Politica

di Davide Varaini

Cuore umano ed ideologia gender

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Abbiamo a cuore l’umano, per questo combattiamo con ogni energia l’ideologia gender in ogni dove, soprattutto quando ci viene ordinata e imposta come pensiero unico e univoco che vuole scientemente scardinare matrimonio e famiglia.
Mi sono riletto più volte dalle fonti gli interventi di Papa Francesco in Georgia e Azerbaijan (compresa l’intervista rilasciata ai giornalisti nel volo di ritorno a Roma). Ho provato a dimenticare i titoloni sparati dai giornali, i commenti su facebook, le tirate di giacca da una parte e dall’altra.
Non passa giorno che non mi ponga la domanda: perché faccio questo? Perché mi batto contro l’ideologia gender? O meglio, riformulo l’interrogativo che mi pongo: contro chi combatto? La risposta che mi sono dato rileggendo quanto scrivo e posto in pubblico e in privato è una sola: contro gli spacciatori di morte consapevoli di spacciare. L’ideologia gender è questo: spacciare morte.
Ancora una volta Papa Francesco mi aiuta ad interrogarmi e a stare dentro questo perimetro preciso: mai contro le persone. Memoria del passato, coraggio nel presente e speranza nel futuro: l’uomo.
Il Papa ha tuonato contro l’ideologia gender. Vero. Non è la prima volta che lo fa. Ma – ancora una volta – il Santo Padre inserisce la colonizzazione gender dentro un quadro di più ampio respiro: la famiglia e il matrimonio, cioè la vocazione cui ontologicamente (naturalmente) uomo e donna sono chiamati a vivere. Perché lo fa? Perché ha a cuore l’umano. Io, tu, ciascuno di noi con la nostra storia. Il matrimonio è come la fede: non si sta insieme perché si è belli, innamorati, affini, etc. Si sta insieme davvero se si impara alla scuola di Cristo. “Saldi nella fede significa capacità di ricevere dagli altri la fede, conservarla e trasmetterla. Tenere viva la memoria del passato, la storia nazionale e avere il coraggio di sognare e di costruire un futuro luminoso. Saldi nella fede significa non dimenticare quello che noi abbiamo imparato, anzi, farlo crescere e darlo ai nostri figli. Per questo a Cracovia ho dato come missione speciale ai giovani quella di parlare con i nonni. Sono i nonni che ci hanno trasmesso la fede. E voi che lavorate con i giovani dovete insegnare loro ad ascoltare i nonni, a parlare con i nonni, per ricevere l’acqua fresca della fede, elaborarla nel presente, farla crescere – non nasconderla in un cassetto, no – elaborarla, farla crescere e trasmetterla ai nostri figli”.
La fede non è un fatto personale. Se così fosse sarebbe poca cosa. È dentro un orizzonte di fede che il matrimonio e la famiglia trovano il compimento e il completamento, acquistano quel gusto di vita nuova che solo viene dall’accorgersi che non ci siamo fatti da soli e che i limiti e le fragilità di ciascuno trovano continuo alimento nel Creatore. “Tutti noi, nella nostra vita, abbiamo – o avremo – momenti bui. Quando sembra che la cosa non vada avanti, quando ci sono difficoltà quello che si deve fare è fermarsi, fare memoria. Memoria del momento in cui io sono stato toccato o toccata dallo Spirito Santo. La perseveranza nella vocazione è radicata nella memoria di quella carezza che il Signore ci ha fatto e con cui ci ha detto: ‘Vieni, vieni con me’. E questo è quello che io consiglio a tutti voi: non tornare indietro, quando ci sono le difficoltà. E se volete guardare indietro, sia la memoria di quel momento. L’unico. E così la fede rimane salda, la vocazione rimane salda… Con le nostre debolezze, con i nostri peccati; tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno di confessarci, ma la misericordia e l’amore di Gesù sono più grandi dei nostri peccati”.
Se riduciamo il matrimonio e la famiglia ad un unico aspetto di natura sociale non riusciamo a comprendere fino in fondo perché sposarsi e fare figli. C’è molto di più. Fare famiglia è essere immagine e somiglianza della Trinità.
E infatti, Papa Francesco, dopo il passaggio sulla fede, dice: “Abbiamo parlato con il prete, con i religiosi, con i consacrati della fede salda; ma come è la fede nel matrimonio?”.
“Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato. La Bibbia ci dice che Dio ha creato l’uomo e la donna, li ha creati a sua immagine. Cioè, l’uomo e la donna che diventano una sola carne sono immagine di Dio. Io ho capito, Irina, quando tu spiegavi le difficoltà che tante volte vengono nel matrimonio: le incomprensioni, le tentazioni… “Mah, risolviamo la cosa per la strada del divorzio, e così io mi cerco un altro, lui si cerca un’altra, e incominciamo di nuovo”. Irina, tu sai chi paga le spese del divorzio? Due persone, pagano. Chi paga? [Irina risponde: tutti e due]. Tutti e due? Di più! Paga Dio, perché quando si divide ’una sola carne’, si sporca l’immagine di Dio. E pagano i bambini, i figli. Voi non sapete, cari fratelli e sorelle, voi non sapete quanto soffrono i bambini, i figli piccoli, quando vedono le liti e la separazione dei genitori! Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio. Ma è normale che nel matrimonio si litighi? Sì, è normale. Succede. Alle volte ‘volano i piatti’. Ma se è vero amore, allora si fa la pace subito. Io consiglio agli sposi: litigate finché volete, litigate finché volete ma non finite la giornata senza fare la pace. Sapete perché? Perché la ‘guerra fredda’ del giorno dopo è pericolosissima. Quanti matrimoni si salvano se hanno il coraggio, alla fine della giornata, di non fare un discorso, ma una carezza, ed è fatta la pace! Ma è vero, ci sono situazioni più complesse, quando il diavolo si immischia e mette davanti all’uomo una donna che gli sembra più bella della sua, o quando mette davanti a una donna un uomo che le sembra più bravo del suo. Chiedete aiuto subito. Quando viene questa tentazione, chiedete aiuto subito”.
E come si aiutano le coppie? “Si aiutano con l’accoglienza, la vicinanza, l’accompagnamento, il discernimento e l’integrazione nel corpo della Chiesa. Accogliere, accompagnare, discernere e integrare. Nella comunità cattolica si deve aiutare a salvare i matrimoni. Ci sono tre parole: sono parole d’oro nella vita del matrimonio. Io domanderei ad una coppia: ‘Vi volete bene?’ – ‘Sì’, diranno. ‘E quando c’è qualcosa che uno fa per l’altro, sapete dire grazie? E se uno dei due fa una diavoleria, sapete chiedere scusa? E se voi volete portare avanti un progetto, passare una giornata in campagna, o qualsiasi cosa, sapete chiedere l’opinione dell’altro?. Tre parole: ‘Cosa ti sembra? Posso?’; ‘grazie’; ‘scusa’. Se nelle coppie si usano queste parole: ‘Scusami, ho sbagliato’; ‘Posso fare questo?’; o ‘Grazie di quel bel pasto che mi hai fatto’; ‘Posso?’, ‘grazie’, ‘scusa’, se si utilizzano queste tre parole, il matrimonio andrà avanti bene. È un aiuto”.
La famiglia è un dono e una Grazia che ha bisogno di manutenzione. Continua. Senza lo sguardo in alto le famiglie scoppiano. Lo vediamo ogni giorno. Scoppiano perché la società in cui viviamo cospira in tutto ciò che vediamo, guardiamo e respiriamo ad annichilire ed espellere la trascendenza: se l’uomo si è fatto da solo può fare ciò che vuole, quando vuole e come vuole. Non c’è spazio per il sacrificio, la pazienza e la cura delle relazioni. L’individualismo e il relativismo non sono altro che questo: faccio ciò che provo e sento. Se non provo più emozioni nello stare insieme allora basta, la finisco qui. È il sentimento a dominare le relazioni di coppia, la famiglia. L’amore è di più. Nonostante i nostri peccati e le nostre fragilità. L’amore non viene da noi, ma da Qualcuno che ci precede. Così come la vita: la vita non viene da una alchimia chimica. La vita si genera nell’utero di una donna. Si genera, non si fabbrica. E se non si fabbrica dalla mente e dalla tecnica dell’uomo, significa che la vita, ciò che siamo stati e saremo, ci viene consegnata da Altro. Questa è la memoria che la società di oggi vuole eliminare: la memoria di ciò per cui siamo costituiti come persone. Esseri in relazione con.
