Società

di Davide Vairani

Le ardite interpretazioni teologiche dei testi biblici di Suor Teresa

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In questi giorni sta occupando abbondantemente una buona fetta della stampa (vedasi “Repubblica”), tra articoli e video, una suora. Bello, direte voi. Momento. Si chiama Suor Teresa Forcades, benedettina, del Monastero di Montserrat a Barcellona, laureata in medicina e in teologia fondamentale, saggista nel campo della medicina sociale, della teologia trinitaria e di quella femminista (fra i suoi libri più noti, Los crímenes de las grandes compañias farmaceuticas e La teologia feminista en la historia, editi in spagnolo, e La trinitat, avui, in catalano).
Oggetto di tanta attenzione mediatica è l’uscita dell’ultimo suo libro: “Siamo Tutti Diversi! Per Una Teologia Queer”, a cura di Cristina Guarnieri e Roberta Trucco per i tipi di Castelvecchi Editore.
L’ abbiamo vista a “Torino Spiritualità” proprio in questi giorni in dialogo (guarda un po’) con Michela Murgia, nota scrittrice (1972), formatasi anch’essa in ambito teologico. Michela Murgia è tra le femministe che si sono schierate a favore delle unioni civili, delle adozioni gay e anche a favore dell’utero in affitto purché sia fatto in libertà e senza costrizioni derivanti da condizioni di povertà e sfruttamento. La sua relazione si suddivide in quattro parti, il culto del serpente, il rapporto tra il serpente e la donna (qui si gioca sul genere, in spagnolo, l’animale gode del genere femminile), un confronto tra l’ermeneutica patriarcale e quella femminista di Genesi 3, un’interpretazione femminista “queer” del dialogo tra il serpente e la donna.
Da sempre, l’umanità è affascinata dal serpente per il concetto di immortalità (la possibilità di cambiare pelle, l’idea del rinascere da se stessi come simbolo di guarigione) e di sapienza. Platone, nel dialogo “Timeo”, descrive un animale che si morde la coda, convertito nel simbolo dell’immortalità, l’uroboro, per Jung è il simbolo della conoscenza di se stessi.
In Cambogia, il serpente Naga ha un numero di teste variabile, se il numero è pari è di genere femminile, se dispari è maschile perché l’uno corrisponde al Cielo ed è segno di perfezione, il pari corrisponde alla Terra.
A questo punto, Michela Murgia regge il computer a suor Teresa per la lettura di alcuni passi biblici.
Nel libro dei Numeri (21,9), il Signore invita Mosè a farsi un serpente e metterlo sul legno in modo che tutti coloro che lo guarderanno saranno curati. È un’immagine cristologica, l’evangelista Giovanni la riprenderà per indicare come il Figlio dell’uomo sarà innalzato e tutti saranno attratti a lui. In 2 Re 18,4, il re Ezechia fece a pezzi il serpente di bronzo che aveva fatto Mosé.
La teologa si chiede come mai se fino al IX-VIII secolo, gli Israeliti bruciavano incenso al culto del serpente, in Genesi 3 «il serpente non è più venerato, non è fonte di salvezza», è simbolo del male (del demonio, in Apocalisse). Il serpente simbolizzava la divinità femminile della fertilità, in Genesi si trasforma in uno spirito maligno. La donna, debole, si fa ingannare da questo serpente, causa di introduzione del male nel mondo. È Tertulliano (III sec.) che legge Eva come porta del peccato. In un’autrice del Cinquecento, viceversa, suor Teresa ha trovato un collegamento tra la “felix culpa” di cui si canta nell’”Exultet” la notte di Pasqua e la figura di Eva. Immagina un incontro tra Gesù ed Eva dove Gesù l’abbraccia, con rispetto in quanto Eva è la madre di tutti, e le dice “Quello che hai fatto nel giardino dell’Eden non è cosa buona ma è stato completamente cancellato”. La lettura patriarcale del brano di Gen 3 “applaude un sistema, una comprensione del mondo e di Dio autoritaria, arbitraria, gelosa in senso di esclusione”. Nel suo testo “La teologia femminista nella storia” (2015, ed. Nutrimenti), si legge come nei diversi periodi della storia sorgano continuamente donne che si pongono domande su questo testo, fino al secolo XX in cui molte teologhe l’hanno letto in forma antipatriarcale. “Il contesto socio politico del momento in cui si scriveva questo brano era un momento di consolidamento della monarchia”, nel passaggio dalla confederazione di tribù alla monarchia, da un sistema orizzontale di relazioni ad un sistema verticale consegnato all’autorità del re. Ma Jahvé, Dio guerriero che propone la guerra santa, non è il nome più antico, “el shaddai”, l’Onnipotente del salmo 90, può essere tradotto con monte ma anche con petto, traduzione che renderebbe più comprensibile la parola ebraica sulla montagna da cui stilla latte e miele. Suor Teresa rilegge Gen 2,15-16, “il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse…”Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino ma dell’albero della conoscenza del bene del male non devi mangiare, perché nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire”. “La proibizione – dichiara - mostra il relazionarsi ad un Dio che dice no, col timore del castigo. In realtà, non siamo in un contesto manicheo di separazione tra bene e male, in mezzo al giardino c’è solo il bene, la misericordia, il perdono, il giudizio morale non è al centro della vita”.
