Storie

di Emiliano Fumaneri

A margine dell’autogol di Lorenzetto di volponi, leoni e….

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Stefano Lorenzetto, direttore editoriale della “Verità”, ha rilasciato nel fine settimana una interessante intervista al portale “La Fede Quotidiana”.

Interessante perché rivelatrice. In essa traspare chiaramente quel che Lorenzetto stesso pensa della morale.

Interpellato da Bruno Volpe a proposito del libro-intervista scritto assieme a Massimo Gandolfini (“L’Italia del Family Day”), Lorenzetto ripete più volte che l’etica è divisiva.

In società non si porta bene, perciò meglio tacerla.

Ciò spiega, ci dice lo scrittore, perché papa Francesco non insista molto sui principi non negoziabili. Il papa argentino tace sull’etica perché semplicemente non gli conviene parlarne in pubblico (“Bergoglio”, scopriamo dal giornalista nato a Verona, “non è sicuramente immune dalla ricerca del consenso e molte volte fa il piacione, però pensa da amministratore delegato della Chiesa con le sue strategie”).

Tutto chiaro: con la sua furbizia argentina il pontefice “ritiene che insistendo sui valori non negoziabili, che spaccano, non avvicina i lontani ben sapendo che i fedeli, dal canto loro, non andranno via”. In sintesi, Bergoglio “ritiene di scegliere strategie che mirano ad avvicinare alla Chiesa chi non crede”.

In realtà Francesco ha ribadito di non voler insistere in maniera settoriale e disorganica solo su certi temi morali, cosa ben differente dall’opportunismo che gli accredita Lorenzetto. Come se l’insegnamento della Chiesa – per dirne uno – si limitasse all’antiabortismo, dimenticando che l’aborto legale è uno dei peggiori prodotti del neutralismo morale sicché non è possibile combattere l’aborto senza mettere in questione l’a-morale di stato.

Certo, anche i ragazzi della Rosa Bianca furono “divisivi” quando urlarono in faccia a Hitler la verità della loro coscienza. Lo furono al punto che i nazisti pensarono di dividergli la testa dal corpo. Un gesto carico di simbolismi: le teste mozzate come organi nocivi e pertanto espulsi dall’organismo sociale.

Come è “divisivo” chi, in un mondo dove l’aborto è legale (e anche “morale”: giustificato e legittimato), grida dai tetti che derubare un innocente della vita è un’infamia.

Apparire divisivi è il destino di tutti i profeti che trasmettono la voce e il giudizio di Dio sul potere che domina il mondo. Quando si tratta di combattere lo spirito di menzogna la parola di Dio non può non essere divisiva. La parola divina, dice san Paolo, “è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”. (Eb 4, 12)

Dopo aver ritagliato magistero e pastorale della Chiesa sulla misura del sociologismo spicciolo il condirettore della “Verità” passa all’attacco di Matteo Renzi, presentato come un “traditore del mondo cattolico, un boy scout che vuole imporre la morale americana obamiana”.

Infine la stoccata al Pdf, liquidato come uno dei tentativi velleitari (chiaro il riferimento alla lista antiabortista di Giuliano Ferrara) di fare politica con un partito ispirato “ad una sola tematica etica”. Un ingenuo utopismo, insomma, regolarmente punito dai “risultati modesti delle amministrative”. Il modello a cui si dovrebbe ispirare un partito di successo infatti è ben altro, apprendiamo da Lorenzetto: “Berlusconi che in politica è un volpone, ha sempre tenuto a distanza i temi etici che sono divisivi per eccellenza”.

Il concetto non potrebbe essere più chiaro: l’etica è divisiva e perciò risulta come una voce in perdita nel bilancio del consenso. In politica perciò la morale va lasciata da parte o messa tra parentesi.

Bene, ma a questo punto ci chiediamo sommessamente: quale differenza c’è tra l’idea di politica di Renzi e quella di Lorenzetto o di Berlusconi?

Matteo Renzi lo ha detto chiaramente: la sua azione politica si ispira ai valori della Costituzione, non a quelli del Vangelo. La morale dei comandamenti – che Cristo non ha affatto abolito – avrà forse influenza sul Renzi uomo privato, non certo sul Renzi uomo politico. Anche per Renzi la morale “divide”, non si concilia con gli “aggiustamenti” richiesti dalla politica per sintonizzare interessi divergenti. E dunque, prudentemente, anche lui la tiene a distanza.

Ma per quale motivo allora Renzi dovrebbe apparire come un “traditore del mondo cattolico”? Solo per voler imporre una morale (quella obamiana americana) al posto di un’altra? Al posto di una morale cattolica che, ad ogni modo, sarebbe sconsigliabile applicare perché “divisiva”?