Ed è proprio dentro a questa riflessione che Papa Francesco inserisce uno dei più grandi nemici del matrimonio: “Tu, Irina, hai menzionato un grande nemico del matrimonio, oggi: la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche. Se ci sono problemi, fare la pace al più presto possibile, prima che finisca la giornata, e non dimenticare le tre parole: ‘permesso’, ‘grazie’, ‘perdonami’”.
La teoria gender attacca il matrimonio e la famiglia: una guerra mondiale è in atto per distruggere il matrimonio. E allora bisogna difendersi. Occorre difendersi, perché contro un nemico potente si reagisce. Se viene attaccato ciò che per noi è più caro, cioè l’essere umano per ciò che davvero è, allora occorre reagire.
E Papa Francesco riprende questo discorso con i giornalisti in aereo ritornando a Roma. Lo voglio riportare paro paro, così come la Santa Sede lo ha trascritto.
La giornalista Maria Elena Ribezzo chiede: “Salve, Santità, buona sera. Senta, Lei ieri ha parlato di una guerra mondiale in atto contro il matrimonio, e in questa guerra ha usato parole molto forti contro il divorzio: ha detto che sporca l’immagine di Dio; mentre nei mesi scorsi, anche durante il Sinodo, si era parlato di un’accoglienza nei confronti dei divorziati. Volevo sapere se questi approcci si conciliano, e in che modo”.
Papa Francesco: “Tutto è contenuto, tutto quello che ho detto ieri, con altre parole - perché ieri ho parlato a braccio e un po’ a caldo – si trova nell’Amoris laetitia, tutto. Quando si parla del matrimonio come unione dell’uomo e della donna, come li ha fatti Dio, come immagine di Dio, è uomo e donna. L’immagine di Dio non è l’uomo [maschio]: è l’uomo con la donna. Insieme. Che sono una sola carne quando si uniscono in matrimonio. Questa è la verità. È vero che in questa cultura i conflitti e tanti problemi non sono ben gestiti, e ci sono anche filosofie dell’’oggi faccio questo [matrimonio], quando mi stanco ne faccio un altro, poi ne faccio un terzo, poi ne faccio un quarto’. È questa ‘guerra mondiale’ che Lei dice contro il matrimonio. Dobbiamo essere attenti a non lasciare entrare in noi queste idee. Ma prima di tutto: il matrimonio è immagine di Dio, uomo e donna in una sola carne. Quando si distrugge questo, si ‘sporca’ o si sfigura l’immagine di Dio. Poi l’Amoris laetitia parla di come trattare questi casi, come trattare le famiglie ferite, e lì entra la misericordia. E c’è una preghiera bellissima della Chiesa, che abbiamo pregato la settimana scorsa. Diceva così: ‘Dio, che tanto mirabilmente hai creato il mondo e più mirabilmente lo hai ricreato’, cioè con la redenzione e la misericordia. Il matrimonio ferito, le coppie ferite: lì entra la misericordia. Il principio è quello, ma le debolezze umane esistono, i peccati esistono, e sempre l’ultima parola non l’ha la debolezza, l’ultima parola non l’ha il peccato: l’ultima parola l’ha la misericordia! A me piace raccontare – non so se l’ho detto, perché lo ripeto tanto – che nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Vézelay c’è un capitello bellissimo, del 1200 più o meno. I medievali facevano catechesi con le sculture delle cattedrali. Da una parte del capitello c’è Giuda, impiccato, con la lingua fuori, gli occhi fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù, il Buon Pastore, che lo prende e lo porta con sé. E se guardiamo bene la faccia di Gesù, le labbra di Gesù sono tristi da una parte ma con un piccolo sorriso di complicità dall’altra. Questi avevano capito cos’è la misericordia! Con Giuda! E per questo, nell’Amoris laetitia si parla del matrimonio, del fondamento del matrimonio come è, ma poi vengono i problemi. Come prepararsi al matrimonio, come educare i figli; e poi, nel capitolo ottavo, quando vengono i problemi, come si risolvono. Si risolvono con quattro criteri: accogliere le famiglie ferite, accompagnare, discernere ogni caso e integrare, rifare. Questo sarebbe il modo di collaborare in questa ‘seconda creazione’, in questa ri-creazione meravigliosa che ha fatto il Signore con la redenzione. Si capisce così? Sì, se prendi una parte sola non va! L’Amoris laetitia – questo voglio dire –: tutti vanno al capitolo ottavo. No, no. Si deve leggere dall’inizio alla fine. E qual è il centro? Ma… dipende da ognuno. Per me il centro, il nocciolo dell’Amoris laetitia è il capitolo quarto, che serve per tutta la vita. Ma si deve leggerla tutta e rileggerla tutta e discuterla tutta, è tutto un insieme. C’è il peccato, c’è la rottura, ma c’è anche la misericordia, la redenzione, la cura. Mi sono spiegato bene su questo?”.
