Politica

di Lucia Scozzoli

L’affare Bernini-Andraghetti

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Paolo Bernini è stato eletto deputato tra le fila del M5S alle elezioni politiche del 2013, nella circoscrizione XI Emilia-Romagna. Per andare a Roma, Bernini si è portato appresso come assistente Lorenzo Andraghetti, che però a ottobre 2015 è stato licenziato senza tanti complimenti e a dicembre pure espulso dal M5S. Ma chi sono questi due? E perché ora ne parliamo? Semplicemente perché la loro controversia lavorativa è finita davanti al Tribunale del lavoro di Roma e soprattutto perché è emblematica di un sacco di cose che stanno capitando nel nostro paese.

Ma procediamo per ordine: Bernini entra a far parte del Meetup “Amici di Beppe Grillo” nel 2009 e in quello stesso anno si candida a Sindaco di San Pietro in Casale con la lista civica Beppegrillo.it, ma non viene eletto (porta comunque a casa un 4.6%). Nel dicembre 2012 si candida alle parlamentarie del M5S proponendo un’immagine di sé piuttosto netta: ambientalista, animalista, vegano e sbattezzato (pure!) e viene inserito come sesto in lista alla Camera dei Deputati nella sua circoscrizione grazie ai 116 voti ricevuti. Da lì, le elezioni del 2013 lo spingono dritto in Parlamento.

Bernini è perfettamente inserito all’interno del suo movimento e ne abbraccia soprattutto i temi collaterali che lo hanno reso famoso: si va dalla denuncia della diffusione in America dei microchip sottocutanei inseriti per controllare la popolazione alle affermazioni di falsità della versione ufficiale sull’attentato alle torri gemelle, passando per l’ipotesi che Osama Bin Laden sia ancora vivo, gli incontri segreti del gruppo Bilderberg per manipolare il mondo, la correlazione tra autismo e vaccini. Queste cose non ci sono nuove, molti membri del M5S sono assai critici verso le informazioni veicolate dagli organi di stampa più in vista dei vari stati, accusati di essere al soldo del potere e non di fare vera informazione. Non entro nel merito degli argomenti, tutti controversi e molto più complicati di quanto si potrebbe ipotizzare, ma certamente gli attivisti grillini si danno la voce l’un l’altro per promuovere grandi colpi di scena su faccende piuttosto lontane dall’Italia anche per mantenere viva la propria immagine di anticonformisti non piegati al mainstream, senza peraltro provocare conseguenze sul suolo italico.

Ma la specialità di Bernini non è andare al traino dei cosiddetti complottisti sui temi internazionali, bensì sa dare il meglio di sé nelle vicende di casa nostra: se l’è presa con le ricerche sui macachi nello stabulario di Modena, diffondendo in rete un video smentito in pochi giorni da Pro-Test Italia (un’associazione nata nel 2012 come risposta all’intrusione di alcuni animalisti nell’allevamento di Green Hill a Brescia), perché contenente informazioni manipolate ad arte per creare il caso maltrattamenti; in occasione di un tragico incidente avvenuto durante le prove del Palio di Siena del 2 luglio 2015, ha depositato una interrogazione parlamentare sulla morte della cavalla Periclea e dichiarato di aver incaricato il suo ufficio legale di valutare gli estremi di una denuncia per maltrattamento ed uccisione animale: l’iniziativa ha provocato una forte reazione da parte del M5S di Siena che si è dissociato dalle sue iniziative “decisamente affrettate e a dir poco approssimative sul nostro Palio.”

Insomma, la sua anima animalista è quella che più lo spinge ad azioni eclatanti e, diciamolo pure insieme ai suoi colleghi del M5S, un po’ fuori luogo.

In questo solco di originalità, si inserisce la sua vertenza lavorativa col collaboratore Andraghetti: infatti egli stesso ha affermato che «All’epoca il buon Bernini mi disse, a voce, che mi licenziava da assistente parlamentare perché non ero vegano come lui, ed aveva bisogno di collaboratori che perorassero la sua causa animalista (come se ciò mi impedisse di occuparmi di temi animalisti) nonostante appartenesse alla commissione Difesa. Al mio posto infatti vennero assunti due collaboratori provenienti da associazioni animaliste».

Andraghetti è convinto che fosse solo una scusa: «Non credo che questi fossero i veri motivi — racconta l’ex attivista— Credo che Bernini abbia ricevuto qualche diktat dall’alto. Iniziavo ad essere troppo scomodo e discordavo con la linea autoritaria del M5S».

