Storie

di Giovanni Marcotullio

Ad Assisi il secondo convegno “nella scia di Elisa”

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Sabato e domenica prossimi si terrà ad Assisi il secondo convegno “Corpo dato per amore”, iniziativa del marito e degli amici di Elisa Lardani Marchi, morta il 28 febbraio 2015 per via di complicazioni seguite al quarto parto. La due giorni verterà sul tema “La misericordia al femminile”, e sarà animata da sacerdoti e religiosi, teologi laici e giornaliste, e avrà spazi di preghiera e di animazione musicale. Per comprendere meglio questo evento abbiamo incontrato Luca Marchi, marito di Elisa e padre dei suoi quattro figli.

Allora Luca, il prossimo fine-settimana Assisi sarà teatro del secondo convegno di commemorazione di tua moglie Elisa. Come spiegheresti questa cosa in un minuto a una coppia che sabato 22 si trovasse a passare per la Porziuncola senza aver mai sentito il nome di Elisa o il tuo?

Quello che noi faremo ad Assisi non sarà una commemorazione, ma più che altro un vivere e mettere in luce quanta bellezza Elisa ha seminato nella sua vita.

E la cosa più incredibile è quanta ancora oggi ne riesce a generare…

Perché organizzi una cosa del genere? Com’è nata l’idea?

Tutto nasce da un racconto di una mia collega. Nella civiltà Maya le donne morte di parto venivano trattate come delle eroine, veniva loro reso l’onore delle armi… Allora già nello scorso Febbraio abbiamo iniziato a fare questo. Ma senza alcuna esaltazione.

Che riscontro hai dalla gente che partecipa?

Nello scorso Febbraio la risposta al primo convegno è stata sopra ogni mia aspettativa, tutti i nostri amici si sono prodigati a organizzare e hanno dato il massimo per dar vita a questo momento così importante per tutta la città di Orvieto.

Se posso svelare un’indiscrezione, tua sorella Ester mi ha confidato di aver più volte detto a te e ad Enrico [Petrillo, N.d.R.]: «Pazzesco, oh: a due scavezzacollo come voi sono capitate due perle come Chiara [Corbella, N.d.R.] ed Elisa». E ve lo diceva “in tempi non sospetti”. Oggi come la vedi questa cosa “pazzesca”? Colleghi voi, sorelle loro: che destino è il vostro? E che differenze ci sono, invece, tra le vostre strade?

Sì è proprio vero la vita sa essere pazzesca! Mi ricordo la prima volta che Enrico ci presentò la sua nuova fidanzata, era il giorno del nostro matrimonio il 31 Maggio del 2003. Pioveva a dirotto, infatti la gran parte dei nostri invitati arrivarono, alla Celebrazione delle nostre Nozze, completamente zuppi.

Anche Enrico e Chiara quando mi girai per salutarli erano lì dietro di noi bagnati come due pulcini. Ma erano di una bellezza a dir poco scandalosa.

Le differenze della nostre storie sono molteplici, forse non basterebbe un libro per raccontarle, molti paragonano Elisa a Chiara ma io ritengo che ogni confronto non sarebbe rispettoso di entrambe.

Erano due donne sicuramente innamorate di Gesù e si intuivano al solo sguardo, mi verrebbe da dire cose da donne, ma tra loro c’era un legame molto profondo.

Infatti fu Elisa a propormi loro due come padrini di battesimo di Maria la nostra terza figlia. E senza saperlo già il cuoricino di Francesco batteva nel grembo di Chiara… sicuramente hanno amato la vita oltre ogni confine!

Alle tue domande non so dare molte risposte, una cosa è certa io e il mio amico condividiamo a trentotto anni una condizione di vedovanza che sembra quasi una crudeltà. Ma io non credo che sia così, ognuno di noi è chiamato a vivere la propria vita con coraggio ogni giorno. Enrico per me in molte occasioni è stato un lido sicuro dove potermi rifugiare mentre le tempesta infuriava…

Certo la nostra condizione non è facile, ma che dire di tante altre famiglie che affrontano situazioni simili o sostengono anche croci più pesanti delle nostre, come immagino che possa essere crescere un figlio con gravi handicap?

