Chiesa

di Mario Adinolfi

Nessuno può uccidere Cristo

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In Messico nell’ultima settimana sono stati uccisi tre sacerdoti, come ai tempi della guerra cristera, la guerra che pochi ricordano, scatenata dai provvedimenti folli del massonico governo messicano che nel secolo scorso si era proposto di estirpare la Chiesa cattolica dal paese. La canonizzazione di José Sanchez del Rio è la canonizzazione di un soldato della guerra cristera, morto a neanche quindici anni dopo aver combattuto armi in pugno contro l’esercito del presidente Calles, catturato e torturato, infine ucciso mentre continuava a gridare il motto dell’esercito cattolico: “Viva Cristo Re, viva la Madonna di Guadalupe”.

Si può canonizzare un soldato? Uno la cui ultima foto prima di morire è quella con un fucile in mano ed una sacca piena di proiettili? I cattolici sono la confessione religiosa più perseguitata della storia, a ogni latitudine e non bisogna pensare solo ai primi cristiani crocifissi o dati in pasto ai leoni del Colosseo. No, anche solo negli ultimi due secoli, dalla rivoluzione francese in poi, il sogno palingenetico di ogni ideologia totalitaria è passato troppo spesso dalla cancellazione della Chiesa cattolica. Negli ultimi novant’anni, poi, i cattolici sono stati vittime della violenza massonica, nazista, fascista, comunista, socialista, anarchica. Erano cristiani i ragazzi resistenti della Rosa Bianca mandati a morte da Hitler (rarissima vincenda di organizzazione antinazista ai tempi del consenso al fuhrer) culmine di una persecuzione che sotto la svastica vide l’uccisione di 1.923 preti diocesani, 63 chierici, 580 religiosi e 289 religiose, quattrocento furono i preti e i religiosi uccisi in Italia tra il 1943 e il 1945 sia dai nazifascisti che dai partigiani comunisti, niente rispetto ai 13 vescovi e 4.184 tra sacerdoti e seminaristi e 2.365 religiosi e 283 religiose passati per le armi socialiste, comuniste e anarchiche nella guerra civile spagnola tra il 1936 e il 1939.

Avvicinandoci ai tempi nostri la follia della cancellazione della Chiesa e della religione è diventata legge in molti ordinamenti. Nella vicina Albania la Costituzione del 1976 recitava: “Lo Stato non riconosce alcuna religione e appoggia e svolge la propaganda ateista al fine di radicare negli uomini la concezione materialistico-scientifica del mondo”. Risultato, l’uccisione di 5 vescovi, 83 sacerdoti e seminaristi, 30 religiosi e 8 religiose. In Polonia l’elezione di Giovanni Paolo II a Papa terrorizzò il regime, che acuì la persecuzione contro i cattolici, fino al martirio di padre Popieluzko. D’altronde in tutta l’Europa dell’Est che comprendeva anche Romania, Bulgaria, Jugoslavia, Cecoslovacchia e Ungheria furoni aboliti gli ordini religiosi e confiscati i beni della Chiesa. Nella Russia sovietica furono perseguitate brutalmente sia la Chiesa ortodossa che la Chiesa cattolica: nel 1917 erano operanti 55.000 parrocchie con 115mila sacerdoti, nel 1939 la repressione staliniana aveva lasciato in piedi neanche cento parrocchie con cinquecento sacerdoti. In Cina la persecuzione dei cattolici comincia nel 1949 e arriva fino ai giorni nostri, con trentamila morti e innumerevoli cardinali, sacerdoti, religiosi e religiose perseguitati e costretti alla clandestinità, chiese abbattute (35 nel solo 2014), continui imprigionamenti. Stesse persecuzioni in Vietnam, ma almeno oggi qualcuno sopravvive: sono gli ottocentomila “montagnards” superstiti su una popolazione che negli Anni Settanta prima della persecuzione contava più di due milioni e mezzo di persone. I cristiani che dalla guerra del Vietnam fuggirono per rifugiarsi in Cambogia videro spuntare Pol Pot che tra il 1975 e il 1979 fece uccidere tutti i vescovi, i preti e i religiosi e le religiose cambogiane insieme ai loro sessantunomila fedeli, oltre a provvedere ad abbattere tutte le chiese.

