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Nuovo Segretario generale dell’#Onu. Luci e ombre

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Mercoledì scorso è stato eletto a New York il nuovo Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ex premier portoghese (dal 1995 al 2002) e, fino al 2015, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, con sigla inglese “Unhcr”, a partire dal 2005. In una delle rare dimostrazioni di unità finora manifestate, il Consiglio di sicurezza ha superato così l’impasse che durava da mesi per la nomina del successore del diplomatico sudcoreano Ban Ki-moon, in carica dal 2007. Si è giunti così ad un accordo al sesto voto informale, sebbene l’elezione definitiva di Guterres, che entrerà in carica il 1° gennaio 2017 per un mandato di quattro anni, si sia avuto dal Consiglio di sicurezza solo nella giornata di giovedì. Ora, nelle prossime settimane, è previsto che la sua designazione sia sottoposta a ratifica da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ma dovrebbe trattarsi di una mera formalità.

Nato a Lisbona nel 1949, il neo-Segretario Generale è stato lanciato nell’agone internazionale dal Partito Socialista Portoghese, nelle cui file ha militato fin da giovane, cioè fin dal 1973 quando ancora doveva agire in clandestinità. Guterres, in seguito, ne è diventato, nel 1992, Segretario generale e, nel 1999 e fino al 2005, ha assunto in tale veste la presidenza dell’Internazionale Socialista. Nel 2000, anche se per pochi mesi, è stato nominato presidente del Consiglio europeo proprio per il suo specifico background politico-partitico.

Nel mondo delle Ong prolife e della diplomazia della Santa Sede il suo nome ha destato in un primo momento qualche preoccupazione perché, da socialista, l’alto burocrate Onu è figlio della pessima ideologia denatalistica incubata nel “Club di Roma” negli anni Settanta e poi distillata in quasi tutte le Agenzie internazionali. Quella mentalità, per intenderci che, dopo il Sessantotto, ha lanciato in lungo e in largo il falso allarme della sovrappopolazione mondiale per giustificare l’adozione di politiche abortiste e di controllo delle nascite. Nell’ambito della sua carriera politica nazionale, in effetti, la militanza socialista di Guterres non è stato una esperienza solo “secondaria”. Il leader ora nominato al vertice del Palazzo di Vetro, per esempio, è stato fra i promotori del putsch che rovesciò, nel 1973, il regime fondato dal leader e capo indiscusso dell’Estado Novo (1928-1970) Antonio de Oliveira Salazar (1889-1970) che, da ottimo economista (oltre che statista e cattolico), ebbe il merito di aver tenuto sempre fuori il Paese lusitano dall’allora Comunità europea, facendolo aderire, piuttosto, e fin dall’inizio, sia alla NATO sia all’ONU. Solo dopo la caduta di Salazar, con il colpo di Stato conosciuto appunto come “Rivoluzione dei garofani”, guidata dall’ala laicista dei militari, fu posto fine al regime salazariano e, in breve tempo, fu avanzata la disponibilità del Portogallo ad entrare a far parte della CEE. A partire dal 1928, quando giunse al potere (dapprima come Ministro delle finanze), il prof. Salazar (fu incaricato dell’insegnamento di Economia politica nell’università di Coimbra a nemmeno 30 anni), promosse nel suo Paese un vero e proprio miracolo economico, a partire dal completo risanamento finanziario del bilancio dello Stato, di cui fu unico artefice, e che tenne persino negli anni disastrati della grande crisi mondiale del 1929. Sicuramente Salazar conseguì tali risultati sacrificando procedure e libertà democratiche considerate oggi imprescindibili. Abolì, ad esempio, tanto il diritto di sciopero quanto quello di elezioni politiche periodiche e regolari ma, il suo regime, pur autoritario, non assunse mai tentazioni totalitarie, conservando i principali diritti individuali ed economici, pur al prezzo di “ingessare” la struttura sociale al fine comunque di non farla anche degenerare verso il sovversivismo marxista o liberal-massonico. Anche per questo i rapporti tra il regime di Salazar e la Chiesa cattolica furono ottimi, sebbene la Santa Sede non si espose mai troppo esplicitamente in suo favore per il timore di evitare la reazione dei gruppi laicisti e anticlericali che avevano dominato il Portogallo tra il 1910 e il 1926.