Come diceva Chesterton, è proprio vero che le eresie sono verità impazzite. Perché prendono un pezzetto di un tutto, lo analizzano fin nel capello e ne fanno una dottrina. Si dimenticano che il pezzettino per essere tale deve essere inserito nel tutto da cui esso viene estrapolato. Non sono solo (o tanto) le ardite interpretazioni teologiche dei testi biblici di Suor Teresa a lasciare più di un dubbio circa l’attendibilità. Sono le ricadute sulla visione dell’umano che essa ne trae da lasciare sbigottiti.
Ma quali sono le posizioni della suora catalana in “grave contraddizione con l’insegnamento della Chiesa?” È presto detto: femminista, giustifica l’aborto, è favorevole al matrimonio omosessuale, vorrebbe che tutte le donne potessero usufruire liberamente della pillola del giorno dopo. A proposito dell’aborto ha dichiarato: “Se Dio ha posto nelle mani della madre la vita del feto, noi non siamo nessuno per intervenire.”
Suor Forcades, che è stata anche Vicepresidente dell’Associazione europea delle ricercatrici in teologia, ha dichiarato che la teologia “o è liberazione o non è teologia. O è femminista – nel senso di una identità per uomini e per donne a immagine di Dio non incasellata in nessuno stereotipo – o non è teologia”. Da questo punto di vista abbastanza fumoso la suora fa discendere la considerazione che “il matrimonio omosessuale non contraddice in nulla la teologia. Sono cosciente che l’attuale Magistero non la pensa così, ma la teologia, come io la capisco nella sua profondità, non è in contraddizione”.
Recentemente è scesa anche in politica, vicina all’estrema sinistra catalana, dicendo che questo suo impegno è coerente con i principi di Papa Francesco rispetto all’impegno verso i poveri. Auspica una netta separazione fra Chiesa e Stato e ha dichiarato che “ci rendiamo conto di quello che ha detto il Card. Martini prima di morire sul fatto che la Chiesa Cattolica ha un ritardo di 200 anni nelle sue strutture”.
Nel 2009 il Card. Rodè, allora prefetto della Congregazione vaticana dei religiosi, intervenne chiedendo alla Forcades di esprimere pubblicamente la sua adesione alla dottrina della Chiesa. La suora rispose con un articolo sulla rivista Foc Nou dicendo che rispettava il Magistero, ma aveva il diritto di esprimere opinioni contrarie ad esso. E poi? Da Roma ci si aspettava qualche intervento deciso e chiarificatore, ma, ad oggi, nulla. Mentre la benedettina continua a portare in giro per il mondo le sue “gravi contraddizioni con l’insegnamento della Chiesa”.
