Società

di Raffaele Dicembrino

PIF racconta la sua Sicilia, in guerra per Amore

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Il PIF che non cambia mai, quello che non guarda in faccia a nessuno e va avanti per la sua strada salvo correggere leggermente il tiro parlando del suo film ai media. “In guerra per amore” tocca argomenti molto seri, ci parla della seconda guerra mondiale, dell’aiuto che la mafia diede allo sbarco alleato in Sicilia e di che cosa ebbe in cambio la mafia dagli americani. Pif ci narra della famiglia e delle sue varie sfaccettature, ci parla del ruolo di padre e madre, di cosa si può fare per amore e di cosa sia realmente la democrazia (sempre che esista veramente). E poi ci parla delle difficoltà che deve attraversare chi va contro l’indifferenza, il sistema, il male di vivere, la malavita e le sue regole, i patti malgestiti, la vita senza Verità. Il film non tradisce la natura di Pif, da sempre incline a far riflettere senza negare la possibilità di strappare qualche risata: c’è la leggerezza da commedia, ma anche la denuncia di quel patto infame tra alleati e mafia dopo lo sbarco in Sicilia nel 1943.

Già l’anno 1943! Mentre il mondo è nel pieno della seconda guerra mondiale, Arturo vive la sua travagliata storia d’amore con Flora. I due si amano, ma lei è la promessa sposa del figlio di un importante boss di New-York. Per poterla sposare, il nostro protagonista deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo, che è un giovane squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia, l’evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della Mafia.

Pif ha spiegato l’origine del film: “Dopo La Mafia uccide solo d’estate, abbiamo cominciato a ragionare sul secondo film e siamo arrivati a questo argomento, non ricordo bene in che modo. L’idea iniziale era fare un film sui partigiani, tema spinosissimo, lo sappiamo tutti. Ora, i partigiani in Sicilia non ci sono mai stati, e cosa c’è stato al posto loro? Ecco la nostra domanda di base. Invece dei partigiani, noi abbiamo avuto la Mafia, che non aveva certo uno spirito partigiano. Comunque, ripensandoci, con In guerra per amore abbiamo concluso un discorso cominciato nel primo film. La Mafia esisteva già da prima della Seconda Guerra Mondiale, ma nel ‘43 diventa politica”.

E poi c’è la storia del rapporto Scotten. “Quella del rapporto Scotten, dal nome dell’ufficiale al quale, nel 1943, fu chiesta una relazione scritta sul tema ‘ Il problema della mafia in Sicilia’. Questo rapporto ci ha confermato che la questione mafia per gli americani in guerra era all’ordine del giorno e che, già durante la guerra, il capotano Scotten valutava l’opportunità di combattere la mafia per tenerla sotto controllo, oppure quella di accordarsi ed allearsi con Cosa Nostra, ipotesi che avrebbe creato danni incalcolabili di cui il futuro avrebbe presentato il conto, o infine quella di abbandonare l’isola alla mafia e chiudersi in enclave. Questa lucida analisi ci ha colpito molto. La base storica su cui abbiamo lavorato durante le nostre ricerche è stata la relazione di una commissione d’inchiesta USA che stabilì, nero su bianco, come si creò un’alleanza ammettendo che i soldati americani siano andati a chiedere supporto alla mafia in occasione dello sbarco e fu proprio così che in molti paesi l’elezione di sindaci mafiosi fu prassi per garantire il controllo del territorio” ha aggiunto Pif.

Raccontiamo una cosa che pochi sanno ed è un errore perché quegli avvenimenti hanno cambiato il destino del nostro Paese. Se noi viviamo in un Paese con questa situazione qua, in parte lo dobbiamo alle scelte fatte nel ’43. Chiedere aiuti al male per fare del bene, almeno secondo me, non funziona e noi stiamo ancora pagando i danni di quell’accordo, solo che la mafia sembra sopravvivere a tutto. E oggi che mostra tutta la sua debolezza nessuno le dà il colpo di grazia. Si può dire che la Sicilia in questo senso è stata un laboratorio politico e storico poi applicato dagli Usa in altri paesi del mondo.

