Politica

di Giuseppe Brienza

Intervista a Caterina Bini (PD)

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Anche in Italia, il 9 giugno, è stata presentata alla Camera dei deputati una proposta di legge per sanzionare chi “compra” un corpo umano per fini sessuali. Prima firmataria è l’On. Caterina Bini (Pd) che, con altri deputati della maggioranza, vorrebbe modificare un articolo della “legge Merlin” sulla prostituzione (l’art. 3), la normativa che negli anni Cinquanta pose fine alle “case chiuse” per intenderci, n. 75 del 20 febbraio 1958, così da introdurre «sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione». Assegnata alla Commissione Giustizia ma ancora non discussa, la proposta di legge “C. 3890” (così è rubricata a Palazzo Montecitorio), è stata snobbata dai grandi media e partiti ma, soprattutto dagli ambienti cattolici e dell’associazionismo sociale, è vista con grande interesse e, diremmo, speranza.

La proposta di legge dell’On. Bini si ispira al cosiddetto “modello nordico”, ovvero alla legislazione di quei Paesi, come Svezia, Norvegia e Islanda e, più recentemente Francia, che hanno introdotto pesanti sanzioni contro i clienti per scoraggiare il fenomeno della prostituzione. Accanto alla penalizzazione dell’acquisto di sesso a pagamento, la Svezia ha cominciato, già nel 1999, a portare parallelamente avanti anche un preciso percorso prevenzione e culturale della prostituzione, che ha prodotto un vero e proprio cambiamento di mentalità. Il concetto di base è che la compravendita del sesso è una forma di violenza, svilisce l’essere umano e la famiglia, minando nel profondo il concetto della pari dignità uomo-donna.

Oltre al nord Europa, un Paese importante come la Francia ha approvato, nel silenzio della nostra classe culturale e politica, una legge entrata in vigore lo scorso 15 aprile che non si propone di regolamentare solo la prostituzione, ma mira proprio abolirla. I principi su cui si basa la legge francese sono quattro: 1. una società civile non può tollerare la vendita dei corpi umani; 2. l’idea dei «bisogni sessuali incontenibili» dei maschi appartiene a una concezione arcaica e degradante della sessualità che favorisce lo stupro; 3. la prostituzione non può in alcun modo essere considerata un’attività professionale, a motivo dello stato di costrizione che per lo più è all’origine dell’ingresso in essa, della violenza che la caratterizza e dei danni fisici e psicologici che provoca; 4. è fondamentale, da parte delle politiche pubbliche, offrire alternative credibili alla prostituzione, garantire i diritti fondamentali alle persone che si prostituiscono, contrastando decisamente la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale.

Di tutto questo ed altro parliamo con la prima firmataria della proposta di legge da poco depositata nel Parlamento italiano, On. Caterina Bini.

D. La normativa da Lei recentemente proposta prevede sanzioni per chi si avvale di prestazioni sessuali da parte di prostitute, perché spostare tutto il problema solo sull’aspetto della “domanda”?

R. Perché la prima legge dell’economia è che se diminuisce la domanda, ne consegue una diminuzione dell’offerta. La nostra proposta di legge mira proprio a questo, partendo dal presupposto che le donne che sono sulle strade, spesso minorenni, sono vittime. Donne sfruttate, oggetto di tratta, con organizzazioni criminali alle spalle che ne sfruttano il corpo per fini economici. Si punisce il cliente perché questo mercato si riduca e di conseguenza gli sfruttatori e i criminali non trovino più un terreno fertile.

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31/08/2016
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