Politica

di Giuseppe Brienza

Virginia Raggi ed i nuovi assessori

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Ad oltre un mese dalle dimissioni dell’ex responsabile del bilancio, Marcello Minenna, il sindaco ha ufficializzato venerdì scorso i due nuovi assessori che si divideranno le sue deleghe: Andrea Mazzillo, già collaboratore della “sindaca” ed ex Pd, al bilancio e patrimonio, Massimo Colomban, imprenditore e manager vicino a Casaleggio, alle partecipate.
Mazzillo era già stato nominato dirigente capitolino dalla Raggi e capo del suo staff. Il sindaco l’ha definito «un nostro attivista, [che] si è speso per i programmi del M5S insieme ai cittadini. Ma soprattutto è un esperto di finanza locale e bilanci». Il neo assessore al Bilancio, da uomo di esperienza amministrativa, ha rilasciato fin dalla sua prima presentazione ai media dichiarazioni “rassicuranti” circa lo spauracchio-commissariamento. «Sono settimane che lavoriamo insieme anche con gli uffici della Ragioneria – ha detto Mazzillo -. Posso anticipare che si sta già provvedendo all’assestamento tecnico di bilancio, rintracciando tutte le necessarie economie». Ciurlando invece un po’ nel manico, a proposito del suo passato piddino, il neo-assessore ha dichiarato: «Mi candidai nel 2006 con la lista civica Veltroni, quella locale nel Municipio in cui abito, mai con il Pd». Peccato che, dopo essere riconfermato al primo turno come sindaco di Roma in quell’anno con un sonante 61,8% dei voti, il Walter nazionale (anche se volle sancire per la sua consueta esterofilia la “doppia W” del suo nome di battesimo), si lanciò risolutivamente verso la segreteria politica nazionale del nascente Partito Democratico (il 14 ottobre 2007 ne divenne il primo segretario nazionale). Eppoi, leggiamo in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 31 maggio scorso, che Mazzillo, infatti, «prima di abbracciare i Cinque Stelle, era inserito nel centrosinistra di Ostia, e fino al 2007 circa è stato legatissimo ad Alessandro Onorato, all’epoca nel nascente Pd e oggi coordinatore del movimento di Alfio Marchini».
La prima cittadina ha presentato invece Massimo Colomban come «un imprenditore con una incredibile esperienza» ma, neanche il tempo di firmare l’accettazione dell’incarico, che subito il neo-assessore è finito al centro delle polemiche sui media. Intanto si è rievocata la candidatura nel 2010 alle regionali venete con Alleanza per l’Italia, il partitino centrista dell’ex notista politico del Tg1 Francesco Pionati, raccogliendo poco più di mille preferenze che non gli sono bastate per l’elezione. Negli ultimi anni si è avvicinato al Movimento 5 Stelle stringendo un rapporto personale sia con Gianroberto Casaleggio che con Beppe Grillo, tanto da aver influenzato i grillini veneti su alcune posizioni autonomiste come testimoniano le parole pronunciate dallo storico esponente pentastellato veneto David Borrelli.
Da anni mantiene stabili rapporti con il mondo politico e istituzionale (il governatore Luca Zaia è suo amico), partecipa a trasmissioni televisive, interviene a convegni, rilascia interviste. Nonostante questo, il 1° ottobre Colomban cade in pieno nel classico tranello de La Zanzara. I conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo l’hanno infatti chiamato al telefono con la scusa di sapere se confermasse o meno l’incarico romano voluto dalla Raggi ma, subito dopo, lo fanno rispondere a incalzanti domande sulle Olimpiadi del 2024 a Roma, negate alla Capitale dalla prima cittadina grillina, anche se l’azienda di Colomban, la multinazionale Permasteelisa, ha nel passato conseguito utili importanti ricevendo commesse in diverse manifestazioni olimpioniche nel mondo. Dato che si occuperà di partecipate, Colomban ha quindi annunciato che «vanno razionalizzate, ci sono sicuramente servizi che potrebbero essere più economicamente gestiti in maniera partecipativa pubblico-privata, oppure totalmente privata». Dunque avanti con le privatizzazioni, in contraddizione con lo statalismo predicato da molti nella galassia grillina. Poi l’apertura a un tema mai trattato dal Movimento 5Stelle, il federalismo. «Per migliorare l’efficienza dello Stato – ha risposto l’imprenditore ai due schizzati di Radio24 -, credo che lo Stato federale, come insegnano i casi di Germania, America e Australia, responsabilizzi di più le regioni e le macroregioni. Basta pensare alla Svizzera dove ho abitato per tre anni».
La sua ricetta economica per risollevare l’Italia Colomban l’aveva spiegata in una recente intervista a il “Nord Est Quotidiano”, nella quale erano anche ricordati i suoi 100mila euro di Imu pagati all’anno. In particolare è sull’euro che l’imprenditore veneto ha preso posizioni scioccanti. In un collage di suoi interventi pubblicato su YouTube dal vicedirettore di “Libero” Franco Bechis, il neo assessore di Roma afferma infatti: «Se dobbiamo stare a queste condizioni nell’euro, meglio uscire. Certo avremo una svalutazione, qualcuno dice del 30 o del 50, ma contestualmente avremo un riaccendersi immediatamente di tutto le attività che diventeranno più competitive. C’è il mercato interno che soffrirà perché ci sono anche le importazioni di petrolio che si pagheranno di più». Poi hanno scandalizzato i romani e tutti gli Italiani alcune dichiarazioni irresponsabili sulla Capitale pronunciate in occasione di un’altra recente intervista rilasciata a “Diretta Rete Veneta”: «Roma viene vista, e ve lo posso dire con competenza, come uno Stato corrotto, come una parte della mafia».