Facciamo un passo indietro, racconteresti ai nostri lettori la vostra storia d’amore? Luci e ombre (se ve ne sono): le agiografie ci piacciono caravaggesche.

A me non piace esaltare la nostra storia, anche perché noi non siamo mai stati una famiglia del Mulino Bianco, nella nostra vita abbiamo anche litigato il giusto!

Ma procediamo con ordine, io e Elisa ci siamo conosciuti alla GMG di Parigi nel 1997, dove eravamo in pellegrinaggio con la Comunità Maria, cammino di cui facevamo parte ambedue, e dopo qualche tempo ci siamo fidanzati, io romano e lei orvietana abbiamo iniziato a vivere il nostro amore per le vie della città eterna. Poi arriva il militare che mi spedisce lontano da casa… a Orvieto! A questo punto la storia cambia completamente marcia e decidiamo di fondare il nostro amore in Cristo. Noi già venivamo da un cammino nel Rinnovamento Carismatico Cattolico ma sentivamo di cercare oltre la nostra esperienza, una parola su cui fondare il nostro rapporto.

Qui è il punto nodale del nostro fidanzamento, facemmo un corso con i Frati Minori dell’Umbria dal titolo “Fondamenti Biblici dell’Amore”, e capimmo che il Signore ci chiedeva di iniziare a fare sul serio…

Chiesi a Elisa di sposarmi all’isola del Giglio durante le nostre vacanze, eravamo due incoscienti, io con un lavoro precario, dove guadagnavo a mala pena 700€, lei neolaureata in psicologia, ma sapevamo che la Provvidenza non sarebbe mai mancata… infatti fu così ricordo i primi anni di matrimonio con una grande gioia anche se molto duri, infatti io che avevo lasciato l’università mi segnai nuovamente a Scienze Infermieristiche, quindi di notte lavoravo e durante il giorno andavo a lezione. Le difficoltà della vita e molto altro ci portarono a vivere una grande crisi di coppia, mi piace affermare che siamo arrivati sul ciglio del burrone e in alcuni casi abbiamo anche messo i piedi nel vuoto… forse l’unica nostra bravura è stata quella di alzare gli occhi al Cielo e chiedere un aiuto! E il Signore ci ha mandato più di un Raffaele, come fece con Tobia, per indicarci la strada per la nostra salvezza. Fino a farci toccare le Alte Vette dell’Amore.

Elisa viene di fatto considerata una santa, e viene spontaneo anche a voi in famiglia considerarla così, visto che le avete dedicato una giaculatoria [“Mamma Elisa, prega per noi dal Cielo” N.d.R.]. Ovviamente non in termini canonici, ma sappiamo bene che il Concilio di Trento pose norme e procedure proprio per regolare i frequenti fenomeni di acclamazione, di sicuro non per negare che «un certo istinto soprannaturale della fede» agisca nei cristiani spingendoli a riconoscere “il profumo di Cristo”, dove lo sentono. Ecco, tu che l’hai sposata, una santa, come ti trovi oggi a condividerla con questa crescente famiglia di famiglie?

Non voglio assolutamente proclamare santa mia moglie, io per primo sono sconvolto dalla risonanza che ha avuto la nostra storia.

Sicuramente ho gustato a piene mani la mia sposa, e se c’è qualcosa che è giusto raccontare di lei è che è stata capace di rendere l’ordinario della nostra vita un qualcosa di straordinario, mi ricordo quando venivano ospiti a casa nostra lei mi diceva “dobbiamo accoglierli come se fosse Gesù che bussa alla nostra porta”.

Infatti la nostra casa è stata sempre stata un porto di mare dove sono entrati vescovi, sacerdoti, carcerati, tossicodipendenti, prostitute… eccetera.

