Società

di Elisabetta Pittino

Polonia modello sull’aborto

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Dico Polonia, penso Giovanni Paolo Il. Dico difesa della vita, penso Giovanni Paolo Il. Non è un caso che sia la Polonia il primo paese europeo a reagire all’Europa abortista a tutti i costi, con un ‘iniziativa popolare che ha dato origine ad un progetto di legge a difesa della vita umana nascente.
“Vogliamo che la Polonia raggiunga il gruppo di paesi dei 2/3 del mondo che proteggono il nascituro meglio di noi” ha dichiarato Jerzy Kwaśniewski uno degli autori del progetto di legge.
Perché in realtà la maggior parte del mondo è per la vita:“gli standard di protezione della vita umana sono più alti in 123 paesi(sui 196 esistenti) che in Polonia “ scrive il prof. Marcin Kulczik, ricercatore di ECLJ-European Center For Law and Justice.
E se San Marino si prepara ad introdurre l’aborto, abbandonando la sua tradizionale difesa del Bambino, la Polonia lancia una proposta di legge per abolire totalmente l’aborto. E allora… John Paul two, we love you!
La cosa non è molto gradita alle istituzioni europee che stanno pensando a come reagire a questa alzata di testa polacca, nonostante lo stato sia sovrano su questi temi.
Una musica fuori dal coro dei 27, ex 28, paesi UE dove l’aborto è lecito, anche se con limiti diversi, esclusa Malta.
Gregor Puppînk, presidente di ECLJ e membro del comitato esecutivo della Federazione ONE of Us, segnala un recente studio di Kulczik, sull’iniziativa popolare polacca Stop all’aborto.
“L’iniziativa legislativa dei cittadini per la totale abolizione dell’ aborto” chiarisce Puppînk citando il sommario dello studio “consegnata al Parlamento polacco il 5 luglio 2016, ha come fine quello di assicurare a tutti i bambini, prima e dopo la nascita, eguali diritti e la protezione della vita e della salute”.
La prospettiva di questa proposta di legge, cioè quella del bambino, messa in evidenza da Kulczik, è particolarmente interessante, perché da qui scaturisce una conseguenza inevitabile: il divieto di aborto.
Le argomentazioni sui cui si basa la proposta di legge sono solide, secondo Kulczik: la Costituzione polacca e la giurisprudenza del Tribunale Costituzionale. La proposta di legge “intende dare una definizione legale di bambino concepito e di momento del concepimento” spiega Puppînk.
La conseguenza è riconoscimento giuridico del nascituro che “può essere considerato come paziente alla luce delle leggi sui diritti del malato”.
L’intento dell’iniziativa è quello di modificare la legge del 7 gennaio 1993 sulla pianificazione familiare, la protezione del feto umano e le condizioni per terminare la gravidanza e il codice penale del 1997.
Il disegno di legge propone la rimozione delle tre circostanze in cui attualmente è permesso l’aborto, in applicazione del principio di proporzionalità. È garantito l’aborto come “trattamento medico necessario per salvare la vita della madre, anche se le conseguenze fossero fatali al bambino” . Si suggerisce anche la re-introduzione di una norma sanzionatoria per l’aborto illegale, a condizione della non punibilità totale o di una punibilità assai mitigata per la madre.
“Il disegno di legge” evidenzia Puppînk “ non è focalizzato sul divieto di aborto ma sul dovere positivo delle autorità pubbliche verso le famiglie,particolarmente verso le madri, coinvolte in gravidanze difficili”.
L’iniziativa propone di garantire un sostegno statale alle famiglie con figli portatori dì handicap e a quelle dove i bambini sono stati concepiti in situazioni problematiche.
Vengono proposte regolamentazioni pratiche a livello statale per l’assistenza. Di conseguenza “ fanno da contraltare all’attuale offerta abortiva, lo sviluppo della cura perinatale, di quella pediatrica a casa, l’assistenza materiale e psicologica e le procedure che danno la possibilità di adozione” sottolinea Puppînk.
“Questa attitudine positiva in favore della vita umana si sposa con le numerose e concrete iniziative dirette a sostenere le famiglie in circostanze difficili” afferma Puppînk. Inoltre, “nell’Agenda del governo polacco c’è il Programma Nazionale per la Procreazione che intende istituire la cura generale della salute riproduttiva, inclusi i metodi di procreazione maturale come la NaProTechnology.
“Il futuro di questo progetto di legge sull’aborto dipende dal Parlamento polacco. Dopo la prima lettura, la proposta è stata mandata alla Commissione di Giustizia e Diritti Umani il 23 settembre scorso, qui sarà ulteriormente discussa” continua Puppînk.
Quindi la versione finale potrebbe esser sostanzialmente differente dal progetto iniziale.