Posto che la morale cattolica non esiste più di quanto non esista una forza di gravità cattolica, la politica secondo Renzi, Lorenzetto e Berlusconi è accomunata da uno dei presupposti del liberalismo: la neutralità morale. Viceversa, per gli Antichi (e per la Chiesa) la politica è attività morale per eccellenza. È con Machiavelli che nasce l’ideale della politica come “scienza” o “tecnica” neutra, slegata dall’ordine morale. Il liberalismo proseguirà questa linea di pensiero riducendo la società a una moltitudine di atomi in perenne movimento. Il diritto, nell’ottica liberale, ha una funzione simile al codice stradale: quella di un arbitrio che cerca di ridurre al minimo i rischi di scontri e collisioni tra particelle mobili. Si tratta solo di definire le condizioni tecniche di un modus vivendi, tutto qui. E per questo la morale non serve. Ad assicurare una convivenza ordinata bastano solo la meccanica del diritto e la mano invisibile del mercato (Smith). Niente più. Kant formula alla perfezione questo ideale di neutralità morale quando scrive che la sola meccanica del diritto sarebbe sufficiente ad assicurare la pacifica coesistenza persino in una società di demoni.

Renzi in questo è figlio legittimo del suo concittadino Machiavelli: la politica non ha alcun legame con la morale, e dunque con la verità. La legge diventa espressione della volontà del più forte, cioè si riduce a un fatto. È il trionfo del non-diritto, perché c’è diritto solo quando la norma non coincide con la registrazione del semplice fatto (se proibiamo il furto diamo per scontato il fatto che alcuni rubino, altrimenti non ci sarebbe da proibire alcunché). L’ordinamento giuridico non può fare a meno della morale. In caso contrario la legge cade sotto l’arbitrio della violenza. Ecco perché, lungi dal credere che la morale sia divisiva, conviene piuttosto obbedire a quanto comanda un frammento dell’antico Eraclito: “È necessario che il popolo combatta per la legge, come per le mura della città”.

Una politica a-morale è nemica della pace. Benedetto XVI ha ribadito che questa si iscrive in una dimensione universale, la legge morale propria della natura umana. San Tommaso d’Aquino ricorda infatti che la pace non si identifica con la semplice concordia, vale a dire col semplice accordo delle volontà. Vi può essere infatti una “concordia nel male”, come quella che regna in una banda di malfattori uniti dal medesimo disegno criminale. Non si dà invece autentica pace, insiste l’Aquinate, che non richieda come condizione necessaria la concordia in un bene indisponibile al potere. Senza verità la politica si riduce a una tecnica dei rapporti di forza.

Renzi come legittimo erede di Machiavelli dunque. Ma Lorenzetto tradisce forse una ispirazione diversa nel suo elogio al “volpone” Berlusconi? Anche qui siamo nel regno di Machiavelli, il quale consigliava al suo Principe di conformare la propria condotta politica a quella delle volpi e dei leoni: l’inganno e la forza.

Il giornalista veronese, nella foga di rilasciare patenti di legittimità, sembra non rendersi conto che una politica senza morale è una politica senza verità, un’attività ridotta a un cumulo di nobili menzogne buone solo per accattivarsi il consenso. La politica così viene a coincidere col nudo potere.

Per Renzi conta solo conquistare e amministrare il potere con la potenza (politica, economica o mediatica). Ma per Berlusconi vale diversamente? Sotto questo punto di vista i due appaiono intercambiabili. Per usare le parole di Francesco: “dominare spazi” è la preoccupazione primaria di una politica di potenza, certo non quella “iniziare processi”. Da qui la sottile irrisione riservata a chi cerca di costruire un progetto politico dal basso.

Cosa differenzia questa visione dalla Realpolitik di Pilato? Cosa fa Pilato se non rinnegare la verità che gli detta la coscienza (quell’organo del senso morale che distingue il bene dal male) e cioè l’innocenza di Cristo? Pilato sacrifica la verità al consenso. Mettere la giustizia al servizio della verità sarebbe stata operazione politicamente troppo “divisiva”. Per cui Pilato lascia che si crocifigga l’Innocenza fatta persona, l’Agnello senza macchia.

Quid est veritas? Cos’è la verità? Così lo scettico Pilato scarica l’ego sum Veritas di Cristo. Ed è anche il motto che campeggia sulla prima pagina della “Verità”. Lorenzetto nel primo numero del suo quotidiano si è dilungato a lungo, citando anche Chesterton, per rassicurarci che no, quel motto non deve suonare beffardo. Se Cristo, unica volta nel Vangelo, non risponde alla domanda di Pilato è perché non è necessario rispondere: la verità parla da sola. Anche Cristo dunque in pubblico tace. Così ci dice Lorenzetto.

No, Lorenzetto: la verità non parla perché richiede il nostro libero assenso. Ci interpella. Siamo noi a doverci fare voce della verità, perché la verità non si impone affatto da sé: la verità quaggiù sulla terra corre ad handicap rispetto alla menzogna. Il vero è uno e semplice, richiede integralità, completezza. Viceversa una mezza verità è già un falso. I modi per dire il falso e fare il male sono tortuosi e infiniti. Conoscono solo i limiti dell’umana fantasia. Dostoevskij ce l’ha insegnato.

Cristo tace perché vuole che la verità sia amata, prima che temuta. Solo così è possibile difenderla. Una verità senza passione per la verità è, per dirla con la parole di Giuliano Ferrara, una stella fissa. Una verità gelida, solitaria, indifferente a tutto, che sconfina nella crudeltà.

Per questo Machiavelli e i suoi epigoni non sono altro che la posterità spirituale di Pilato. La domanda a questo punto sorge spontanea: è a questo genere di politica machiavellica che qualcuno vuole consegnare il popolo del Family Day?

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25/10/2016
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