Ricordo una scena bellissima, un nostro amico carcerato in semi-libertà, che usciva per lavorare come apicultore, la sera prima di tornare in cella spesso si fermava a cena da noi, ricordo che spesso si sedeva sul divano della nostra sala da pranzo in compagnia dei nostri primi due figli, Francesco e Chiara, e guardavano insieme Kung-fu Panda il loro cartone preferito. Io me li gustavo da dietro…

Un altro aneddoto bello da raccontare è quando Elisa andava in carcere con il pancione ad animare la messa e a pregare insieme ai detenuti, con il suo sorriso luminoso riusciva a disarmare il più grande malandrino… era talmente innocente che mi diceva che secondo lei erano quasi tutti dei bravi ragazzi. E io la prendevo sempre in giro! Rispondo all’ultima parte della tua domanda, con un’altra domanda, ma noi non siamo chiamati a essere famiglia di famiglie? Noi abbiamo sempre creduto che siamo qui su questa terra a fare le prove generali di una grande Famiglia, che forse possiamo chiamare Comunione dei Santi, che vivremo definitivamente di là… questa è la santità che ci sta indicando Papa Francesco e che mi sembra più realistica e possibile per ognuno di noi. Una cosa è certa noi volevamo diventare santi… ma ci siamo sempre sentiti i peggiori.

Ogni tua parola trasuda amore per Elisa, e io che non vi ho conosciuti “prima” non so dire se tra voi ci sia lo stesso amore di prima o se sia “trasfigurato”, o ancora se sia cambiato in altro modo. Ora, mentre parliamo, tu ti definisci “vedovo”, perché in effetti è quello che sei: anche se uno ti cerca su Facebook trova “Stato sentimentale: Vedovo” e tutto intorno tantissime foto di voi due insieme. Come funziona questa storia?

Funziona in una maniera incredibile, se qualcuno mi avesse detto un paio d’anni fa che mia moglie sarebbe morta e che io sarei riuscito a portare lo stesso avanti la nostra famiglia con quattro figli, gli avrei risposto che “il suo spacciatore vendeva della “roba” buonissima”! A parte gli scherzi, spesso mi fermo a guardare i nostri figli crescere e come la nostra vita vada avanti nonostante tutto, e mi rendo conto che su di noi c’è una Grazia straordinaria.

Io sono un uomo normalissimo, spesso perdo la pazienza e mi addoloro per le mie incapacità… vorrei riuscire a compensare questa mancanza e per quanto cerchi dentro di me tutte le risorse possibili e immaginabili, mi trovo in continuazione mancante sotto molteplici aspetti. Un giorno il mio padre spirituale mi faceva notare “ma se questo grande amore che avete vissuto fosse stato generato per poi affrontare tutto questo?”. Credo che sia proprio così, io continuo a vivere questo amore, lo vivo la sera quando mi inginocchio davanti al nostro talamo e lo bacio… lo vivo abbracciando i nostri figli di sangue e anche i figli spirituali che il Signore ci ha affidato… lo vivo portando avanti le opere di apostolato che noi avevamo iniziato insieme. Se il nostro amore sia “trasfigurato” questo proprio non lo so, ma posso assicurarti che il mio amore per Elisa non è terminato in quel terribile 28 Febbraio 2015.

Oltre alla piccola Maddalena voi due avete (…vedi che non mi viene da dire “avete avuto”?) altri bambini, e i bambini sono bambini: quanto, quando e come vogliono la mamma? E c’è invece qualche momento, qualche occasione in cui capita che la sentano particolarmente vicina? C’è qualche vuoto che proprio non riesci a colmare, a casa? Se sì, cosa va dentro a quel vuoto?