Ritornando al neo-Segretario dell’ONU Guterres, anch’egli fu tra i protagonisti della caduta del regime salazariano, decretata dal colpo di Stato del “Movimento dei Capitani” guidato da Costa Gomes. La “rivoluzione dei garofani”, come fu definita per aver utilizzato i militari golpisti il fiore simbolo del socialismo collocandolo nelle canne delle loro mitragliette e fucili, non fece morti, ma provocò il sorgere di conflitti causati innanzitutto dalla vigorosa azione sindacale che ne poté seguire. Il Partito Socialista Portoghese del quale Guterres ebbe fin dall’inizio un ruolo importante, poté costituirsi grazie a forti appoggi internazionali, soprattutto tedeschi. A seguito dell’instabilità governativa causata anche dall’azione perturbatrice delle varie logge massoniche che avevano conquistato la piena facoltà d’azione, il Movimento delle Forze Armate fu portato da Costa Gomes su posizioni di estrema sinistra, stabilendo un’alleanza col Partito Comunista Portoghese. Naturalmente, l’economia portoghese cominciò ad andare a rotoli con aumento dei consumi, ma non della produttività perché i lavoratori poterono chiedere tutti insieme aumenti salariali, occupando fabbriche e uffici pubblici, sperimentando l’autogestione ecc. L’inflazione e la spesa pubblica, non più controllata, raggiunsero punte intollerabili così che, nel 1976, entrata in vigore la nuova costituzione, il promesso assetto democratico subì come importante eccezione il mantenimento in vita del “Consiglio della Rivoluzione”, composto unicamente di militari. Le cose migliorarono un poco in seguito alle elezioni del 1979, allorquando un’alleanza di centro-destra ottenne la maggioranza, permettendo finalmente al Portogallo l’entrata nella CEE a partire dal 1986.

Pochi anni dopo, con i socialisti di nuovo vincitori alle elezioni, per Guterres fu il momento del potere, in quanto prescelto come Capo del Governo. Nel 2005 è proposto dal suo partito e ottiene di essere nominato alla guida dell’Unhcr, importante organismo dell’ONU cui ha impresso una riforma strutturale tagliandone la struttura elefantiaca e producendo risparmi di gestione per oltre il 20 per cento. In questo periodo, come riporta il giornale ufficioso della Santa Sede commentando la sua recente elezione al Palazzo di Vetro, «gli viene riconosciuto di aver dimostrato passione, capacità diplomatiche e pragmatismo» (Guterres nominato all’unanimità, in “L’Osservatore Romano”, 8 ottobre 2016, p. 2).

Dopo la notizia della sua elezione, in video conferenza da Lisbona, Guterres ha affermato saggiamente che, per affrontare le emergenze globali odierne, «serve umiltà per riconoscere le sfide e per servire i popoli, soprattutto i più vulnerabili, come le vittime di conflitti e povertà». Come pubblicamente riconosciuto dall’Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, il ruolo del funzionario portoghese è stato rilevante negli ultimi anni soprattutto in favore dei minori. I bambini, infatti, in un tempo di conflitti e di migrazioni di massa come il nostro, costituiscono il “gruppo demografico” in effetti più vulnerabile e soggetto a sofferenze e morte. In occasione della 28ª sessione del Consiglio dei Diritti dell’Uomo, tenutasi a Ginevra il 17 marzo 2015, l’arcivescovo Silvano M. Tomasi ha quindi citato espressamente Guterres, in particolare per l’impegno in favore dei minori-rifugiati che, «separati dalle loro famiglie, hanno difficoltà ad accedere ai servizi di base e vivono in una povertà crescente. Solo un bambino siriano su due tra quelli rifugiati nei Paesi limitrofi riceve un’educazione» (A. Guterres, discorso durante la sessione di apertura della conferenza su Investing in the Future a Sharjah, 15 ottobre 2014).

Fino agli ultimissimi giorni della sua permanenza alla guida dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Guterres ha denunciato in tutte le sedi la sorte del gran numero (circa quattro milioni) di rifugiati causati dal conflitto in Siria. Gli aiuti per l’Unhcr stanno infatti scarseggiando negli ultimi anni, anche a motivo peraltro delle politiche ideologiche sull’aborto e sulla sterilizzazione nei campi profughi che hanno fatto indignare diverse Ong e la diplomazia della Santa Sede. È un fatto, comunque, che l’Alto commissariato da lui diretto fino al 2015 ha ricevuto solo il 24 per cento dei 5,5 miliardi dollari richiesti per sostenere le persone, molte di religione cristiana, costrette a fuggire dalla guerra. «Si tratta della più grande popolazione di rifugiati proveniente da un unico conflitto in questa generazione» ha dichiarato Guterres in qualità di Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. «È una popolazione che ha bisogno del sostegno del resto del mondo, ma che invece vive in condizioni terribili e sprofonda nella povertà» (cit. in Un popolo in fuga, in “L’Osservatore Romano”, 10 luglio 2015, p. 3). Il 27 agosto del 2015, poco prima di lasciare il suo incarico, come il responsabile dell’Alto commissariato Guterres ha anche avuto il coraggio di definire come completamente inadeguato il sistema dell’asilo nell’Ue, in riferimento al trattato di Dublino che prevede la responsabilità esclusiva dei Paesi d’arrivo nella gestione dei flussi di profughi e migranti.