Nonostante tutto, le nomine di Mazzillo e Colomban hanno subito incassato il “gradimento” di Grillo. «Sono sicuro che entrambi faranno un ottimo lavoro per realizzare il programma del M5S votato dalla stragrande maggioranza dei romani», ha detto il comico ridiventato “capo politico”. Non tutti, però, nella base 5Stelle, sono soddisfatti. Su Mazzillo pesa soprattutto la passata militanza tra i democratici di Veltroni. Su Colomban l’essere liberista e amico sia di Zaia sia della Lega Veneta.
Tutto questo è successo sabato ma, il giorno, prima, il fine-settimana si era intanto aperto sulla novità dell’integerrima - secondo “la sindaca”- assessore all’ambiente Paola Muraro, che esce fuori esser stata l’amante del direttore generale dell’Ama che le passava consulenze milionarie. Siccome era l’amante di Giovanni Fiscon, quest’ultimo le passava consulenze milionarie e, ovviamente, l’uno e l’altra sono finiti sotto processo. 30 telefonate intercettate dai carabinieri del Ros con l’ex manager coinvolto in “Mafia Capitale” hanno dato luogo all’atto d’accusa dei pm nei confronti della Muraro che, per il momento, non ha dato speranza di dimissioni, dichiarando invece che «tirerà dritto». Avrà modo di spiegare quando sarà sentita in Procura, ha detto.
Quest’ultimo addebito raddoppia i capi di accusa a carico dell’assessore all’ambiente: oltre ad abuso d’ufficio violazione delle norme sulla gestione dei rifiuti. La sua vicenda giudiziaria si connette quindi definitivamente al destino non esattamente luminoso dell’ex direttore generale di Ama Fiscon, già a processo (insieme all’allora presidente Franco Panzironi) per corruzione in Mafia Capitale e ora appunto accusato, insieme a lei, dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Alberto Galanti, di abuso di ufficio per una parte significativa delle consulenze ricevute nel tempo da Ama (1 milione e 200 mila euro nell’arco di una decina di anni).
Nelle telefonate intercettate, registrate tra il 2013 e il 2014, Paola Muraro, ignorando di essere ascoltata, non fa mistero della sua relazione sentimentale con Giovanni Fiscon, introducendo un elemento che rende definitivamente abusive le consulenze che l’allora direttore generale di Ama le aveva e avrebbe continuato ad affidarle fino al suo ultimo giorno nella municipalizzata. Per altro, con il consapevole assenso di Panzironi, anche lui legato a doppio filo con la Muraro, al punto da progettare per lei un ruolo in un futuro impianto di smaltimento rifiuti in Trentino.
In violazione di ogni norma, e con uno strumento illegittimo come quello dei contratti di consulenza, Giovanni Fiscon affidò alla sua “compagna” (come si dice oggi…) funzioni che, come tali, non avrebbero potuto essere oggetto di incarichi esterni e, al contrario, avrebbero imposto una ricerca con regolari bandi di figure professionali prima all’interno della municipalizzata e, in seconda battuta, della sua controllante, il Comune di Roma. Cosa che non avvenne mai. Di più: quei contratti di consulenza vennero regolarmente prorogati nonostante la legge ne facesse divieto. Per giunta, riconoscendo alla Muraro bonus una tantum per singolari prestazioni professionali quali, per dirne alcune, un accesso agli atti della Regione Lazio o una consulenza processuale in un giudizio che vedeva Fiscon e Ama imputati.
La precedente ipotesi di reato della Muraro (quello ambientale) riguardava, come detto, la gestione degli impianti Ama di Trattamento meccanico-biologico (Tmb) di Rocca Cencia, frazione del territorio del Municipio Roma VI. E comunque l’assessora rimane lì al suo posto.
Poi ieri i nuovi colpi di scena di querela e contro-querela fra Pd e Giunta Raggi. I fatti. Alla scuola di formazione del Pd, il premier Renzi interviene sul caso dell’assessore all’Ambiente indagata: «In fondo la svolta della Raggi è dare la gestione dei rifiuti a una donna collegata totalmente a Mafia Capitale, a quelli che c’erano prima». Passano poche ore e il sindaco di Roma replica su Twitter: «Affari con Mafia Capitale? Mica siamo il Pd. I cittadini sanno che quel sistema l’hanno creato loro. Noi lo combattiamo». Poi su Facebook, in un post preceduto dall’immagine di una piovra sulla capitale e la scritta «Fuori la mafia da Roma». «Attendiamo ancora di sapere cosa ha fatto [Renzi] con i fondi delle cene elettorali con Buzzi - scrive Raggi -. Il Pd non crederà mica che l’abbiamo dimenticato?». «È in difficoltà, specie dopo le bacchettate di Napolitano sull’Italicum – aggiunge la Raggi - e accusa noi di accordi per Mafia Capitale. Si dimentica che Mafia Capitale sono loro del Pd». Il Tesoriere del Pd Francesco Bonifazi ha annunciato ai media: «Il Pd ha dato mandato ai suoi legali di querelare il sindaco di Roma Virginia Raggi per le dichiarazioni diffamatorie nelle quali ha accostato il PD alle vicende di Mafia Capitale. Continua da tempo la pratica dell’insulto e della menzogna da parte degli esponenti del M5S che puntualmente, una volta chiamati a rispondere delle loro affermazioni, ricorrono a tutti i privilegi per non farsi giudicare. Un conto è il dibattito politico, un altro è diffamare». La Muraro, a sua volta, ha reso noto di aver querelato il premier Renzi. Ma ai problemi di Roma chi ci sta pensando?

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