Questo suo nuovo libro non fa che rilanciare le sue tesi. La teoria queer è una teoria critica sul sesso e sul genere emersa all’inizio degli anni novanta. La teoria nacque in seno agli studi gay e lesbici, agli studi di genere e alla teoria femminista. Sulla scia delle tesi di Michel Foucault, Jacques Derrida e Julia Kristeva, la teoria queer mette in discussione la naturalità dell’identità di genere, dell’identità sessuale e degli atti sessuali di ciascun individuo, affermando invece che esse sono interamente o in parte costruite socialmente, e che quindi gli individui non possono essere realmente descritti usando termini generali come “eterosessuale” o “donna”. La teoria queer sfida pertanto la pratica comune di dividere in compartimenti separati la descrizione di una persona perché “entri” in una o più particolari categorie definite. Laddove gli studi gay e lesbici analizzano in particolare il modo in cui un comportamento viene definito “naturale” o “innaturale” rispetto al comportamento eterosessuale, la teoria queer si sforza di comprendere qualsiasi attività o identità sessuale che ricada entro le categorie di normativo e deviante. In particolare, la teoria queer rigetta la creazione di categorie ed entità-gruppo artificiali e socialmente assegnate basate sulla divisione tra coloro che condividono un’usanza, abitudine o stile di vita e coloro che non lo condividono.
Insomma, una teologa che propugna apertamente l’ideologia gender. In una lunga intervista al “Corriere della Sera”” di qualche mese si può vedere in maniera chiara e netta quanti punti di contatto vi siano (“Teresa, monaca: sì ai matrimoni gay. L’aborto? Le donne possono decidere”).
Il concetto di libertà: “Tutti noi, sia che crediamo in Dio sia che non crediamo, siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio e Dio è amore, è libero amore. Noi siamo loving beings (esseri che amano e che sono amati), e quando uno ama è libero. Quando invece ci comportiamo con violenza, con risentimento, senza fiducia, siamo pieni di emozioni negative, siamo bloccati nell’amore, chiusi all’amore, non siamo liberi”. Tradotto: basta l’amore e quando c’è amore allora tutto va bene, tutte le scelte possono e devono essere riconosciute. È uno dei punti cardine dell’ideologia gender, fondata sull’autodeterminazione individuale.
L’esempio perfetto di libertà? La Madonna. Vero. Ma sentite perché: “Maria è una donna veramente libera. È stata capace di guardare, di relazionarsi con Dio, da una posizione di parità. Quando Dio le chiede se vuole avere un figlio da Lui, se vogliono un figlio insieme, la prima reazione di Maria è di stupore. Come possiamo immaginare questa interazione tra Dio e un essere umano, una donna? Dio le dice. ‘Io non sono Dio perché detto delle regole, perché ti dico cosa devi e cosa è giusto fare, perché sono l’adulto; ma semplicemente perché sono la vita stessa. Tu e io possiamo interagire solo se lo desideriamo, se lo desideri’. Dio ci ha dato la dignità e la scelta”. Maria è libera perché si relazione con Dio da una posizione di parità. Che è come dire che Dio non esiste, non è l’Essere Supremo, il Creatore. E se Dio non esiste (oppure è identico a ciascuno di noi perché è vita come noi) è evidente che l’essere umano è libero di realizzare ciò che sente, ciò che desidera. Altro caposaldo dell’ideologia gender.
Il passaggio successivo dell’intervista chiarisce ancora meglio il pensiero di Suor Teresa. A proposito di Maria Maddalena e Maria di Nazareth, dichiara: “Io ti ho risposto su Maria di Nazareth attraverso la mia esperienza. Ma se tu mi chiedi come nella tradizione Maria Maddalena e Maria di Nazareth possano essere interpretate è un’altra storia. Forse tu non lo sai, io sono cresciuta in una famiglia atea. Ho letto per la prima volta il Vangelo a 15 anni: ne rimasi impressionata. La mia seconda lettura è stata Gesù Cristo il liberatore di Leonardo Boff. Nessun racconto di Dio quando ero una bambina. Andavo in Chiesa solo per battesimi e comunioni. Dalle mie letture posso dirti che la tradizione vuole Maria come una donna sottomessa ma nel vangelo Maria è descritta come una giovane donna che sa cosa vuole, che prende decisioni che la riguardano, che dice sì a Dio. Leonardo Boff, nel suo libro, dipinge Maria come una donna capace di essere la compagna di Dio. Maria vuole essere incinta di Dio. È straordinario il suo desiderio. Sappiamo che una donna può rimanere incinta di un uomo che non ama, ma spiritualmente non si può. Non si può stuprare una donna spiritualmente; fisicamente si, ma non spiritualmente. Dio non s’impone a lei con la forza, Dio chiede a Maria e Maria dice sì e rimane incinta perché si amano. Per me è molto bello perché è quello che Dio vuole con ognuno di noi: rendere spiritualmente incinta o incinto ognuno di noi per portare Dio nel mondo. Io credo che il Dio (lui o lei) cristiano non si vuole imporre, è un Dio che esiste nello spazio e nel tempo se noi gli diamo la vita come Maria”.