Nei paesi islamici la persecuzioni dei cristiani è istituzionalizzata e attiva ancora oggi. In Algeria si chiudono i luoghi di culto cattolici, in Egitto per aprire una chiesa serve un permesso speciale del presidente della Repubblica, in Libia è proibita l’evangelizzazione, in Nigeria le stragi contro i cattolici hanno fatto registrare negli ultimi anni migliaia di morti, in Somalia è stato ucciso il vescovo di Mogadiscio nel 1989 e nel 2008 è stata rasa al suolo la cattedrale, in Afghanistan la conversione al cattolicesimo è punibile con la morte, in Arabia Saudita è espressamente vietata ogni professione religiosa che non sia quella islamica e anche il possesso di una Bibbia è considerato un crimine, in Indonesia la repressione della minoranza cristiana di Timor Est ha provocato duecentomila morti dal 1975 al 1999, in Iran i cattolici sono imprigionati senza processo, in Iraq nelle zone dominate dall’Isis i cristiani sono crocifissi e uccisi anche se bambini mentre nelle altre zone sono stati registrati 65 attentati stragisti davanti a chiese cristiane, alle Maldive è vietata la professione di qualsiasi altra fede che non sia quella islamica, in Pakistan la semplice professione di fede cristiana è punibile con la morte (il caso Asia Bibi è esattamente dentro questo filone giurisprudenziale) e le persecuzioni contro i cattolici hanno provocato migliaia di incarcerazioni e uccisioni con stragi davanti alle chiese.

Ci sono poi le storie particolari. C’è il caso della Corea del Nord dove settantamila cristiani sono imprigionati a vita nei campi di lavoro forzato. C’è la vicenda dell’oppressione dei cattolici in Irlanda del Nord da parte del regime inglese, con la repressione violenta delle manifestazioni di protesta con i civili uccisi a fucilate, o i detenuti cattolici umiliati che protestarono con uno sciopero della fame a oltranza che ne uccise dieci nel 1981. O i cattolici uccisi in Italia da terrorismo rosso e mafia, dal vicepresidente dell’Azione cattolica Vittorio Bachelet a esponenti politici come Aldo Moro e Piersanti Mattarella, fino a don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana. Ogni latitudine ha la sua guerra, ma nessuno ha pagato prezzo in termini di sangue come i cristiani.

Eppure, nonostante questa infinita scia di sangue, ancora c’è chi pensa che il male di un Paese sia la Chiesa, che questa dovrebbe essere estirpata per consentire il “progresso” della civilità, che quel che è stato fatto in Messico è ben fatto e la religiosità dovrebbe essere solo un fatto privato. Lo spirito massonico che condusse il presidente Calles a chiudere le scuole cattoliche e i seminari, a espropriare tutti i beni della Chiesa cattolica, a sciogliere gli ordini religiosi, a vietare per legge anche solo le espressioni “se Dio vuole” o “a Dio piacendo”, a sottomettere i sacerdoti all’autorità civile, a imporre agli impiegati pubblici cattolici la scelta tra la propria fede e il posto di lavoro, secondo molti anche nell’Italia contemporanea sarebbe uno spirito illuminato e sottoscriverebbero volentieri una legislazione similare, mai quanto oggi, mai quanto nell’Italia di oggi. Ma inevitabilmente la conseguenza di leggi siffatte fu la promulgazione del decreto legge del 23 dicembre 1927: “Chiunque farà battezzare i propri figli, o farà matrimonio religioso, o si confesserà, sarà trattato da ribelle e fucilato”. E allora uccisero quattromila sacerdoti e ottantamila fedeli. E allora uccisero José Sanchez del Rio, soldato di neanche quindici anni che lasciò il suo cavallo al suo superiore che poteva essere soldato più utile alla battaglia e si lasciò catturare dall’esercito governativo. Che lo prese, lo imprigionò e lui fece in tempo a scrivere alla sua mamma questa lettera: “Mia cara mamma: sono stato preso prigioniero in combattimento quest’oggi. Penso al momento in cui andrò a morire; ma non è importante, mamma. Ti devi rimettere alla volontà di Dio; muoio contento perché sto morendo al fianco di Nostro Signore. Non ti preoccupare per la mia morte, che è ciò che mi mortifica. Invece, di’ ai miei altri fratelli di seguire l’esempio del più piccolo e farai la volontà del nostro Dio. Abbi forza e inviarmi la tua benedizione insieme a mio padre. Salutami tutti per l’ultima volta e ricevete il cuore di vostro figlio che vi ama entrambi e vi avrebbe voluto vedere prima di morire”.

Poi gli scuoiarono la pianta dei piedi e sulla carne viva lo fecero camminare fino al cimitero, lì lo pugnalarono e gli chiesero ancora di rinnegare la sua fede e lui rispose: “Viva Cristo Re”. Gli spararono un colpo in testa. Si chiamava José Sanchez del Rio, non aveva neanche quindici anni. Oggi è San José Sanchez del Rio, martire e soldato cristero. Delle leggi del presidente Calles, del suo nome stesso, non v’è memoria.

Nessuno può più uccidere Cristo.

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18/10/2016
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