La Conferenza episcopale portoghese ha subito commentato positivamente la nomina di Guterres, sottolineandone il «profondo senso di umanità e fede». A livello internazionale, è stata l’”organizzazione non governativa” C-FAM (“Catholic Family and Human Rights Organization”), con sede a New York, ha fare eco a tali aspettative favorevoli. In una nota, infatti, C-FAM ha sottolineato come Guterres sia un «cattolico impegnato» e, del suo prestigioso percorso politico-istituzionale, non vada trascurato che, nel 1996, in qualità di Primo Ministro, si sia «opposto alla legalizzazione dell’aborto». È vero che due anni dopo, nel 1998, sempre da Capo del Governo, non sia riuscito a bloccare una nuova proposta abortista, in quanto peraltro fortemente voluta dalla maggioranza parlamentare e del suo partito ma, anche in tale circostanza, egli ha posto la condizione di sottoporla a specifico referendum popolare. Durante la campagna elettorale, pur subendo pressioni da parte del Partito Socialista, Guterres non ha partecipato alla propaganda per il “Si”, mantenendo pubblicamente la sua posizione contraria alla legalizzazione dell’aborto, ciò che ha influenzato positivamente l’esito della consultazione. Alla fine, come noto, l’aborto è diventato legge dello Stato portoghese nel 2007, a seguito di un secondo referendum. Allora, però, Guterres non era più partecipe della vita politica portoghese essendo chiamato alla guida, come detto, dell’Unhcr.

Appena saputa la notizia della sua elezione al Palazzo di Vetro, il presidente di C-FAM Austin Ruse ha dichiarato di «attendere con fiducia all’operato di Guterres in quanto Segretario Generale», avendone apprezzata in passato la «moderazione come funzionario internazionale e l’orientamento politico pro-life». Alla luce dei notevoli passi in avanti compiuti dal «sistema delle Nazioni Unite nella promozione dell’aborto e dell’agenda LGBT con Ban Ki-moon», la speranza è che Guterres si appresti a «recuperare il terreno perduto, tornando a difendere l’intangibile dignità di ogni vita umana fin dal concepimento così come il ruolo naturale e fondamentale della famiglia per l’unità sociale» (cit. in Filipe d’Avillez, Profile: António Guterres, the man tipped to be the new head of the UN, in “The Tablet. The International Catholic News Weekly”, 7 October 2016).

Nel mondo cattolico italiano le reazioni sono state finora contrastanti in seguito alla nomina dell’ex Primo Ministro portoghese a nuovo Segretario Generale dell’ONU. C’è chi gli ha conferito una notevole apertura di credito, sottolineandone la fede cattolica e il valore, nel programma da lui presentato per la candidatura al Palazzo di Vetro, del riconoscimento del «portato egemone riconquistato oggi dagli Stati nazionali», così da voler «inserire l’azione dell’Onu in uno spazio diplomatico di collegamento e collaborazione tra le sovranità particolari dei singoli Paesi» (Benedetto Ippolito, Antònio Guterres e la nuova sfida per l’Onu, in “Formiche.net”, 7 ottobre 2016). Altri, come il giornalista cattolico Marco Respinti, ha invece messo l’accento sull’adesione di Guterres all’infausta proposta di introdurre una «tassa globale per finanziare l’aborto (alimentata per esempio da imposte sulle transazioni finanziarie o sui biglietti aerei: sono allo studio diverse soluzioni) che garantirebbe all’ONU un portafoglio proprio non più dipendente dagli orientamenti politici degli Stati membri (ovvero magari dalla loro opposizione al controllo neomalthusiano delle nascite) e con cui sarebbe per esso oltremodo agevole imporre la “salute riproduttiva” in piena autonomia» (Marco Respinti, Guterres, un abortista alla testa dell’Onu, in “La Nuova Bussola Quotidiana”, 8 ottobre 2016). Adesso che al vertice del Palazzo di Vetro si insedierà Guterres, la proposta di questa “Global Tax”, che a dire il vero circola nei circoli internazionali da diversi anni ormai, rischia di «essere molto più vicina» (art. cit.).

Certamente le preoccupazioni rilevate, così come l’estrazione “cattolica e socialista” dell’ex premier portoghese, non lasciano presagire a molto di buono. Se però l’ONU deve continuare ad avere un ruolo, almeno dal punto di vista della sua sostenibilità finanziaria da parte degli Stati membri, la nomina di Guterres non può che essere accolta come benvenuta. Chiunque operi od osservi le dinamiche di sicurezza e sviluppo economico a livello internazionale, non può infatti fare a meno di osservare l’inefficienza e, talvolta, la corruzione in parte dell’organizzazione delle Nazioni Unite e delle sue Agenzie. La mancanza di un operato incisivo da parte dell’ONU si è fatta molto sentire e, l’assenza di una guida autorevole ed efficace anche dal punto di vista organizzativo e amministrativo, ne ha favorito il ruolo di luogo di incontro per interessi non sempre limpidi oltre che ideologicamente orientati. Le dichiarazioni di rispetto di Guterres delle sovranità degli Stai membri, inoltre, che sono l’indispensabile anello di passaggio che collega la dimensione nazionale e quella internazionale, fanno presagire effetti positivi del cambio di guida al Palazzo di Vetro. Ne avremmo davvero bisogno soprattutto per il contributo alla sicurezza ed alla lotta contro il terrorismo globale che potrà dare nei prossimi anni l’Onu e il connesso sistema delle Nazioni Unite. Che, magari, vorremmo lasciasse perdere la nociva azione per l’affermazione, non voluta dalla maggior parte dei Popoli, dei “nuovi diritti” anti-umani ed anti-familiari a livello globale, oltre che, naturalmente, alle connesse istanze dell’agenda LGBT.

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11/10/2016
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