni sulla legge sulla regolamentazione della cannabis, perché tu non sei un Andrea Diprè o un parlamentare nullafacente qualsiasi.

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30/08/2016
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