Chiara, Francesco, Maria e Maddalena sono i nostri figli e come tutti i bambini che hanno perso la mamma sono profondamente sofferenti, io spesso mi sento inerme di fronte al loro dolore, anche perché io conosco il mio, oso solo immaginare quante volte avrebbero voluto una carezza della mamma e non l’hanno potuta avere. Sono molti i vuoti che io so di non riuscire a colmare, e gran parte delle sere che mi sdraio nel letto, se non mi addormento immediatamente, durante l’esame di coscienza mi trovo profondamente mancante, e mi trovo a fare, quello che io chiamo, la constatazione del fallimento educativo… di solito tutti i miei buoni propositi svaniscono come una bolla di sapone. Un giorno ero profondamente addolorato e ero sdraiato vicino a Maddalena che dormiva vicino a me, nel girarsi ha urtato una di queste bambole parlanti, che ha detto mamma, per me è stata come una pugnalata in pieno petto. Quello che mi faceva soffrire di più era che i miei figli non avrebbero più pronunciato la parola mamma. Allora qualche mattina dopo mentre facevamo le nostre preghierine, durante il tragitto in macchina verso la scuola, mi è venuta in mente la preghiera a cui accennavi tu prima, “Mamma Elisa prega per noi dal Cielo”: io non so se mi sia stata ispirata oppure no, ma vedo che se io me la dimentico qualche mattina sono i miei bimbi a dirla spontaneamente.

Scusa la domanda sciocca, ma torno a scavare nella piaga: perché Elisa è morta?

Scientificamente la morte di Elisa è stata data da un embolia da liquido amniotico, qualche cellulina infinitesimale è entrata in circolo nel suo sangue e il corpo in questi casi risponde in maniera aberrante. Abbiamo tentato di salvarla in ogni modo e lei come una grande guerriera ha combattuto per quasi 24 ore tra la vita e la morte, alla fine si è abbandonata nelle braccia dello Sposo Gesù il suo grande amore. Ho risposto scientificamente volutamente. Perché credo che sia impossibile dare una risposta a tutto questo. È un mistero… I misteri non si spiegano! Si possono solo contemplare e starci dentro.

Già. E a proposito di misteri, che cos’è “Misterogrande”? E “Corpo dato per amore”?

Misterogrande è un progetto che nasce dalle intuizioni di Mons. Renzo Bonetti che guardando il Sacramento delle Nozze non può che sottolineare la sua infinita ricchezza, e sta spendendo tutta la sua vita all’interno della Chiesa, per far vedere a noi sposi quanto è grande la vocazione a cui ci ha chiamati lo Sposo Gesù.

Corpo Dato per Amore, invece, è un associazione che abbiamo fondato insieme alla famiglia di origine di Elisa e a molti amici più cari, per portare avanti la grande ricchezza che mia moglie ci ha lascito come donna, come sposa, come madre, come professionista e come persona che ha speso tutta la sua vita per portare il bello, per riecheggiare Dostoevskij, che salverà il mondo.

In quello che dici sento tanto vero dolore e tanto vero amore: è questo quello che Gesù chiama “il regno”?

Questa è una domanda veramente difficile, io sono un perfetto ignorante in materia di teologia, posso dirti che noi abbiamo avuto un grande zelo per “il regno”, abbiamo puntato tutto, come si fa nei migliori casinò, per costruire la casa di lassù…

Mi sa che la tua risposta voleva dire “sì”, per quel (poco) che di teologia capisco io. Quindi ci vediamo ad Assisi sabato prossimo. Ma l’invito è solo per famiglie e coppie o pensi che questa storia abbia una parola anche per chi è single o vive nel celibato/nubilato consacrato? Come inviteresti questi ultimi? E i primi?

L’invito è per tutti. Single, fidanzati, sposi, e anche chi vive condizioni simile alla mia, vedovi, separati e anche risposati, Gesù non ha mai fatto discriminazioni.

Credo che quello che emerge dalla storia di Elisa, e che mi sembra intuire anche in alcune figure bibliche ci sia una linea comune, è che c’è sempre un progetto di Salvezza per ognuno di noi, e l’infinito Amore di Dio non aspetta altro che farsi carne in ognuno di noi.

Per questo nascono questi convegni e magari nel tempo questa intuizione sarà confermata dagli addetti ai lavori che cercheremo di interpellare da qui e nei prossimi anni.

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