Ma allora l’uomo, il maschio, può dare la vita? – domanda la giornalista. Risposta: “Sì, certo, perché noi siamo queer e diamo la vita. Tutti gli immaginari femminili possono applicarsi anche agli uomini, e viceversa, perché, come diciamo nella Chiesa, Maria è un modello per tutti, non solo per le donne. Maria è la perfezione dell’umanità, e Gesù anche: entrambi per gli uomini e per le donne. Gesù è fonte di ispirazione per tutti e così Maria. Gesù è Dio e Maria non è Dio ma è ciò che l’umanità può essere quando è piena di Dio e dunque è come Dio. Non c’è una gerarchia. Dio dice: “Io non vi chiamo miei servi ma miei amici”. Io credo che questo sia una liberazione: non abbiamo un Dio che sta sopra e che opprime. Dio ha tutto il potere, ma non lo usa per opprimere, bensì per incoraggiare. Ci salva più e più volte dalla nostra paura di meritarci la morte”. Sei favorevole al matrimonio Gay? – prosegue. “Si, perché le identità sessuali non vanno considerate come scatole chiuse che Dio vuole complementari le une con le altre e che devono restare per sempre così, fissate in ruoli definiti e separati. Vivo nel mondo e vedo persone dello stesso sesso che si amano e mi chiedono: ‘Perché dovrebbe essere sbagliato?’. Sembrano felici, si amano davvero. Perché dunque non dovrebbero essere benedetti? Perché non dentro alla Chiesa? Perché non dobbiamo esultare di fronte all’amore qualunque forma assuma? Certo, se c’è rabbia e risentimento, se si agisce con violenza nella coppia non va bene, ma questo può succedere in qualsiasi coppia, che sia etero o omosessuale. Il punto centrale è come due persone stanno insieme. Certo, da coppie etero possono nascere bambini e da coppie omosessuali no; ma non credo che questo sia l’aspetto fondamentale del matrimonio. Io amo molto i bambini (ne volevo nove) e credo siano importantissimi; ma il punto centrale della vita di coppia per me è un altro. Il segreto del matrimonio è essere due che provano a essere uno e poi tornano ad essere due. È come Dio nella Trinità: siamo uno ma siamo anche separati. Questo si può esperire anche in una vita comunitaria, in modi molto differenti. Nella coppia si raggiunge la massima intimità tra due persone; non è facile, ma è una forma di cammino a due. Si cresce in questo cammino e si mostra agli altri come l’amore possa trasformare la realtà e quali miriadi di relazioni siano possibili tra esseri umani. Tutto questo è molto affascinante”.
In un’altra intervista (a “Repubblica” – “Suor Teresa Forcades: “La Teologia è libera, o non è teologia)” dichiara: “Se si è contro le unioni civili perché queste permettono l’unione tra persone dello stesso sesso, mi sembra che questo sia in fondo solo paura delle differenze. Il valore fondamentale del matrimonio è che rappresenta un impegno per sempre. Credo che sia importante sottolineare questo in una società che tende alla superficialità e alla strumentalizzazione delle persone: sto con te perché mi servi, o mi sei utile, o mi dai piacere, o mi diverti o quello che sia. Sono contro questo atteggiamento chiaramente e l’unione civile può essere seria come una religiosa, dipende dal grado di impegno che ci si mette”.
Tutto il sistema delle ideologie gender trova in Suor Teresa un rivestimento teologico. E questo è davvero preoccupante. Perché qui vi troviamo un “salto di qualità”: è Dio che vuole che sia così. Non ci bastano vescovi che propongono corsi gender per gli insegnanti come a Molfetta, non ci bastano sacerdoti che “sposano” coppie gay”, non ci bastano preti che ci ostacolano ogni qual volta tentiamo di promuovere il Magistero della Chiesa e i cosiddetti valori non negoziabili (tra l’altro cambiamola questa locuzione perché secondo me riduttiva). Ci mancavano solo teologi imbevuti di femminismo e di Teologia della Liberazione a giustificare le teorie gender.

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