Il documento Scotten non è troppo conosciuto, ma neppure così segreto. Ed è un testo che racconta con lucidità la storia della mafia. Il problema era allora mettersi d’accordo o combatterla, fu scelta la prima ipotesi, una cosa che ha effetti ancora oggi. Al cinema, comunque, di questo patto non si era mai parlato e spero che il tema susciti un dibattito. Quello che raccontiamo è inattaccabile. Un esempio: il governatore della Sicilia Charles Poletti, neoeletto dopo lo sbarco e responsabile degli affari civili e militari, trasferitosi a Napoli aveva come braccio destro Vito Genovese. Alcune fonti poi dicono che Vito Ciancimino aiutava lo stesso Poletti come traduttore a Palermo

Pif ha dedicato la pellicola ad Ettore Scola: “Sarebbe stata la prima persona a cui lo avrei mostrato, ne abbiamo parlato mentre giravo, aveva intenzione di venire sul set. Non voglio passare per l’esperto di Scola perché l’ho conosciuto l’ultimo anno della sua vita, però quell’anno è stato come se valesse 20 anni”.

Per questo secondo film, così come è accaduto per il primo, Pif si è lasciato aiutare da Michele Astori e Marco Martani, che hanno cercato di definire la Pif-maniera, o il Pif-stile. “Seguiamo una ricetta che ci portiamo dietro dal primo film” - spiega Astori. “Uno degli elementi de La Mafia uccide solo d’estate era la sua capacità di far ridere lo spettatore e al contempo dargli un pugno. Chi vedeva il film ci diceva: ‘abbiamo riso, ma ci siamo anche accorti della storia del nostro paese’. Così abbiamo ripetuto la formula, che poi fa parte del modo di Pierfrancesco di raccontare la realtà. Rispetto a La Mafia, che era più ironico, In guerra per amore ha un elemento drammatico maggiore, in questo c’è una trasformazione”.

“Anche per questo film” - aggiunge Martani - “ci siamo basati su una documentazione storica ferrea. Abbiamo letto libri e visto immagini, e poi abbiamo costruito uno scheletro che abbiamo adattato allo stile di Pif”.

Altro personaggio fondamentale del film è il Tenente Catelli, che redige il famoso rapporto Scotten, che allettava il governo americani sulle malefatte della Mafia all’indomani dello sbarco. Lo interpreta Andrea Di Stefano, attore siciliano e di recente regista che sul set ha resistito alla tentazione di dare consigli a Pif: “Una cosa ho imparato facendo un film da regista: un attore dev’essere un soldatino e non dire nulla al regista. Mi sono reso conto di quanto gli attori in certe circostanze possano essere i peggiori nemici di se stessi. Non ho avuto alcun dubbio leggendo il copione, era poetico, preciso, asciutto, non ho mai avuto l’impressione di spingere un’emozione o di dire una frase inutile. Il film rappresenta in pieno Pif. Pierfrancesco è un ragazzo siciliano arrabbiato, non un intellettuale, il film in questo senso possiede uno sguardo elegante”.

Il Tenente Catelli è anche il personaggio che fa comprendere ad Arturo la pericolosità della Mafia e che lo spinge all’azione, lo innesca. Il personaggio, insomma, si sveglia a un certo punto, così come è accaduto a Pif e agli sceneggiatori: “Arturo si sveglia esattamente come ci siamo svegliati noi italiani nell’estate del ’92. Con Michele e Marco, poi, siamo stati svegliati dal rapporto Scott, un testo lucido, pratico, che suggerisce delle soluzioni, che ci avverte e ci dice quanto sia pericoloso mettersi d’accordo con la Mafia”.

Nel film c’è poi anche l’Amore nelle vesti della promessa sposa di Arturo Miriam Leone: “Quando Pif mi ha contattato, ho pensato: che bello, parlerò in siciliano, starò a casa con i miei. In che dialetto mi dovrò esprimere? - gli ho chiesto. Catanese? Palermitano? - ‘No, sarai l’unica che parla in Italiano. ‘Giriamo in USA, che meraviglia!’ - ‘No, a Cinecittà, e a Roma, al Fleming. Da siciliana per me è motivo di grande orgoglio fare parte di questo film, che è un bel racconto di formazione. La forza della mia Flora è la forza di tutte quelle donne che hanno fatto la rivoluzione fra le pareti domestiche”.

Stella Egitto vera sorpresa positiva del film ha parlato di Pif e del film: “Pif è una figura magica, come magico è stato il nostro set. È un regista attento e delicato, che letteralmente mi ha presa per mano e accompagnata nel percorso del mio personaggio nel suo immaginario e nella storia. È divertente e leggero quanto fermo ed autorevole, è pieno di specificità come solo chi possiede una fortissima autorialità.

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14/10/2016
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