L’aborto in Polonia è stato introdotto per le donne polacche per la prima volta dal regime nazista di Hitler durante l’occupazione nazista della Polonia tra il 1943 al 1945. Viene poi legalizzato dal regime comunista nel 1956, che lo permette su indicazioni mediche, in caso di violenza, in caso di condizioni di vita difficili. “ In pratica l’aborto era permesso a richiesta “ commenta Kulczik.
Il fatto che l’aborto, in quanto tale, venga introdotto da due regimi ( la russia comunista nel 1920 è stato il primo paese in assoluto ad introdurre l’aborto) dovrebbe fare riflettere.
“Attualmente la legge polacca ammette l’aborto in tre circostanze: quando la vita o la salute della donna sono messe in pericolo se la gravidanza prosegue, quando la gravidanza è la conseguenza di un azione criminosa, quando il feto è seriamente malformato” spiega Kulczik.
Questa legge del 1993 è a sua volta il “frutto di un grande sforzo per il rispetto della vita umana fin dal concepimento, ispirato e supportato particolarmente dalla chiesa cattolica durante il papato di Giovanni Paolo II” ricorda Kulczik. Presentata spesso come un “compromesso “, la legge del 1993 secondo l’ECLJ è stato un primo passo verso la protezione onnicomprensiva della vita umana, dal concepimento alla morte naturale .
“Sfortunatamente l’aborto è presentato troppo spesso come unica soluzione “ sottolinea Kulczik.
Dal 2000 al 2014 l’aborto in Polonia è aumentato da 139 aborti a 971. In ogni caso troppi.
Ma come nasce l’iniziativa?
Kulczik ritiene che le elezioni polacche dell’ottobre 2015 che hanno portato ad un cambiamento sostanziale del panorama politico , abbiano creato il terreno favorevole per questa proposta di legge e per le iniziative a favore della famiglia.
L’iniziativa legislativa cittadina è una forma di democrazia partecipativa, prevista dall’art.118 par.2 della Costituzione polacca. Una legge può essere introdotta da un gruppo di almeno 100.000 cittadini aventi diritto di voto. La proposta viene inviata al Sejm che è la “camera bassa” del Parlamento polacco. Per questa iniziativa a difesa del nascituro le firme raccolte sono state oltre mezzo milione.
La bozza e la base giuridica di questo atto sono state preparate da Ordo Juris insitute For Legal Culture in collaborazione con un dispiegamento di associazioni pro famiglia e pro vita.” La notizia dell’istituzione di un comitato per l’iniziativa legislativa “Stop Abortion” (Stop aborcji) è stata presentata il 14 marzo scorso al Sejm” si legge nell’ introduzione dello studio di Kulczik. Nasce da lontano questa proposta di legge, perché le associazioni pro vita e non solo, polacche,sono state molto attive fin dal 1989 nel proporre studi e iniziative a favore del riconoscimento del diritto del bambino prima e dopo la nascita.
Il lavoro per la vita è stato continuo e sorprendentemente, ma forse non più di tanto, la popolazione polacca sembra essere sempre più pro-life. Lo rivela un sondaggio del marzo 2016 della CBOS, Centro Ricerca sull’Opinione Pubblica, secondo cui il sostegno all’aborto in tutti i tre casi è sceso dal 1992 ad oggi: dal 71 al 53% in caso di aborto per malformazioni del feto; dall’88 all’80% quando la vita della donna è minacciata; dall’80 al 73% in caso di violenza o incesto”. L’81% dei polacchi ritiene inaccettabile l’aborto a richiesta. Un altro sondaggio, condotta dalla Ibris , Istituto per la ricerca sociale e di mercato, che chiedeva espressamente l’opinione sul divieto assoluto di aborto, escluso il pericolo di vita della madre, ha dato questo risultato: il 58,4 % dei polacchi ( donne 57,9%, uomini 59,5%) sono d’accordo con la totale abolizione dell’aborto, mentre solo il 30% è contrario. I maggiori sostenitori dell’iniziativa sono stati i giovani che si sono espressi al 79,2% a sostegno di “Stop abortion”. Una società che cambia? Forse si.
E se I’attuale presidente polacco, Andrzej Duda,ha osato ergersi a paladini della vita durante la campagna elettorale del 2015, forse c’è speranza per l’Europa.”L’assoluta protezione della vita, specialmente dell’indifeso, il bambino non ancora nato, deve essere introdotta in Polonia. Questo richiede tempo ma non è possibile alcun compromesso…Per me la difesa della vita è parte della difesa della società polacca, della difesa della famiglia polacca. Non ci può essere la Polonia senza una generazione di polacchi. Inoltre ognuno deve avere la possibilità di nascere. Non c’è discussione. Io sono un forte difensore della protezione della vita”(Andrzej Duda).

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07/10/2016
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