Lorenzo Andraghetti era scomodo perché aveva partecipato ad un convegno di ex grillini di Alternativa Libera, un gruppo di persone che dal movimento è uscita volontariamente o si è fatta espellere nel momento in cui ha cominciato a manifestare insofferenza per la linea autoritaria e liberticida dei leader Grillo e Casaleggio. Andraghetti è animalista solo su commissione, per il resto si interessa di temi assai più scomodi: economia, finanzia, investimenti, soffocante Unione Europea. Senza mezzi termini, se la prende con Di Maio e il suo cerchio magico, accusandoli di aver venduto il movimento ai poteri forti.

Quando Grillo si è rimesso a capo del movimento, Andraghetti ha scritto un post chiarissimo su facebook: “L’entusiasmo dei finti dissidenti o dei talebani dichiarati si è manifestato nelle reti sociali al grido di “viva il ritorno di Grillo come capo assoluto del M5S”!

Non c’è contraddizione più forte per un grillino che predicava l’assenza di leader, che gioire per questa notizia. Con questa mossa Grillo ha mostrato ancora una volta quanto il suo popolo sia sempre più suddito e sempre meno critico e libero di pensiero. E pensare che nel 2007 si criticava l’assenza di critica interna nei partiti e la loro mancanza di democrazia. In 9 anni il M5S si è trasformato in qualcosa di peggiore di coloro che si criticava.

Chi è entrato nel 5 stelle alla ricerca della “iper-democrazia” e pur trovandosi dopo anni nell’autoritarismo, non ha battuto ciglio, vuol dire che non era mosso da alcuna passione politica, ma soltanto dal colmare il vuoto che aveva in sé. Chi invece davanti a tale deriva autoritaria ha fatto resistenza, ha lottato, se n’è andato o è stato espulso, era una persona onesta e con sani principi democratici.”

Andraghetti insomma è il tipico grillino convinto della prima ora che ha fiutato la distorsione degli ideali di fondo e non è stato zitto. In più, nella sua diatriba con Bernini c’è il paradosso della prepotenza di quest’ultimo, che ancora non ha nemmeno pagato l’ultimo stipendio e il tfr di Andraghetti.

Inoltre mi resta da capire come “tu non sei vegano” possa essere ritenuta una valida motivazione per un licenziamento, soprattutto considerando che lavoravano alla commissione difesa, dove sicuramente i gusti a tavola non sono a tema. Ma essere vegani non significa semplicemente seguire una dieta ferrea, significa soprattutto avere una visione del mondo e dell’umanità estremamente particolare: gli uomini sono parassiti della terra, la quale va difesa anche a costo dello sterminio dei suoi abitanti. Ogni essere vivente è più degno di vita degli uomini. Questa ideologia alla fin fine ribalta di netto il concetto di bene: diventa buono colui che aggredisce l’umanità, impone con ogni mezzo lecito e illecito la difesa degli animali e delle piante, mentre cattivi sono tutti gli altri. Quindi i vegani e gli animalisti in genere si sentono estremamente virtuosi quando danneggiano allevamenti, insultano persone, gridano e strepitano all’indirizzo di altri in nome dei loro ideali. Nel mondo di un vegano l’uomo non è al centro, non è da difendere, non è da educare, tuttalpiù è da indottrinare. Mi domando seriamente come si concili il mestiere del politico, che dovrebbe occuparsi del bene comune (inteso della società civile umana) con l’ideologia vegana che inneggia alla morte di tutti i mangiatori di carne. In questo senso trovo una coerenza cristallina in Bernini, che oltre ad essere vegano è pure sbattezzato: niente è più lontano dal cristianesimo del veganesimo, proprio nei fondamentali.

L’idea di democrazia direttissima da parte dei cittadini a guida delle istituzioni, che è (anzi, bisognerebbe dire era) il leit motive del M5S, non si concilia per niente con questi soggetti autoritaristi. Ormai siamo pieni di ideologie prese a pretesto per zittire il pluralismo di opinione: siamo impestati non solo da vegani e animalisti d’assalto, ma pure genderisti, omosessualisti, femministe e chi più ne ha più ne metta, tutti travestiti da difensori dei deboli e delle minoranze e invece aggressivi e liberticidi, e soprattutto strumento di vera e propria censura delle opinioni altrui. Queste ideologie sono la manna dal cielo per i poteri forti finanziari che vogliono manipolare i popoli per farne degli schiavi che producono, acquistano e poi si levano di mezzo da soli quando non servono più.

Insomma, Andraghetti e Bernini incarnano un’utopia e la sua degenerazione, un sogno che si trasforma in un incubo, emblema di un popolo che voleva il telecomando in mano per guardare qualcosa di edificante e poi si sintonizza sull’isola dei famosi vip.

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