Interviene un altro giornalista, Joshua McElwee, che domanda: “Grazie, Santo Padre. In quello stesso discorso di ieri in Georgia, Lei ha parlato, come in tanti altri Paesi, della teoria del gender, dicendo che è il grande nemico, una minaccia contro il matrimonio. Ma vorrei chiedere: cosa direbbe a una persona che ha sofferto per anni con la sua sessualità e sente veramente che c’è un problema biologico, che il suo aspetto fisico non corrisponde a quello che lui o lei considera la propria identità sessuale? Lei come pastore e ministro, come accompagnerebbe queste persone?”.
Papa Francesco risponde: “Prima di tutto, io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo – anche di Papa – ho accompagnato persone con tendenza e con pratiche omosessuali. Le ho accompagnate, le ho avvicinate al Signore, alcuni non possono, ma le ho accompagnate e mai ho abbandonato qualcuno. Questo è ciò che va fatto. Le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Gesù non gli dirà sicuramente: ‘Vattene via perché sei omosessuale!’, no. Quello che io ho detto riguarda quella cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, all’acqua di rose, ma cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: ‘E tu che cosa voi fare quando diventi grande?’ – ‘La ragazza’. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo ‘colonizzazioni ideologiche’. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina, una ragazza, e ha sofferto tanto, perché si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. L’ha raccontato alla mamma, quando era già ventenne, 22 anni, e le ha detto che avrebbe voluto fare l’intervento chirurgico e tutte queste cose. E la mamma gli ha chiesto di non farlo finché lei era viva. Era anziana, ed è morta presto. Ha fatto l’intervento. È un impiegato di un ministero di una città della Spagna. È andato dal vescovo. Il vescovo lo ha accompagnato tanto, un bravo vescovo: ‘perdeva’ tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato. Ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto la lettera che per lui sarebbe stata una consolazione venire con la sua sposa: lui, che era lei, ma è lui. E li ho ricevuti. Erano contenti. E nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, ottantenne, il vecchio parroco, che aveva lasciato la parrocchia e aiutava le suore, lì, nella parrocchia… E c’era il nuovo [parroco]. Quando il nuovo lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: ‘Andrai all’inferno!’. Quando trovava il vecchio, questo gli diceva: ‘Da quanto non ti confessi? Vieni, vieni, andiamo che ti confesso e così potrai fare la Comunione’. Hai capito? La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a non dire: ‘È tutto lo stesso, facciamo festa’. No, questo no. Ma ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore, non dite: ‘Il Papa santificherà i trans!’. Per favore! Perché io vedo già i titoli dei giornali… No, no. C’è qualche dubbio su quello che ho detto? Voglio essere chiaro. È un problema di morale. È un problema. È un problema umano. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, come abbiamo detto nel caso del matrimonio, leggendo tutta l’Amoris laetitia, ma sempre così, sempre con il cuore aperto. E non dimenticatevi quel capitello di Vézelay: è molto bello, molto bello”.
Non me lo dimentico il capitello di Vézelay. Perché riguarda me, peccatore. Riguarda ogni persona che mi trovo innanzi. Che ho il dovere di accogliere e accompagnare alla Verità così come Cristo ha fatto con me, peccatore, salvandomi un giorno di qualche anno fa. Io che ero pieno di peccato, ferito dalla vita, chiuso in una immagine sfocata di me, volevo farla finita perché nessuno mi capiva e mi tendeva la mano. So che cosa significa essere emarginati perché “diversi”. Ma so anche che l’ideologia rende ancora più diversi da se stessi.

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04/10/2016
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